Il nido dell'Anatra

"I censori tendono a fare quello che soltanto gli psicotici fanno: confondere l'illusione con la realtà". (David Cronenberg)

Archivi per il mese di “agosto, 2008”

LE STRAORDINARIE AVVENTURE DEL BARONE DI MUNCHAUSEN


 

Ecco, gentiluomini (e gentili signore, che in epoca di eguaglianza si deve mettere anche se il buon Barone storce un po’ il naso) un giuoco in cui l’aria fresca riecheggerà per tutto il luogo ove il tomo verrà impegnato. Come quale tomo? Ma il tomo di “regole” per imbarcarsi in quella che è la più straordinaria avventura del mondo. Sì, in effetti è un modo elegante e raffinato di giuocare a chi la racconta più grossa… l’avventura insomma, l’aneddoto, ovviamente si stratta solo ed esclusivamente di cose veritiere. E come resistere se la posta in palio sono i “soldi” il vino e gli insulti ai francesi?

Riuniti attorno ad un tavolo i gentiluomini si impegneranno grazie alle domande degli invitati a narrar gesta e avventure su richiesta. Nel caso non lo facciano, o declinino l’invito a causa di un improvviso seccore di gola, sarà loro compito inumidirla con dell’ottimo vino o del brandy debitamente invecchiato, e siccome siamo tutti gentiluomini, nessuno di essi potrebbe mai bere da solo, quindi il “giro” di bevuta al tavolo offerta dal disidratato ospite sarà un obbligo d’etichetta.

Gli ospiti ascoltando il narratore avranno facoltà di porre domande o scommettere su eventi ancora non narrati, al ché il nostro avrà cura di soddisfare la curiosità e se ce la dovesse fare la posta della scommessa sarà vinta, altrimenti rimanderà al mittente la scommessa o l’insinuazione con una contro-puntata.

Non vi starò a narrar di duelli nati per simili facezie, ma ci si renda ben conto che ad un tavolo di gentiluomini dal sangue decisamente blu, gli insulti dovranno aver soddisfazione.

Come?  Beh ricordo di quella volta in cui a Baghdad – doveva essere più o meno il 17xx, in settembre – duecentosessantasette persiani mi inseguirono perché quella stessa notte ingravidai le loro signore. Oh no Milord, non sto parlando della preferita di ciascuno di loro, ma di tutto l’harem di ciascuno di loro. Dunque, ricordo che nel primo pomeriggio stavo cercando di ricucire il mio cavallo con tre stuzzicadenti che per un malcapitato caso quel giorno era diviso in due parti…

Munchausen

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AVVENTURE IN PRIMA SERATA


 
Allora razza di pusillanimi, qualcuno interessato (di quelli che conosco) a creare una serie televisiva a giocarla e svilupparla? Siamo un po’ distanti dai soliti gdr, ma entriamo direttamente nel creativo… Si comincia con un "pilota" come nelle serie vere e se la cosa va si prosegue. Sono suggeriti dal manuale dai 5 ai 9 episodi… Non mi si chieda perché è così ma è così che funziona e basta.
Non bisogna far altro che decidere che tipo di serie e i protagonisti… oh c’è  bisogno anche di un produttore come in ogni gdr che si rispetti, ma meno "divino" del solito.
Non stuzzica l’idea di realizzare una serie tratta da "1997 FUGA DA NEW YORK"? Realizzare una serie alla Abrams? La serie di "STAR WARS"?  O una totalmente inventata?
No? Gentaglia… Forza fuori le palle… e basta co’ ‘sti cazzo d’elfi e nani!
 
PS comunque darei qualcosa per una serie su "CINQUE DITA DI VIOLENZA"  tratta dal film dei fratelli Shaw. Beh se non è con questo sarà col WUSHU che gli Shaw Bros faranno bella mostra di sé…

IL CAVALIERE OSCURO


Come potevo non cedere al richiamo del Pipistrello? Io che ci sono nato (“fumettisticamente” parlando) con il Pipistrello… Il primo fumetto lo comperai a quattro anni e mezzo, e cazzo volevo quello eh. Lo ammetto quel giorno ero indeciso tra il mantello del Cavaliere Oscuro, o l’arco di Turok il cacciatore di dinosauri. Il Pipistrello ebbe la meglio. E da allora ha sempre avuto la meglio (Corto Maltese non conta, è fuori scala).

Per quanto adori Tim Burton e le sue atmosfere gotiche e romantiche, il suo Batman era appunto il SUO Batman. Per quanto Jack Nicholson sia un gigante come attore e il suo Joker sia stato immenso in quel film, beh, personalmente non l’ho mai pensato come a Joker, ma come al Joker di Burton, un po’ folle, un po’ camp, decisamente simpatico… ma poco più di una macchietta bidimensionale.

Poi arriva DARK KNIGHT ( che non ha niente a che spartire col capolavoro di letteratura disegnata realizzato da Frank Miller negli anni 80) e mi restituisce atmosfere e personaggi degni del fumetto. All’inizio il personaggio creato da Bob Kane aveva l’articolo davanti, il fumetto si intitolava THE BATMAN, che in seguito sparì per diventare semplicemente BATMAN. Quell’articolo, nella lingua inglese, faceva utilizzare il pronome impersonale IT per riferirsi al Pipistrello. Si pensò che l’IT fosse troppo cupo ed inquietante, così venne eliminato l’articolo e il Batman divenne semplicemente Batman (sostantivo).

Perché dico questo? Perché nel film di Nolan ho ritrovato in parte quell’articolo perduto, con mia somma soddisfazione. E ho trovato anche molto altro.

In quei centocinquanta minuti di proiezione, ci sono anime, sangue, sporcizia, follia ed umanità. Ci sono emozioni pulsanti, c’è la rabbia primitiva e incontrollabile, e non c’è lieto fine. Proprio così, IL CAVALIERE OSCURO non ha lieto fine. E non perché Batman è e deve essere un personaggio tormentato, troppo FACILE, ma perché è un personaggio umano, e questo è SEMPLICE.

Il Pipistrello sanguina, soffre, digrigna i denti come un animale selvaggio e si contrappone paradossalmente alla follia estrema e lucidissima di Joker, da sempre la sua vera metà. L’uno in preda ai sentimenti e alle emozioni senza pace, l’altro che incanala tutto ciò che il pipistrello possiede in un unico obiettivo: dar sfogo alla follia più pura.

“Che me ne faccio dei soldi? Io sono come un cane che insegue una macchina… e dopo che l’ha raggiunta? Che cosa se ne fa?”, questa frase pronunciata da Joker riassume perfettamente il suo non-pensiero.

Non racconto niente della trama, complessa, articolata e per nulla banale, cucita addosso agli attori e ai personaggi che interpretano come solo un maestro d’alta sartoria potrebbe fare.

Una menzione speciale per Heat Ledger, compianto attore morto giovanissimo, dopo l’interpretazione di Jocer. Il suo Joker, è il mio Joker, e immagino il Joker di tutti quelli che amano e hanno amato il fumetto creato da Bob Kane, che hanno idolatrato Frank Miller e il suo DARK KNIGHTS RETURNS.

Il film è bellissimo, vibrante e difficile da dimenticare. Un film di supereroi, senza supereroi.  Sono curioso di vedere il prossimo, perché se gli autori avessero coraggio, potrebbe essere benissimo un film senza supercriminali…

Beh non so voi, ma io ho ancora qualche brividino…

PS nota curiosa, nel film di Burton, Nicholson/Joker era doppiato da Giancarlo Giannini, in quello di Nolan Ledger/Joker è doppiato da Alessandro Giannini. La cosa impressionante è che padre e figlio hanno la stessa identica voce! Che personalmente adoro.

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GT 390


 
 
…e questa è l’altra MUSTANG, la GT 390 vista nel film BULLIT con Steve McQueen.
Proprio questa eh, con questo colore, con quella polvere… e quel rombo… Non è una donna ma ci va molto vicino…
 
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L’AMORE E’ UNA COSA MERAVIGLIOSA


Siccome non ci ho niente da fare in questo momento mi sono detto: “e se mi mettessi a schifare un po’ il fantasy come genere nella sua inutile globalità?”Ed eccomi qui a deliziare fini palati con badilate d’escrementi posti ordinatamente attorno ad un genere che non ha un cazzo da dire. Ora, parliamoci chiaro e guardiamoci nelle palle degli occhi: il fantasy, dal punto di vista letterario non ha molto da dire, né come contenuti né come qualità narrativa – e non mi rompete i coglioni con Tolkien che sarà stato un grande linguista ma come romanziere era un po’ un mezzo cialtrone.  Se si pensa che l’apice lo si è avuto con quella palla indicibile che è “Il Signore degli Anelli”… beh la dice lunga su ciò che ha da dire. Il Signore degli Anelli è un romanzo destrutturato, ha il ritmo troncato dalla sua stessa forma narrativa, che insegue inspiegabilmente l’anticlimax raccontando interi blocchi di vicende e ritornando indirettamente sulle medesime viste da altri protagonisti che non sanno le cose. Ma noi sì. E affanculo la suspense, che non è certo così che si fa. Hitchckock era un maestro ad informare lo spettatore su cosa stesse succedendo e a far salire la suspense perché i protagonisti erano all’oscuro di tutto. Ma non è certo il caso di Tolkien. Poi ci sarà qualcuno che obietta il fatto che nemmeno William Burroughs scriveva romanzi con una struttura narrativa. Beh WB era un’artista (e Junckie la sua bella struttura narrativa e la ha eccome, il Cut Up esula da tutto il resto) Tolkien era un professore universitario con la velleità di invetarsi una mitologia anglosassone, fino al quel momento per lui inesistente, in quanto anche i miti Arturiani erano di derivazione francese. Certo certo, ammetto che è il secondo libro più letto al mondo dopo la Bibbia (e anche questa cosa mi suona un po’ strana perché scommetto che il più letto non è la bibbia ma il Corano), ma la popolarità non fa certo qualità. Non lo sto certo ad insegnare io, ma i reality sono stati creati per dimostrare che al peggio non c’è mai fine. E come li seguono eh…Ma ritornando al discorso, ci sono autori, tipo William Gibson, Philip K. Dick, James Ballard che scrivono di fantascienza e da sempre, questo è un genere che qualcosa da dire lo ha. E il merito non è del genere in sé ma degli autori che raccontano di noi, guardando i nostri ipotetici nipoti e pronipoti. Ma il fantasy… che mi dice il fantasy? Se togliamo i vecchi saggi e potenti, i giovani stolti ed idioti da mettere sulla retta via, il Campione di turno con le tagliole in tasca e il cattivo bidimensionale come carta velina pressata… che ci rimane? Un castello vuoto, un drago con un colore a caso con un nome scemo e che parla convinto di dire cose cattive o buone ma profonde.L’unica cosa buona l’ha fatta Peter Jackson al cinema con la trasposizione della “palla indicibile” e miracolosamente ha creato un film divertente e godibile… eh è fantasy, ma niente è perfetto.Eppure volendo, si potrebbe scrivere bene qualcosa ambientato in quel mondo  incartapecorito e muffoso pieno di elfi nani e oggetti magici… ossignore non parliamo degli oggetti magici che sono sempre o armamenti o gioielli, mai una volta che ci sia una parete magica di una stalla… eppure sarebbe certo più inquietante e al tempo stesso evocativo un posto tanto comune quanto potente. Ma che ci si vuol fare, gli scrittori di fantasy sono menti pigre che copiano da loro stessi, fagocitano idee (micragnose) altrui e le vomitano mal digerite, su pagine che pretendono anche di voler essere pagate per cotanta “ingegnosità”.Non so se si nota il mio “amore” profondo per questo pattume letterario. Sono un po’ sopra le righe? E mi pareva di essere stato clemente… ho detto “letterario” dopo “pattume”. Ma potrei sempre fermarmi a “pattume”.

LEI, ELEANOR


 
GONE IN 60 SECONDS
Starring: ELEANOR
 
Inizia così, con l’unica auto della storia del cinema a comparire nei titoli di testa come protagonista.
Nessuno può dire di aver visto FUORI IN 60 SECONDI se non ha visto l’originale di HB Halicki, il film che vanta anche il più lungo inseguimento d’auto della storia del cinema: 43 minuti di devastazione e velocità. E per 43 minuti LEI, ELEANOR è la protagonista assoluta.
E poi mi chiedono come mai adoro alla follia le Ford Mustang GT 500…
 

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I LOVE “FILM DI VIOLENZA”


Allora virgola siccome sono sempre l’ultimo a vedermi i film che mi interessano e che so che mi piacciono virgola scrivo solo ora due righe su GRINDHOUSE: DEATH PROOF punto

È ormai appurato che io e Tarantino abbiamo i medesimi gusti cinematografici,  non siamo proprio coetanei ma siamo cresciuti vedendo le medesime cose, anzi dirò di più, siamo cresciuti cercandole con il lanternino quelle cose.

La prima cosa che mi è saltata all’occhio e all’udito del film in questione sono le infinite citazioni (che non tutti colgono causa background filmico a base di CG e roba da bimbiminkia) e l’assoluta maestria di imbastire dialoghi divertentissimi sul nulla più assoluto. Che Tarantino sappia scrivere è ormai un dato di fatto, che sia un cinefilo coi controcoglioni  è un altro dato di fatto.

Le tre citazioni che saltano maggiormente all’occhio (se non si è dei bimbiminkia) sono i films di Russ Meyer, ed in particolare uno: FASTER PUSSYCAT KILL! KILL! Ossia questo:

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Un paio di film di Sam Peckinpah (che tra parentesi – che è inutile dire visto che l’ho messa – è anche uno dei miei registi preferiti… io e Quentin siamo proprio bravi… io in più sono pure bello) , e dico pure quali: L’ULTIMO BUSCADERO,  con Steve McQueen (nel film una delle ragazze ha la maglietta col titolo del film) e l’altro è CONVOY, che come si sarà notato mi riguarda da vicino, dal momento che il “buon” – tra virgolette  (sono ridondante lo so, tra parentesi e trattini del cazzo, ma mi piace fare così oggi) – Stuntman Mike ha sul muso della sua bella muscle car death proof, l’anatra incazzata di Anatra di Gomma, questa:

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 il protagonista del film Convoy dal quale io ho appunto preso il nick (questo sempre come spiegazione per i bimbiminkia). Poi ci sono le citazioni per bocca dei protagonisti, per film come PUNTO ZERO, FUORI IN 60 SECONDI (quello vero del 74 non quello con Angelina Jolie…cito pure io… e come dargli torto).

L’altro riferimento è musicale. È ormai noto a tutto il creato (tranne che ai bimbiminkia) che il buon Quentin sia un fan sfegatato dei “film di violenza”, come li chiama lui, degli anni ’70. E tra i “film di violenza” ci sono gli yakuza movie, la blaxploitation di Foxie Brown, e il “poliziottesco” all’italiana, quello per intenderci di Umberto Lenzi, con Maurizio Merli, Tomas Millian ecc ecc. Eh come lo capisco… infatti  verso la fine del film durante l’inseguimento, il mio cuoricino di serie B ha cominciato a battere udendo la colonna sonora (che diciamocelo ci stava come il cacio sui maccheroni) di ITALIA A MANO ARMATA.

Poi c’è Earl McGrow, lo sceriffo Earl McGrow, personaggio che viaggia senza mai spostarsi dal Texas, ma comparendo nei film di Rodriguez e Tarantino. Lo sceriffo McGrow lo vediamo in DAL TRAMONTO ALL’ALBA, KILL BILL, DEATH PROOF e PLANET TERROR… e sono sicuro che ancora non abbiamo finito di vederlo fare capolino di qua e di là.

Alla fine cos’è questo film? Niente ovviamente, è un concentrato di citazioni piene di amore e passione per un certo tipo di cinema e di alcuni registi. Si tratta di un’operazione del tutto differente da KILL BILL, che nonostante il tripudio citazionisstico, rimane comunque un film altamente d’autore, e in tutto e per tutto si tratta di meta-cinema. GRINDHOUSE, è fatto più col cuore dell’autore che col cervello, e quindi risulta più povero di contenuti formali (ma non del tutto, perché i salti di pellicola e i difetti d’usura della medesima sono simulati alla perfezione).

Per quanto mi riguarda ho apprezzato molto il regalo, le ragazze sono sexy, la passione feticistica di Quentin, è sempre presente (qui forse ha quasi stilizzato una fantasia cristallizzandola in una posizione… posizione incessantemente presente dalla prima inquadratura fino alla morte di una delle ragazze),  e ho provato nuovamente il gusto di vedere un “film di violenza” come ne vedevo una volta. Cinema povero, artigianale e schifosamente divertente.

E affanculo la CG.

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