Il nido dell'Anatra

"I censori tendono a fare quello che soltanto gli psicotici fanno: confondere l'illusione con la realtà". (David Cronenberg)

Archivio per il giorno “maggio 9, 2008”

BLADE RUNNER


 
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Il capolavoro.

Ormai è un termine usato ed abusato, molte volte anche a sproposito. Nel caso di Blade Runner però ci sta.

Blade Runner non è un film di fantascienza, non è un hard boiled, non è un thriller, non è un film d’amore. È tutte queste cose insieme.  E molte altre.

Tutte queste cose assieme, in questo modo, con quel sassofono, quella pioggia, la solitudine al neon, la ricerca della propria identità,  la propria identità scoperta senza averla cercata, la sigaretta tra le dita con le unghie smaltate e il fumo denso che avvolge i volti come una pelliccia, le foto, il test Voigt Kampf, e ancora pioggia, fuoco e ancora ancora pioggia incessante, onnipresente come l’aria inquinata che si respira in quella Los Angeles che in qualche misura arriva direttamente da Antonio Sant’Elia, il Millennium Falcon nascosto tra i grattacieli, le colombe bianche, l’unicorno e il Blade Runner.

Ma non è Dekard il Blade Runner. No, lui è lo strumento del Blade Runner, ma lo capisce solo alla fine. Solo alla fine sa chi è. Ma chissenefrega. Ora sa. Sapere chi si è il fulcro del film. L’umanità negata, i ricordi che sono solo menzogna, e le foto che parlano con “lingua biforcuta”.

È struggente, nella sua forma definitiva ed originale. Mi riferisco alla Director’s Cut, la versione accorciata di pochi minuti, privata della voce fuoricampo alla “Philip Marlowe”, mozzata del lieto fine, ma arricchita dalla consapevolezza.

Rivedere Blade Runner è come ripercorrere una vita che non c’è stata, ma solo abbozzata.  E quel sassofono…

Bisogna osservare, ascoltare, e collegare perché tutto è davanti ai nostri occhi, tutto è chiaro, tutto è palese, come gli occhi del gufo, di Rachel e di… Deckard.

Ma riscoprire ogni volta la verità è come desiderare di non conoscerla, di non volerla sentire, si volta lo sguardo altrove… si parte con lo spinner e con lei impellicciata, col fumo che avvolge tutto come in un sogno.

Ma è finto. Tutti per dieci anni abbiamo pensato che ci fosse stato il lieto fine. Ma il vero finale è l’altro. La consapevolezza della propria identità. E quelle porte dell’ascensore che si chiudono. E tutto ciò che sappiamo esserci dopo sono solo un vago ricordo.  Perché ci siamo svegliati dal sogno.

E in Blade Runner i sogni sono alla mercé di tutti.

L’origami dell’unicorno.

Si chiudono le porte.

FINE.

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