Il nido dell'Anatra

"I censori tendono a fare quello che soltanto gli psicotici fanno: confondere l'illusione con la realtà". (David Cronenberg)

JJ ABRAMS, IL MCGUFFIN E IL LAVORO DEL “MESTIERANTE”


Bene lo dico subito, Abrams per me non è un genio, ma un mestierante che utilizza il cervello con ingegno.  Non ha inventato nulla ovviamente… chi inventa più qualcosa ormai al cinema? Ma riadatta reinterpreta e propone in chiave attuale escamotage narrativi vecchi come il mondo. Abrams attinge a piene mani da gente come Hitchcock o Welles tanto per non far nomi.

Da Welles ha capito che la forza della narrazione sta, molte volte, nel frantumare la medesima. Lo ha fatto Sergio Leone (C’era una volta in America), o Quentin Tarantino (Pulp Fiction). Tarantino ha osato un po’ di più forse perché oltre a frantumare la consecutio tempore ha  destrutturato il film. Pulp Fiction è ambientato temporalmente in un paio di giorni. Tarantino ha distrutto questi due giorni in modo da raccontare e riraccontare personaggi. Ma non situazioni. Nello stesso periodo anche Frank Miller usava lo stesso linguaggio ma per il fumetto… che sia un caso il futuro incontro tra i due?

Ma parlavo di Abrams.

Con ALIAS ha creato una spy-opera, mescolando generi e linguaggi (operazione già realizzata e portata all’estremo da Lynch con TWIN PEAKS) e utilizzando il MCGUFFIN. Lo ha utilizzato in ALIAS, lo sta utilizzando in LOST e lo ha elevato alla massima potenza in MISSION IMPOSSIBLE 3. In parte anche in CLOVERFIELD, ma il film merita un discorso a sé.

Ora dovrei spendere due righe su cosa sia il McGuffin. Nel libro “Il Cinema secondo Hitchcock” di François Truffaut, il maestro della suspense chiama “McGuffin” il motore di un film che si basa su un mistero da risolvere o su una situazione ambigua. Il McGuffin il più delle volte è un elemento fisico che all’interno della narrazione dovrebbe essere una sorta di vaso di Pandora per i personaggi ma non per gli spettatori. Può essere qualsiasi cosa, dalla valigetta ventiquattrore dal contenuto misterioso, ad una lettera misteriosa che tutti vogliono. Questo elemento che mette in moto i personaggi non è necessariamente qualcosa di importante una volta rivelato, o perlomeno non lo deve essere se la scrittura del film risulta ineccepibile. Esempi di McGuffin sono la bottiglia di diamanti nel film Notorius o sempre i diamanti nel film Intrigo Internazionale sempre di Hitchcock. Alla fine risultano cose di poca importanza per chi guarda il film, perché per un paio d’ore lo spettatore si è chiesto cosa succederà al protagonista e non cosa sia in realtà ciò che cerca. Se se lo dovesse chiedere o non ha capito un cazzo del film oppure il film è raccontato male e i personaggi soccombono al mistero che dovrebbe fungere da molla per lanciare il protagonisti.  Non bisogna commettere l’errore di confondere il “McGuffin” con il “Whodoneit”. Il secondo è un vero e proprio filone letterario e cinematografico dove scoprire chi è il colpevole è fondamentale . Se la scoperta del colpevole risulta senza alcuna sorpresa il film va a farsi benedire, al contrario il “Mc Guffin” è solamente il pretesto per costruirci il film attorno. Ci tenevo a precisarlo. Sono oltremodo palloso e pignolo. Ma palloso di certo.

In MISSION IMPOSSIBLE 3 il McGuffin è la “Zampa di Coniglio” è una cosa talmente misteriosa che nessuno, tranne chi la vuole, sa cosa sia. Non lo sappiamo noi e non lo sapremo nemmeno alla fine del film perché in fondo non è ciò che interessa ma solo ciò che mette in moto la narrazione a scatole cinesi, tanto cara a JJ ABRAMS.

CLOVERFIELD. In questo caso il McGuffin è il mostro che distrugge New York. McGuffin tutto particolare in effetti. Sappiamo già cosa sia: è un mostro. Sappiamo cosa fa: distrugge New York.  Ma la cosa importante non è vedere il mostro, ma sapere che c’è e che agisce. Il McGuffin mette in moto i protagonisti e con continui cambi di tensione  porta a termine la vicenda. Il punto debole del film, a parer mio è proprio il fatto di vedere alla fine il mostro. Avrebbe giovato se i protagonisti avessero vissuto la vicenda subendo il mostro che inconsapevole fa quello che ogni buon mostro fa. Purtroppo mostro e protagonisti interagiranno alla fine e il film perderà un po’ di mordente.

Tecnicamente è ineccepibile, causerà mal di stomaco a qualcuno il fatto che sia totalmente girato come un filmato amatoriale, tra riprese con telefonini e videocamere  caricate per riprendere una festa per un futuro matrimonio. Anche questo non è una novità, gli autori di THE BLAIR WITCH PROJECT fecero la stessa identica operazione raccontando l’intera vicenda con il punto di vista dei protagonisti e con una videocamera. Il film in questione è però debolissimo, se l’idea della narrazione documentaristica è azzeccata, è il film che manca. Manca il McGuffin… manca la suspense, manca la sceneggiatura. E il risultato è solo una serie di immagini oscillanti, con sospiri e grida terrorizzate senza capo né coda.  Un troiaio insomma.

In CLOVERFILED, Abrams  usa tutto il pacchetto di stereotipi di genere. Il “survival horror”, l’infezione, Godzilla (lo annovero tra gli stereotipi ormai… e probabilmente è pure un archetipo per i giapponesi), il “vengono fuori dalle fottute pareti” (frase celeberrima quasi quanto “ci serve una barca più grande”) che non viene detto ma è lapalissiana la citazione, e ovviamente l’undici settembre. La prima scena di distruzione è identica a come l’ha vissuta una Bionda di mia conoscenza: il boato e la gente che corre sui tetti per vedere che succede, il fumo e le fiamme in lontananza. La seconda, quando i protagonisti scendono in strada è una fotocopia della famosissima ripresa di quando la prima torre cadde e la gente correva in direzione della videocamera. Stessa inquadratura, stesso taglio, e immagino subbuglio in qualche newyorkese che ha vissuto in prima persona quel dramma. Gli americani sono dei maestri nel sublimare paure e disgrazie.

C’è un’ ultima cosa. L’ undicesimo film della serie di STAR TREK che Abrams sta terminando di girare. Si sa già che sarà una vera e propria tabula rasa della continuity trekkiana , ci saranno i personaggi storici della prima serie, Kirk, Spock, Mc Coy e tutti gli altri, ma non, ovviamente gli stessi interpreti. Ci saranno morti, ci saranno sorprese e forse chissà… c’è già chi ha detto dopo aver letto la sceneggiatura che non ci sarebbe da stupirsi se a cinque minuti dall’inizio del film ci foss un “BOOOM BOOOMMMMM” e su fondo nero la scritta ondeggiante e sfocata “star trek” venisse verso di noi mettendosi a fuoco e ruotando si sfocasse di nuovo.

Ad ogni modo Harlan Ellison ha già intentato causa ad Abrams… ma questa è un’altra storia.

Oh per inciso Ellison è un po’ rompicoglioni come Lucas su certe cose…

 

 

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