Il nido dell'Anatra

"I censori tendono a fare quello che soltanto gli psicotici fanno: confondere l'illusione con la realtà". (David Cronenberg)

Archivio per il giorno “aprile 27, 2008”

PIATTO, PELO DI BUE, N° 6


 

Quasi quasi lo faccio davvero. Un bel pennellaccio piatto in pelo di bue numero sei. Inizio a far camminare qualche vignetta sul Fabriano 4 liscio… o magari quello ruvido che si sgrana bene la china quando il pennello inizia a seccarsi. O meglio ancora, della carta di riso o di cotone con grana ancora più grossa. Voglio distruggere le linee nel momento in cui le disegno. Tanto che mi frega? È gratis.

Vorrei una cosa grezza e delicata. Una quintalata di rabbia e l’abbraccio più lungo del mondo. E le vorrei entrambe nel medesimo foglio, nella medesima vignetta, nella stessa linea. Vorrei queste cose all’interno dei balloon tra le parole del lettering.

Non voglio grigi, né reali né percepiti. Non mi frega nemmeno del “bel-disegno”. Che vuol dire “bel-disegno”? “Ohhhh acciderboliiiina! Guarda Mario, sembra vero!”… no per carità il “sembra vero” lo lascio a chi ha bisogno di cartoline. Sono stufo dei disegnini bellini e accomodanti. Ho solo bisogno di qualcosa che accompagni graficamente dei pensieri. Mi interessa suggerire, suggerire l’emozione.

Avevo un cliente, un signore anziano Fiorentino, che viveva nel mio paese. Era un accanito lettore di Tex, comperava qualsiasi edizione del Ranger che uscisse in edicola. Un anziano signore canuto, con baffi e pizzo, perennemente abbigliato come se fosse appena tornato dalle Hawaii. Mi ricordo la sua espressione quando gli dicevo che gli ultimi numeri di Tex erano arrivati. Ricordo gli occhi illuminati di gioia. Gioia vera, quella che solo i bambini possono avere. Ricordo i suoi occhiali neri che portava dopo l’operazione agli occhi, e ricordo la stessa gioia quando, nonostante facesse fatica a leggere, continuava a emozionarsi per la nuova uscita di Tex. Questo signore adesso è morto. Io non ho perso un cliente, ho perso la gioia personificata. Mi manca il suo “Salve! È arrivato qualcosa per me?”. E mi dispiace non avergli regalato nemmeno un disegno di Tex. Non ho idea di come si chiamasse. Ma era un vero piacere sapere che c’era qualcuno che si emozionava così per un po’ di china e alcuni balloon riempiti di parole. Se la testa me lo permette vorrei far qualcosa… qualcosa di mio, di disegnato come lo sento, come lo vivo.

Un bel pennellaccio piatto in pelo di bue numero sei, e della carta ruvida…

So che anche un’altra persona ne sarebbe contenta, che avanza ancora un ritratto da me.

Ma non glielo farò.

La sciuperei.

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