Il nido dell'Anatra

"I censori tendono a fare quello che soltanto gli psicotici fanno: confondere l'illusione con la realtà". (David Cronenberg)

Archivi per il mese di “giugno, 2008”

JEAN GIR


 

<< Adesso provo a spiegarvi perché faccio dei comics senza sceneggiatura. Voglio raccontarvi minuziosamente i tormenti della creazione. Voglio spifferare tutto, peggio, confessarmi del tutto. In realtà, è molto semplice: da una parte ci sono tutti quelli che raccontano storie: à chute, à exploits, à message, à morale, à gags.

1)      À chute: è facile, occorre solo contraddire l’immagine precedente. Il problema viene dalla qualità della contraddizione. Più l’affermazione iniziale è marcata, più la giravolta finale sarà gustata. Il procedimento è molto chiaro. E altrettanto artificiale!

2)      À exploits: dare una gamma di poteri a un tipo o a un gruppo e metterlo di fronte a un altro tipo di gruppo i cui poteri sono leggermente superiori in apparenza. L’astuzia consiste nel far vincere il più debole. La scelta dell’astuzia sarà il messaggio politico-morale dell’autore.

3)      À message: c’è sempre un messaggio, ma l’autore pensa che la qualità del suo è tale da dover diventare scheletro e a volte anche muscoli, nervi e sangue. A volte, è vero, soprattutto per le minoranza culturali.

4)      À morale: si trova la stessa struttura della storia à chute, ma la contraddizione può essere meno evidente.

5)      À gags: ogni fase ricostituisce e comprime i quattro esempi precedenti con dosaggi variati. Dato che il messaggio politico è implicito, perché sollecitarlo? Perché aspettare la fine per contraddirsi? Perché dare la vittoria al più debole? Perché aver paura di essere soli al buio e gridare aiuto? Perché essere così ansiosi di aver ragione?

Non c’è alcuna ragione perché una storia sia come una casa, con una porta per entrare, delle finestre per guardare gli alberi e un camino per il fumo. Si può benissimo immaginare una storia a forma d’elefante, di campo di grano o di fiammella di cerino…>>

Jean Giraud "Moebius"

Se Corto Maltese è stato quello che mi ha emozionato e fatto amare i fumetti, questa cosa di Moebius è ciò che razionalmente mi ha spinto a farli. Noi non disegnamo fumetti, non produciamo fumetti, noi i fumetti li FACCIAMO.

SATISFACTION


ogni tanto qualche soddisfazione bisogna togliersela…
dkr
“The Dark Knight Returns” Frank Miller

LAMPREDOTTI SUL VIALE DEL TRAMONTO…


Mai successo di sognare un panino col lampredotto? Beh a me sì.

Era un bel panino eh, caldo e bagnato al punto giusto. Certo verrebbe da chiedersi come abbia mantenuto le sue caratteristiche tipiche volando per quattordici ore sull’atlantico ed arrivando a Los Angeles. Ma essendo un sogno non è necessario giustificare. Piuttosto è l’aver fatto da cicerone al suddetto panino che mi ha leggermente spiazzato. Ho descritto con dovizia di particolari al panino – che nel frattempo tenevo in mano aperto per fargli vedere bene la città – il Sunset Boulevard, il Chinese Theatre e tutto quanto (che immagino sia finito qui dal momento che non ricordo altro).

Poi mi ritrovo in un condominio, piuttosto vecchio, uno di quelli in cui Philip Marlowe va a rompere i denti a qualche farabutto di turno (dico “farabutto” perché si addice con Chandler), un po’ sudicio e un po’ no. Come il cangiare dei colori del polpo (e siamo tutti poeti).

Vedo una porta aperta e mi affaccio sperando che sia quella giusta.

<< Permesso??…>>  e lei spunta, indossa una tuta, ma non ha méches, o come cazzo si scrive, di alcun colore.

<< Sei arrivato! Amoreee! Tesoro!!>>, e mi abbraccia. Certo non è mai stata tipa da “amore” o “tesoro”… di solito è “pasticcino” ma è una chiara e lampante presa per il culo. Ma era l’unica al mondo in grado di prendermi per il culo con la grazia di un etoile . Mentre ci abbracciamo vedo il Poggio che beve un caffèlatte. Cazzo il Poggio. E mi saluta pure lui. Voglio dire il Poggio… perché mai il Poggio dovrebbe essere a Los Angeles con lei? E infatti non ha senso non mi incazzo e mi sveglio. Da sveglio cominciano a girarmi le palle e lentamente odio il Poggio. “Appena lo vedo gli spacco i denti” mi dico…

È fastidioso colmare i buchi in fase REM. Ogni tanto sento il bisogno di prendere il mio broncodilatatore, ma mi accorgo di non avere l’asma. E non so perché mi si forma nella mente quel viso tutto Biondo e Blu che con gli occhi semichiusi e stiracchiandosi mi dice: “buongiorno” al mattino. Ora non è per fare quello che ci ha le tagliole in tasca, ma ci sono stati giorni pesanti eh. Che a me piace pure Star Trek, ma Spock che dice “Ti accorgerai che nella vita, molte volte, desiderare è più importante che avere… non è logico ma è così” non si addice alla mia situazione. 

Sì sì vabbè sono un po’ cazzi miei ma ogni tanto ci stanno pure una manciatina di cazzi miei su questo giallo, come dice il Missile… che pure lei ci hai cazzi suoi.

Immagino li abbia anche il Poggio i cazzi suoi.

Appena lo vedo lo picchio fitto fitto…

L’UOMO DALLA BARBA NERA INFIAMMATA


 

No, sul serio, io ci ho provato… sul serio eh… ma per davvero davvero…

E stavo anche provando la partita in solitario… voglio dire, che poi uno se vuole bara anche, ma sono onesto, mi sono detto “facciamo gli onesti” che altrimenti nemmeno mi diverto. Di base la cosa non fa una piega.

Ma mi sono beccato depravazioni e gozzoviglia in mezzo al mare, tre tempeste, uno satracazzo di commissario del re che nemmeno un rottweiler, lo scorbuto in zone di mare piene, fitte così di governatori che detestano i pirati (e ovviamente un ostaggio lucroso che mi è schiattato causa malattia), un paio di ammutinamenti (che si sa che i marinai sono superstiziosi… e mi sono toccato le palle pure io dopo una serie di eventi del genere) e per prendermi per il culo anche il figlio del governatore che ho dovuto impiccare all’albero maestro perché non voleva dirmi nemmeno se ci fosse un bar a Santo Domingo. Va bene, la ciurma s’è pure divertita un po’ mentre il cicisbeo penzolava paonazzo e con la lingua di fuori dal pennone… ma diavolo… volevo proprio mandare a ferro e fuoco quel fottuto porto.

E ogni volta, appiccicato al culo quel dannato Mungo Herdman, sono riuscito ad evitarlo sempre per un pelo, mai che mi siano capitati dei venti favorevoli per togliermi d’impiccio, no… io andavo verso nord e il babbeo verso nord, io verso sud e il babbeo verso sud.

Finché mi ha beccato.

Che poi voglio dire, almeno fosse stato un Commissario di quelli con le palle ci poteva anche stare. No un emerito mentecatto, uno cui avrei potuto sparare nel culo e non si sarebbe nemmeno accorto del secondo sfintere finché non avesse guardato nella tazza il doppio stronzo appena cacato.

Che tu sia dannato Mungo Herdman…

Lo scrigno di Davy Jones aspetta anche te… ed io sarò lì ad attenderti, infiammato e incazzato come un leviatano castrato da due piranha.

Stronzo!

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BLACKBEARD: L’ALLEGRA (!) VITA DEL PIRATA


 

Ci sono giochi tranquilli, ci sono giochi riflessivi, ci sono giochi bastardi, e ci sono giochi simulativi.

Ecco BLACKBEARD rientra in tutti questi generi calcando leggermente più la mano sulla bastardaggine. Che diamine è un gioco sui pirati mica un gioco per signorine!

Partendo dall’aspetto grafico, che come al solito, gli standard GMT sono piuttosto alti (checché se ne dica), tutto, ma proprio tutto rimanda alla memoria i colori e le vecchie mappe del tesoro viste e riviste in molti film o illustrazioni: marroni scuri, marroncini, pelle e cuoio.

Le pedine di gioco e i counter informativi sono belli, eleganti e schifosamente funzionali. Beh poi il tema e lo sviluppo del medesimo sono sicuramente affascinanti.

I giocatori rivestono il ruolo di due o più pirati (a seconda del numero di giocatori) il cui scopo è diventare schifosamente ricchi e schifosamente famosi. Lo "schifosamente ricco" è chiaro come concetto, ma lo "schifosamente famoso" è forse un po’ più ambiguo.

Si diventa famosi a BLACKBEARD saccheggiando navi, depredando porti, rubando bottini ai "colleghi" intenti a festeggiamenti a base di rhum e donne sulle loro navi ancorate in qualche porto "amichevole" e catturando, torturando e uccidendo ostaggi (meglio se questi ultimi forniscono anche informazioni sui porti verso i quali erano diretti prima dell’infausto incontro con i "simpatici" pirati).

Il gioco non è una simulazione in senso stretto, come viene ben spiegato nelle note di produzione dallo sviluppatore, ma tende a ricreare le stesse situazioni nelle quali i pirati del periodo si trovavano maggiormente coinvolti, e questo esclude categoricamente il combattimento navale TRA pirati.

Allora come si contrastano i pirati avversari? Semplice con un mazzo di carte "evento" le quali danno la possibilità di mettere i bastoni tra le ruote (ehm tra le vele) agli avversari, facendo contrarre lo scorbuto all’equipaggio, costringendolo a scappare o combattere contro navi da guerra o aizzando loro dietro i commissari del re, che come ogni buon cacciatore di taglie si rispetti tende a diventare estremamente fastidioso una volta che ha addocchiato la preda. Poi ci sono le tempeste in mare gli ammutinamenti, i governatori accondiscendenti e quelli dei vari porti che invece non possono proprio vedere i pirati… e via dicendo.

Tutti i pirati presenti nel gioco (che vendono rappresentati tramite carte sulle quali vi sono descritti con valori numerici le varie careatteristiche utili nel gioco) sono "personcine" realmente esistite… divertente e leggermente inquietante è leggere le loro brevi biografie presenti nel manuale di gioco.

In definitiva si tratta di un gioco "card driven", relativamente semplice, anche se le cose da fare e che si possono fare sono veramente molte, e dannatamente divertente.

"Quin-dici uominiiii, quin-dici uominiiiiii suuuuuulla cassaaaaaaaaaa del mortooooooooooo"

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Le immagini sono Copyright di Boardgamegeek.com

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