Il nido dell'Anatra

"I censori tendono a fare quello che soltanto gli psicotici fanno: confondere l'illusione con la realtà". (David Cronenberg)

BLACKBEARD: L’ALLEGRA (!) VITA DEL PIRATA


 

Ci sono giochi tranquilli, ci sono giochi riflessivi, ci sono giochi bastardi, e ci sono giochi simulativi.

Ecco BLACKBEARD rientra in tutti questi generi calcando leggermente più la mano sulla bastardaggine. Che diamine è un gioco sui pirati mica un gioco per signorine!

Partendo dall’aspetto grafico, che come al solito, gli standard GMT sono piuttosto alti (checché se ne dica), tutto, ma proprio tutto rimanda alla memoria i colori e le vecchie mappe del tesoro viste e riviste in molti film o illustrazioni: marroni scuri, marroncini, pelle e cuoio.

Le pedine di gioco e i counter informativi sono belli, eleganti e schifosamente funzionali. Beh poi il tema e lo sviluppo del medesimo sono sicuramente affascinanti.

I giocatori rivestono il ruolo di due o più pirati (a seconda del numero di giocatori) il cui scopo è diventare schifosamente ricchi e schifosamente famosi. Lo "schifosamente ricco" è chiaro come concetto, ma lo "schifosamente famoso" è forse un po’ più ambiguo.

Si diventa famosi a BLACKBEARD saccheggiando navi, depredando porti, rubando bottini ai "colleghi" intenti a festeggiamenti a base di rhum e donne sulle loro navi ancorate in qualche porto "amichevole" e catturando, torturando e uccidendo ostaggi (meglio se questi ultimi forniscono anche informazioni sui porti verso i quali erano diretti prima dell’infausto incontro con i "simpatici" pirati).

Il gioco non è una simulazione in senso stretto, come viene ben spiegato nelle note di produzione dallo sviluppatore, ma tende a ricreare le stesse situazioni nelle quali i pirati del periodo si trovavano maggiormente coinvolti, e questo esclude categoricamente il combattimento navale TRA pirati.

Allora come si contrastano i pirati avversari? Semplice con un mazzo di carte "evento" le quali danno la possibilità di mettere i bastoni tra le ruote (ehm tra le vele) agli avversari, facendo contrarre lo scorbuto all’equipaggio, costringendolo a scappare o combattere contro navi da guerra o aizzando loro dietro i commissari del re, che come ogni buon cacciatore di taglie si rispetti tende a diventare estremamente fastidioso una volta che ha addocchiato la preda. Poi ci sono le tempeste in mare gli ammutinamenti, i governatori accondiscendenti e quelli dei vari porti che invece non possono proprio vedere i pirati… e via dicendo.

Tutti i pirati presenti nel gioco (che vendono rappresentati tramite carte sulle quali vi sono descritti con valori numerici le varie careatteristiche utili nel gioco) sono "personcine" realmente esistite… divertente e leggermente inquietante è leggere le loro brevi biografie presenti nel manuale di gioco.

In definitiva si tratta di un gioco "card driven", relativamente semplice, anche se le cose da fare e che si possono fare sono veramente molte, e dannatamente divertente.

"Quin-dici uominiiii, quin-dici uominiiiiii suuuuuulla cassaaaaaaaaaa del mortooooooooooo"

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Le immagini sono Copyright di Boardgamegeek.com

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