Il nido dell'Anatra

"I censori tendono a fare quello che soltanto gli psicotici fanno: confondere l'illusione con la realtà". (David Cronenberg)


Onestamente non so come intitolare queste due righe che mi accingo a scrivere.
Se n’è andato Ade Capone, autore televisivo, scrittore, e sceneggiatore di fumetti.

Con lui ho lavorato diversi anni, proprio per quanto riguarda i fumetti.
Erinni.
Cominciai così, con Erinni, fumetto che ancora detiene il record di vendite nelle fumetterie a distanza di venti anni.
Io e Ade ci siamo conosciuti un paio di anni prima di cominciare l’avventura alla Liberty (la sua casa editrice indipendente, della quale mi onoro di aver realizzato il logo), e ci siamo sentiti innumerevoli volte per telefono ma ci siamo incontrati di persona solo 4 volte in tutto. L’ultima proprio ad ottobre dello scorso anno a Lucca, in occasione della ristampa per le edicole di Erinni. Abbiamo parlato, io sono anni ormai che mi sono allontanato dai fumetti, ma qualcosa forse si era mosso e forse mi era anche tornata la voglia di disegnare qualcosa. Forse.
Parole buttate lì, tra una battuta e l’altra.
Poi ci siamo sentiti per mail, e, incredibile, qualcosa iniziava a prendere forma. Di nuovo. Come vent’anni fa.
Poi ieri, arriva la notizia.
Ade se n’è andato.

Un abbraccio alla famiglia e un arrivederci ad Ade.

AMOREVOLI PROPOSITI


Per quelli che mi odiano e mi vogliono vedere morto: sedete sul ciglio di un fiume e aspettate di vedere passare il mio cadavere.

…e pregate Dio che io non sia affamato

LA SCIMMIA SULLA SCHIENA (mia personale…)


Ogni tanto ricompare, ma fortunatamente, nonostante non sia economica la Scimmia, non ha niente a che fare con l’oggetto del romanzo di Willam Burroughs.

No, sto parlando di Wings of War, divenuto successivamente Wings of Glory. Trattasi di gioco tattico incentrato su scontri aerei ambientati nella Prima Guerra mondiale e nella Seconda. Personalmente subisco un certo fascino per i cavalieri dell’aria e vedere un Fokker Dr1 tutto rosso o uno Spad XIII mi suscitano qualche brividino lungo la schiena. Il gioco è meraviglioso nella sua semplicità e nella sua totale assenza di banalità. Certo non è nato da solo, ha avuto due illustri genitori secondo me: Blue Max e Richthofen’s War, ma da i due ha preso solo il meglio (diciamo più dal primo, il secondo è quasi genitore anche di Blue Max…)

Non sto a spiegare il funzionamento, non sto a fare una recensione del gioco che ormai ha diversi anni e di recensioni in rete ce ne sono a iosa, così come i tutorial su youtube. No, quello che mi premeva dire è che la Scimmia ha fatto la sua comparsa, e 24 modellini di aerei non sono più sufficienti. Per non parlare poi della voglia di giocarlo.

Non avendo un tubo da fare la sera mi sono dato alla produzione di fiamme e fumo per dare un tocco di realismo visivo durante le partite… ma mi mancano i tallonamenti, le Immelmann le Split S, gli angoli ciechi dei caccia con mitragliere di coda, i drachen, gli stalli… Stasera ho dovuto “bucare” l’appuntamento per lo scontro sui cieli della provenza, ma ci riuscirò prima o poi a riportare in aria Eddie Rickenbacker, Francesco Baracca, Manfred Von Richtofen, Silvio Scaroni, Ernst Udet o René Fonck…

 Immagine

Immagine Copyright Boardgamegeek.com

DOCTOR WHO feat. IRON MAN 3 SOUNDTRACK


…meglio dell’originale

AFTEREARTH


Ma non voglio nemmeno sprecare troppe parole.

Film diretto da M. Night Shamaqualcosa, che da come prendo per il culo il cognome si dovrebbe intuire la stima che ho per questo regista e storia di Will Smith. Ora Smith non mi sembra una cima come autore di soggetti, e questo film ne è la prova. Ma d’altra parte nemmeno Shamaqualcosa è un grande regista… quindi.

Dovrebbe essere un “film di formazione”, nel quale un ragazzo diventa uomo attraverso il superamento di prove difficili. Dire che la cosa è trattata come la potrebbe trattare un analfabeta cinematografico è poco. I personaggi sono antipatici, tagliati con l’accetta, ma che dico, con un bazooka, tanto sono stereotipati e piatti. Trama telefonatissima (e io che mi lamentavo di Avatar… capolavoro a confronto) ed effetti digitali appena passabili. Film noioso, perché porca miseria è noioso da morire, ed inconcludente.

Da morire dal ridere la cosa della “spettralità” dei Rangers. Praticamente annichilendo la propria paura riescono a sconfiggere il ragnaccio gigante mandato a far fuori gli umani da non si sa chi.

Il bimbetto si caca addosso per tutto il film e alla fine, ta daaan! Sconfigge la paura. ON/OFF  come un interruttore. Così… alla cazzo di cane.

Giudizio critico: film di merda con doppio carpiato.

Non metto nemmeno la locandina che non ci ho viglia di perdere tempo….

SUL PERCHÈ NON MI PIACE WARHAMMER


Sarò superficiale, ma non me ne frega un cazzo, Warhammer Fantasy o 40K per me non fa alcuna differenza. Trattasi più o meno della solita “merda”. Virgoletto “merda” per non offendere la sensibilità degli assidui giocatori.

Oh non avendo intenzione alcuna di portare il Verbo in giro, ciò che esprimerò è quanto di più soggettivo e legato al mio gusto personale ci possa essere. Questo dovrebbe tagliare la testa al toro: della serie è inutile ribattere se si mette in campo il “de gustibus”, ergo non rompetemi i coglioni. Davanti ad ogni frase è implicito il  per me o l’ orrido acronimo IMHO se si preferisce.

Partiamo dal background, ossia da quella roba posticcia che dovrebbe dare l’impressione di qualcosa e dovrebbe far calare il giocatore nell’ambientazione. Il bersaglio è centrato? Con me no di certo.

Warhammer (da ora in avanti WH) è un ricettacolo di idee altrui mescolate assieme senza logica alcuna. Ora qualcuno mi spiega cosa cazzo c’entrano gli elfi i goblin, gli orchi i demoni con Marines Spaziali (chi ha detto Fanteria Spaziale Mobile?) e Aracnidi usciti pari pari da “Fanteria dello Spazio” di Heinlein con l’aspetto di xenomorfi biomeccanoidi gigeriani, eserciti manganoidi e prussiani della prima guerra mondiale in versione steampunk?

Un cazzo appunto.

Ma c’è a chi piace il pastone. Heroscape ha fatto del pastone (leggasi anacronismo) la sua ragion d’essere e l’ha fatto parecchio bene pur essendo un giochino semplice e tutto sommato cazzaro.

WH40K NON è fantascienza. Non lo è per due semplici motivi, il primo è di natura ludica, nel senso che essendo sostanzialmente un gioco di scontri tattici tra eserciti, l’elemento fantascientifico è confinato a puro “colore”. Avere un raggio al plasma o un trabucco che lancia calcinacci è sostanzialmente la stessa cosa  ai fini del gioco. E non è fantascienza per il semplice motivo che riempiendo il background di demoni, di poteri arcani, cavalieri con spade (ok sono energizzizzate ma chissenefrega sono spade) e quant’altro lo rende un fantasy, oscuro quanto ci pare, ma un fantasy con elementi di contorno fantascientifici. Un po’ come Star Wars insomma che è né più né meno IL SIGNORE DEGLI ANELLI (parlo della prima trilogia, l’altra è una ciofeca).

Aspetto ludico e regolistico.

WH è un gioco vecchio. Puzza di stantio. Ha un’impostazione del turno antidiluviana, è il Risiko dei giochi tattici.

Il turno IGOYOUGO non è realistico, costringe a tattiche impastoiate. Poco ci voleva ad impostare un turno ad attivazione alternata con possibilità di reazione in media res da parte dell’avversario. Il vetusto Squad Leader (il padre di ASL) permetteva l’interruzione dell’azione avversaria se il nemico entrava nel raggio visivo con possibilità di sparare… con due dadi non con un secchio come in WH.

WH è un kriegspiel nato vecchio e persevera nella vecchiezza.

Ultimo appunto, e qui non lo so, ma azzarderei anche una considerazione oggettiva, la politica di mercato della GW è alquanto vergognosa e terribilmente cretina.

Sono riusciti a trasformare de facto un gioco di miniature in un gioco collezionabile simil magic. Ma Magic lo ha scritto – onestamente – sulle bustine che è collezionabile (CCG), ma WH? Alla GW le menti eccelse fanno uscire un codex (un manuale per cui ¾  sono totalmente inutili) ogni tot anni aggiornando la lista dell’esercito sgravandolo leggermente rispetto alla precedente lista e a tutti gli altri eserciti. Poi ne esce un altro con la stessa cristallina caratteristica.

Ora, facendo così si crea un gioco che alla base DOVREBBE essere bilanciato e che in realtà non lo è e non lo sarà mai. Caro Gino GW – mi rivolgo al padrone – aggiornare le liste va bene, anzi è quasi auspicabile, ma i codex vanno aggiornati TUTTI ASSIEME e vanno fatti uscire tutti assieme. Capisco che playtestare sia una specie di optional… ma checcazzo.

Sì poi ci saranno quelli che mi affliggeranno con le leggi di mercato e bla bla bla… ma gli vado nel culo. Se sono un acquirente penso solo al MIO di mercato e non alle loro leggi.

Motivo per cui l’abbandono, senza alcuna sofferenza ammettiamolo, è stato del tutto naturale. Poi oh, c’è talmente tanta roba in giro e cento volte meglio… Ho ancora un’ esercito da vendere, qualcuno lo vuole?

La domanda è retorica. 

Games-Workshop-Logo

FIST OF JESUS


No, ma parliamone eh. 

Era dai tempi di BRAIN DEAD di Peter Jackson che non mi divertivo così

 

E non vedo l’ora che esca ONCE UPON A TIME IN JERUSALEM

LA CASA DEL DIAVOLO


Lo dico subito così mi tolgo dall’impiccio: questo film è un capolavoro.

Trattasi di un sequel, e per la precisione è il sequel de La Casa dei 1000 Corpi, exploit alla regia di Rob Zombie. Il primo film è gradevole, ma un po’ sfilacciato, soprattutto nel finale. Non è brutto sia chiaro, è anni luce avanti rispetto al remake di Non Aprite Quella Porta, che essendo due film che parlano della stessa cosa sono paragonabili senza remora alcuna. Nel primo film Zombie, mette il piede a tavoletta e va avanti così per l’intero film, ed è bravo a mantenere tutto entro i binari del vedibile e del filmabile (parlo di stile registico non di contenuti delle scene). Ma qualcosa non convince, ed è il finale, totalmente sopra le righe che risulta forse un po’ posticcio e discrepante rispetto a tutto il resto. Di per sé è forte, le immagini sono disturbanti ma come lo possono essere i cenobiti Barkeriani, ti affascinano e repellono insieme, ma rispetto al resto del film c’entra poco.

Il secondo invece, La Casa Del Diavolo è un film solido, quadrato, misurato ed elegante. Dico “elegante” in senso registico, le immagini, la fotografia e tutto quanto è graffiato e sporco, ma è la messa in scena ad essere elegante.

La Casa del Diavolo è un film senza sbavature, con la stessa forza visiva di film come Punto Zero o Il Mucchio Selvaggio. Ci ho rivisto un po’ di Sam Peckinpah.

Il registro narrativo è completamente differente rispetto al primo film che risultava essere lisergico e grottesco, in questo caso invece Zombie preme il pedale sul realismo e la crudeltà. Realismo e crudeltà che non sfociano mai in scene grandgugnolesce, gore, splatter o quant’altro, per il semplice gusto di mostrare. No qui di sangue ce n’è poco, non può nemmeno essere annoverato come cinema horror, questo è un noir, in parte uno slasher e un road movie, uno di quelli brutti sporchi e cattivi anni settanta.

E gente, La Casa del Diavolo, ha un finale da brivido, uno dei più bei finali della storia del cinema secondo me, sulle note di Free Bird dei Lynyrd Skynyrd, con un montaggio pazzesco e una sparatoria come solo Sam Packinpah avrebbe potuto girare così.

Massimo rispetto a Rob Zombie come regista, al momento non ne ha sbagliato uno di film, e al momento è uno di quelli che mi fa battere il cuore per il genere.

E soprattutto: affanculo il cinema da bimbiminkia.

Hail to the king baby!

(Ash, Army of Darkness)

la-casa-del-diavolo

THE VAMPIRE DIARIES


Giunti alla quarta stagione e resomi conto alla fine di cosa ho di fronte, mi sento di scrivere un paio di puttanate riguardo la serie.

Fin dall’inizio si sente puzza di Twilight, quell’obbrobrio che vuole far passare i vampiri – esseri non morti, dannati, cannibali e parassiti, va ricordato – come delle specie di elfi sbrilluccichini con la celeberrima scopa nel culo.

In The Vampire Diaries va dato almeno atto che i vampiri sono succhiasangue, con i canini, e che il sangue scorre copioso nonostante il fastidioso teen drama che fa da leit motiv all’intera serie, fastidioso per me, intendiamoci.

Il prodotto con il passare delle puntate abbandona il twilightismo cercando di abbracciare il Buffysmo.

Mi spiego, vedere The Vampire Diaries è un po’ come rivedere Buffy the Vampire Slayer intrisa di seriosità e beverlilsaggine (la fiera dei neologismi mi rendo conto).

Ma svacca clamorosamente, la seriosità della serie non è serietà, ed è ciò che la differenzia principalmente da Buffy (per chi scrive capolavoro assoluto in ambito seriale).

Adesso, parliamoci chiaro, ho già avuto modo di scriverlo ma, Buffy è una serie allegorica, che affronta tematiche serie, ma parecchio serie, e lo fa con il tono da commedia, piazzando ogni tanto la zampata, che ti prende le budella e te le attorciglia un pochino. In The Vampire Diaries manca proprio la zampata, e il tutto naviga tra le immagini, i primi piani i sospiri e la narrazione patinata. Tutto e laccato e tutto non si schioda da lì. I colpi di scena che in Buffy sono geniali ed esplosivi come cazzotti nello stomaco, in The Vampire Diaries sono perlopiù ovattati dalla propria narrazione, che non osa osare (Gesù, questa sa di cioccolatino rancido).

Una soap opera con non morti, che grazie ad un escamotage di ‘sta cippa se ne vanno in giro anche di giorno.

Le ragazzine ci perdono la testa per i due bei fratelli tenebrosi che sembrano la copia carbone di Spike ed Angel, con tanto di ritorno alla malvagità di uno dei due. C’è la strega che diventa il personaggio più potente della serie ma che rischia di venire consumata dai propri poteri (Willow?), c’è l’unico umano che non fa una segaccia nulla a parte essere stucchevolmente buono e “spazzino” alla Mr Wolf de noantri ed è solo una pallida copia di Xander Harris alias l’uomo-che-vede, l’unica persona nel gruppo di Buffy senza potere alcuno, ma in grado da fare da legante all’intero gruppo, nonché spalla comica.

E poi c’è Silas il super cattivo della quarta stagione, anche in questo caso una sorta di Il Primo ma senza averne la dialettica e il potere manipolatorio. Silas diventa chi vuole ma è fisico, Il Primo era più un’idea dotata di coscienza, senza corpo in grado di apparire sottoforma di chiunque, ma con una capacità manipolatoria terrificante.

Ecco come hanno ridotto i vampiri autori che vogliono a tutti i costi venire incontro alle emobimbEminkia (che esistono e mi riempiono la testa di gridolini fastidiosi).

Appena mi daranno un serial tv coi vampiri che hanno la faccia così:

 christopher-lee-album-10

fatemelo sapere che magari, fumandomi un sigaro, felice e rilassato bofonchierò tra me e me: “aahh ora sì”

HANNIBAL


 Hannibal è una serie disturbante.

C’è poco da fare, lo è per i contenuti, per il tema trattato, per la messa in scena, e persino lo score sonoro è inquietante.

Non è una serie priva di difetti, questo va detto, ma è decisamente sfacciata nel mostrare l’orrore.

Il personaggio principale è ovviamente Hannibal Lecter, qui con il volto dell’attore danese Mads Mikkelsen (Valhalla Rising, 007 Casinò Royale, tra le altre cose), ma ritroviamo molti dei personaggi già visti al cinema o nei romanzi di Harris, come il co-protagonista Will Graham, Jack Crawford (Lawrence Fishburne) o il Dottor Chilton.

A onor del vero uno dei difetti, ovviamente per me, sta in come è trattato Graham e il suo “problema” di eccesso di empatia. Non cito Red Dragon perché secondo me è un film mediocre, ripenso invece a Manhunter di Michael Mann (che è lo stesso film ma fatto meglio 16 anni prima), che è tratto dal romanzo di Harris “Red Dragon” e tra le altre cose è il primo film in cui compare Hannibal Lecter (Brian Cox in questo caso) in un ruolo del tutto marginale.

Il Graham della serie è in grado di pensare come il serial killer, ci si immedesima a tal punto da divenire egli stesso il killer, nella sua mente. Bene la stessa cosa viene raccontata nel film di Mann in cui Graham (qui William Petersen) si immedesima con l’assassino e vede le cose che ha visto lui.

La differenza qual è? Nella serie questa capacità empatica è rappresentata come una sorta di superpotere, con tanto di interruttore on/off e un apertura grafica per rappresentare l’immedesimazione. Funziona? Certo che funziona, ma funziona troppo, si ha la sensazione della routine, e della sovresposizione della caratteristica peculiare di Graham. Forse è solo una mia sega mentale, però mi da’ leggermente fastidio, quasi quanto il dottor Lecter mentre prepara il cuore lardellato con pancetta arrotolata e rosmarino.

Naaaa ma chi voglio prendere in giro, quando Lecter fa il gourmet mi fa venir fame. Assicuro tutti che non ho istinti cannibalici, credo sia mancanza totale di sospensione di incredulità, e quello che vedo in video è ciccia “normale” e non quinto quarto di cristiano.

Sorvolando su questo fatto del tutto marginale e personalissimo, la serie intriga, ha una struttura orizzontale anche se come tutti i prequel si sa già dove andrà a parare. In questi casi la bravura sta nel saper raccontare l’evento atteso e gli eventi che porteranno al risultato già conosciuto. Alla fine nessuno guarda Colombo per scoprire chi è l’assassino, ma come lo sgualcito tenente riesce a fotterlo.

PS dimenticavo la serie è ideata da Bryan Fuller, il quale si è già visto cancellare alcune serie alla seconda stagione (tipo Pushing Daisies, Dead Like me e Wonderfalls dopo la prima

stagione). Incrociamo le dita va.

 

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