Il nido dell'Anatra

"I censori tendono a fare quello che soltanto gli psicotici fanno: confondere l'illusione con la realtà". (David Cronenberg)

AN INVISIBLE SIGN


Mi sono stupito di me stesso, come ho già avuto modo di dire da un’altra parte, di aver voluto vedere questo film. Intendiamoci bene, HO VOLUTO vederlo, non mi è capitato tra le mani, o un qualche accidenti di passaggio ad ore improbe di ghezziana memoria, o perché non ci fosse altro da vedere in tv.

Ci tengo a precisarlo perché conoscendomi, e chi mi conosce lo sa, i miei gusti cinematografici sono decisamente altri. Non schifo il film sentimentale, la commedia romantica, i film sull’amore tout court ma quelli che mi piacciono sono veramente pochi da Colazione da Tiffany in giù sono pochi.

Bene, i motivi per cui ho desiderato vederlo sono due, il primo è una sorta di missione personale: vedere la filmografia di Jessica Alba, alla ricerca di qualcosa che me la faccia ricordare come attrice e non solo come donna dalla bellezza sfolgorante.

Il secondo motivo è che banalmente leggendo la sinossi della trama mi ha incuriosito.

An Invisible Sign è un film delicato, sussurrato e anche un po’ ovattato, con una carica inquietante non espressa.

Non è un film perfetto, forse un’altra ventina di minuti gli avrebbero giovato, chissà magari una serie tv in dieci episodi avrebbe dato modo di espandere il mondo di Mona, quello esterno, ma soprattutto quello interno essendo un personaggio tanto particolare, inquietante (come già ho detto) e infinitamente tenero e naif.

Nella pellicola Mona è una po’ Carrie (Stephen King), un po’ Amelie (Jean-Pierre Jeunet) e un po’ Monk, sì il detective.

Jessica Alba rende bene lo straniamento di Mona in alcuni momenti, ma è credibile soprattutto quando interagisce con i bambini della classe.

Ben, il LUI del romanzo, nel film funziona e non funziona, ha poco spazio e quel poco che ha, è gestito solo in modo superficiale. Si ha la sensazione che sia lì in attesa di proclamarsi punto di svolta dell’intera vicenda. Cosa che invece non è perché il punto di svolta è un’altra persona che si vede molto meno durante l’arco dell’intero film, ma che pesa come un macigno sulle scelte di vita della povera Mona.

Il numero 42, mi chiedo è casuale o è un velato omaggio a Douglas Adams e alla risposta al senso della vita (Guida Galattica per Autostoppisti)?

So che è uscito per il noleggio a fine dicembre 2012, non so come sia il doppiaggio, non so nemmeno se sia localizzato a dire il vero, ma consiglio di recuperarlo e vederlo in lingua originale, senza pretendere troppo per non rimanerne delusi, ma senza essere prevenuti.

Personalmente in questo film Jessica Alba mi ha convinto, non sempre ma nelle parti in cui mi ha convinto è stata proprio brava.

Oh e poi non mi si rompa i coglioni lo so anche io che non è Bette Davis… 

PS ho volontariamente omesso di parlare della trama e degli attori comprimari. 

an invisible sign

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