Il nido dell'Anatra

"I censori tendono a fare quello che soltanto gli psicotici fanno: confondere l'illusione con la realtà". (David Cronenberg)

Archivi per il mese di “aprile, 2008”

PAROLE D’AMORE…


 
"I Wanna  Fuck You Like An Animal"
 
(CLOSER – Trent Reznor, Nine Inch Nails)  
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PIATTO, PELO DI BUE, N° 6


 

Quasi quasi lo faccio davvero. Un bel pennellaccio piatto in pelo di bue numero sei. Inizio a far camminare qualche vignetta sul Fabriano 4 liscio… o magari quello ruvido che si sgrana bene la china quando il pennello inizia a seccarsi. O meglio ancora, della carta di riso o di cotone con grana ancora più grossa. Voglio distruggere le linee nel momento in cui le disegno. Tanto che mi frega? È gratis.

Vorrei una cosa grezza e delicata. Una quintalata di rabbia e l’abbraccio più lungo del mondo. E le vorrei entrambe nel medesimo foglio, nella medesima vignetta, nella stessa linea. Vorrei queste cose all’interno dei balloon tra le parole del lettering.

Non voglio grigi, né reali né percepiti. Non mi frega nemmeno del “bel-disegno”. Che vuol dire “bel-disegno”? “Ohhhh acciderboliiiina! Guarda Mario, sembra vero!”… no per carità il “sembra vero” lo lascio a chi ha bisogno di cartoline. Sono stufo dei disegnini bellini e accomodanti. Ho solo bisogno di qualcosa che accompagni graficamente dei pensieri. Mi interessa suggerire, suggerire l’emozione.

Avevo un cliente, un signore anziano Fiorentino, che viveva nel mio paese. Era un accanito lettore di Tex, comperava qualsiasi edizione del Ranger che uscisse in edicola. Un anziano signore canuto, con baffi e pizzo, perennemente abbigliato come se fosse appena tornato dalle Hawaii. Mi ricordo la sua espressione quando gli dicevo che gli ultimi numeri di Tex erano arrivati. Ricordo gli occhi illuminati di gioia. Gioia vera, quella che solo i bambini possono avere. Ricordo i suoi occhiali neri che portava dopo l’operazione agli occhi, e ricordo la stessa gioia quando, nonostante facesse fatica a leggere, continuava a emozionarsi per la nuova uscita di Tex. Questo signore adesso è morto. Io non ho perso un cliente, ho perso la gioia personificata. Mi manca il suo “Salve! È arrivato qualcosa per me?”. E mi dispiace non avergli regalato nemmeno un disegno di Tex. Non ho idea di come si chiamasse. Ma era un vero piacere sapere che c’era qualcuno che si emozionava così per un po’ di china e alcuni balloon riempiti di parole. Se la testa me lo permette vorrei far qualcosa… qualcosa di mio, di disegnato come lo sento, come lo vivo.

Un bel pennellaccio piatto in pelo di bue numero sei, e della carta ruvida…

So che anche un’altra persona ne sarebbe contenta, che avanza ancora un ritratto da me.

Ma non glielo farò.

La sciuperei.

L’ARTE DELLA GUERRA (PING FA)


 
Il disordine deriva dal controllo; la vigliaccheria deriva dall’audacia; la debolezza deriva dalla forza.
Il controllo e il disordine esistono in virtù dell’enumerazione; l’audacia e la vigliaccheria in virtù del potere; la forza e la debolezza, in virtù della configurazione tattica.
 
(Sun Tzu, "PING FA")

I PECCATORI DI PEYTON PLACE


 

Sorridere e Annuire. Non capire e Sorvolare. Ungersi, Incerarsi, Assordarsi e… beh c’è pure qualcos’altro, ma perché porgere il fianco?

La disponibilità è una bella cosa, la messa in culo (che non è un rito religioso ufficiato nel retto) è un po’ meno bella.

Diventa poi meno bella se associata al “Sorridere e Annuire”. Una messa in culo con Sorridere e Annuire annesso eleva all’ennesima potenza la sodomizzazione.

E allora?

Allora si adatta la tattica, Sun Tzu è sempre molto preciso su certe cose. Sapere cosa l’altro ha in testa e vedere cosa esterna è un buon vantaggio da sfruttare a proprio favore. La furbizia di rado va a braccetto con l’intelligenza, e l’intelligenza di rado è “buona e compassionevole”.

Alcune persone sono soggette a licantropia prematura in caso di paraculismo di terzi, altre (come il sottoscritto) si adattano. Il caro vecchio proverbio Klingon, associato al nemico morto che passa sul fiume, sono sempre un buon metodo per l’attrito passivo.

Non sarò Zorro, ma non è poi così difficile portare una maschera.

sun tzu

 

COMMANDS & COLORS: ANCIENT


Va bene, lo prometto questo è l’ultimo gioco con “sistema Borg” del quale scrivo. Sì lo so, sono tre su quattro i balocchi di cui ho parlato con suddetto sistema, ma COMMAND & COLORS: ANCIENT è decisamente il più raffinato.

Partiamo dal presupposto di avere per le mani un “wargame” (lo virgoletto perché nonostante il gioco s’incentri su battaglie è pur sempre più boardgame che wargame in senso stretto) molto molto leggero. In cui la semplicità del regolamento è indice di massima sintesi ma non di banalizzazione di tattiche.

C&C:A  come dice il nome stesso focalizza l’attenzione sulle battaglie antiche, Romani, Cartaginesi, Macedoni, Persiani, Galli… avremo la possibilità di ricreare il famoso De Bello Gallico,  le guerre puniche, le battaglie di Alessandro III, le  guerre civili romane e altro ancora. Tutto questo con un regolamento semplice, agile e con diverse caratteristiche rispetto ai suoi “cloni”, mi riferisco a Memoir ’44 (per la seconda guerra mondiale) e Battlelore (per le battaglie medievali e fantasy).

In C&C troviamo i Leader come pedine in grado di articolare tattiche (movimenti d’ala e di contingente, e maggiore efficacia negli scontri corpo a corpo), c’è la non trascurabile possibilità di compiere una ritirata ordinata contro determinati tipi di unità (se più pesanti generalmente) o di contrattaccare dopo aver subito il primo attacco in corpo a corpo. Queste e altre piccole finezze che non sono presenti o lo sono in modo del tutto marginale e aleatorio negli altri giochi che utilizzano il medesimo sistema, fanno di C&C un’ottima sintesi del warfare del periodo antico.

L’utilizzo di carte per dare ordini alle proprie unità e dei dadi per risolvere gli scontri, potrebbero erroneamente far pensare ad una massiccia incidenza del fattore fortuna. Fortunatamente così non è. Le carte simulano e sintetizzano bene la confusione di comando in determinate situazioni, mentre il dado da la misura dell’efficacia di determinate unità rispetto ad altre in determinati tipi di terreno o in specifiche azioni.

Purtroppo questa estrema sintesi tende a livellare alcune unità ad altre mentre nella realtà così non era, parlo dell’efficacia degli opliti contro la cavalleria ad esempio. Ma è un compromesso che ci può stare. D’altra parte C&C non è una simulazione storica, ma semplicemente un ottimo esempio di semplificazione massima di sistemi di guerra estremamente complessi.

E poi adoro le pedine in legno.

Oh dimenticavo una battaglia dura in media 75 minuti, che diventano 120-140  se si gioca in 4 vs 4 con due mappe e i comandanti d’ala.

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AHI AHI AHI Signora Longari….


 
Qualcuno s’è accorto che il pezzo di Zucchero Fornaciari "AMEN" ha lo stesso ritornello del vecchio brano di Maxine Nightingale "RIGHT BACK WHERE WE STARTED FROM"?
No? Nessuno? Beh allora ve lo dico io…
Fantasia eh… Bravo Zucchero bravo… Fava lessa.
 
 

SOGNI


 
Qualche piccolo sogno nel cassetto ce l’ho ancora… e la cosa non mi dispiace affatto alla mia età. Uno di questi è quello di scrivere o disegnare o entrambe le cose una graphic novel dedicata a The Shadow, forse l’unico personaggio dopo Batman a suscitarmi una certa inquietudine se visto in un ottica "realistica". The Shadow ha tutte le carte per diventare un vero e proprio antieroe coi controcoglioni. Ha il capplellaccio nero, ha una specie di trench a mantella (che non so come si chiama ma se lo chiedo a mia sorella sicuramente lo sa) ha un bavero rosso che lo nasconde come un bandito da  Far West, un pronunciatissimo naso aquilino e due pistole automatiche che usa contemporaneamente da prima che John Woo ne facesse il suo marchio di fabbrica. E mi riprometto di scriverci due righe anche sull’Ombra.
 
"L’ombra sa!"
 
The_Shadow-45
 

Miao


MIAO.
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A COLEI CHE ARRIVA QUI TRAMITE GOOGLE


 

Che diciamocelo detta così è anche un po’ troppo “troppa” la cosa… è come la “faccia facciosa” di Charlie Brown (uno dei miei idoli, più di Snoopy e di Linus. Charlie Brown è fatto di granito puro altro che Margaret Tatcher… non so esattamente cosa ho detto ma credo renda l’idea).

Dicevo che queste due righe sono per una persona con la quale parlo (e apro un’altra parentesi perché il verbo coniugato al presente in prima persona singolare “parlo”, dal punto di vista di lei – la persona di cui sopra, ma credo in senso lato, di chiunque mi conosca  – deve sembrare decisamente bizzarro, ma dal momento che tutto è relativo, per quanto mi riguarda il mio lato “ciarliero”… anzi”Charliero” si fa spiccato). Parlo di musica, di libri, Gesù parliamo anche di Shakespeare, di Rosencrantz e Gilderstern, di gatti (che odio) e cazzi vari. Beh può non sembrare tanto a qualcuno (che prima o poi si dovrà manifestare questo benedetto qualcuno), ma se il tutto viene posto in ambiente particolarmente avulso a tali temi (non vorrei sembrare Alberoni eh, se sembro Alberoni tiratemi una pedata sui preziosissimi gioielli fin troppo cellofanati) lo straniamento dal filtro del braccetto della macchina di so-io-cosa, dalle blatte che fluidificano la spremiagrumi,  e dalla vecchina che ha paura di rimanere a piedi nel piazzare quando il pullman riparte, beh tutto questo ha quasi lo stesso effetto che ha per Messner un monte innevato e l’aria cristallina.

Ho ascoltato il CD, amando poco la musica italiana, sono sempre titubante ad ascoltarla… ma avendo nel background il Banco del Mutuo Soccorso (diciamocelo la più grande Progressive Rock Band italiana e per molti anche del mondo… sì anche più raffinati dei Genesis e affanculo gli inglesi) mi ha dato fiducia.

Fiducia ben riposta infatti.

Lo riascolterò con più attenzione… farò fatica a fischiettarne i motivi… se te ci riesci dovrai darmene prova. Ma mi piacciono davvero.

E grazie del pensiero. Di’ a tuo marito che è un omino fortunato.

… a parte la cosa dei gatti… per la quale ha tutta la mia solidarietà.

(-:

PS a proposito se qualcuno (aridajie) si chiedesse chi accidenti sia… beh lei è Batman. Si uno dei due è matto. Io so di non esserlo, quindi il cerchio si restringe…

Beh perlomeno spero…

…di non esserlo intendo…

…di non essere matto, volevo dire…

Oh! Sarebbero anche cazzi miei eh…

SAMURAI JACK


C’è una cosa che mi piace tanto. Ma tanto eh. Beh oltre a quell’altra, capiscimiammé… è una creazione del signor Genndy Tartakowsky, una di quelle cose felicissime che nascono una volta ogni trent’anni e che deliziano principalmente gli occhi: SAMURAI JACK.

Eh ancora non avevo menzionato niente riguardo l’animazione, così mi sono detto perché non cominciare da ciò che reputo più innovativo, elegante e dannatamente divertente?

In effetti c’è anche un altro motivo. Di solito non parlo nel sonno, ma mi è capitato una volta di farlo e fortuna volle che dormendo in dolce compagnia le parole che mi vennero fuori quella notte furono proprio “Samurai Jack… Samurari Jaaaack…” sussurrando con amore e trasporto. Lei tentò di svegliarmi, mi domandò chi fosse Samurai Jack… io bofonchiai qualcosa e poi mi disse “perché non dici nomi di femmine come fanno tutti??”.

Ma andiamo con ordine.

La trama? Samurai Jack trovandosi coinvolto in uno scontro contro un demone (un Oni parrebbe) viene maledetto e trasportato in un’altra dimensione. Il suo scopo è tornare a casa e sconfiggere il demone. Chiuso, finita lì. Beh ci sono cose che non hanno certo bisogno trame originali per risultare gradevoli e nuove. Samurai Jack grazie a questo espediente è libero di dar sfogo alla fantasia, grafica, narrativa e musicale. Ogni episodio ha una costruzione stilistica impeccabile, sia dal punto di vista cromatico e proprio di sceneggiatura. I dialoghi sono ridotti all’osso e i combattimenti durano un’eternità. In realtà il più delle volte sono proprio i combattimenti a dare la cifra stilistica della serie.

Tra split screen multipli, ombre cinesi, optical art, citazioni artistiche (ce ne sono molte, molte di più di quelle cinematografiche) e un certosino lavoro di sceneggiatura sulle inquadrature, la serie esprime eleganza tecnica e stilistica. Non è un caso che molti su YOUTube si siano divertiti a montare immagini tratte da Samurai Jack con brani musicali, colonne sonore… Samurai Jack è il prodotto del nostro tempo, costruito con il ritmo di un videoclip e con una strizzata d’occhio ai samurai di Akira Kurosawa.

Il segno adottato è immediato, le figure sono ridotte quasi alle loro forme più semplici, l’animazione è fluida (i frame utilizzati sono 24 a colpo d’occhio, contro i 6 dell’animazione seriale giapponese) i colori intensi e saturi e pochi o nessuno sono i riferimenti all’animazione per l’infanzia. Non compaiono né atmosfere né cromatismi da teletubbies o Pokemon se qualcuno se lo chiedesse. La serie ha un taglio decisamente adulto.

Peccato non esistano i DVD in italia di questo piccolo gioiello.

Samurai Jaaack…. Samurai Jaaaack…….

Samurai Jack Movie Poster

 Samurai Jack Movie Poster

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