Il nido dell'Anatra

"I censori tendono a fare quello che soltanto gli psicotici fanno: confondere l'illusione con la realtà". (David Cronenberg)

Archivio per il giorno “gennaio 16, 2013”

SIN CITY


Ok qui siamo nel mio campo.

Come ho già scritto a proposito di THE KILLER INSIDE ME fare un operazione fotocopia è sempre rischioso. Nel caso di SIN CITY la cosa è portata alle estreme conseguenze, Rodriguez ha fatto quello che Gus Van Sant fece a suo tempo con Psycho di Hitchcock. Ossia Van Sant rifece Psycho di Hitchcock, con attori differenti, ma mantenendo i tempi, le battute e le inquadrature, praticamente trattò quel film come se fosse Shakespeare lo ripropose non cambiandone una virgola.

Rodriguez ha fatto la stessa operazione con il fumetto di Miller, ha cercato di essere il più fedele possibile all’aspetto visivo, ma anche a quanto scritto da Miller nei balloon.

E qui secondo me  salta fuori la magagna.

Una volta Harrison Ford durante la realizzazione di Guerre Stellari disse a Lucas: “George queste cose le puoi scrivere, ma non le puoi dire”.

Allora, facciamo che un po’ di colpa ce la hanno – forse – anche i doppiatori italiani.

La pellicola cede un po’ il fianco alla prosa di Miller che si rifà smaccatamente all’hard boiled di Chandler, Spillaine e Hammet, con quel modo di raccontare in prima persona che sa di tabacco, di duro e un po’ di finto in questo caso. Sentire recitare le battute scritte da Miller, che sulla carta stampata e in bocca a quelle figure pennellate con grosse e villane campiture nere da “linea scura” ti fanno arrapare come un diavolo della Tasmania, fanno un po’ l’effetto di green screen, finto digitale e plasticoso al cinema.

E quindi? Beh quindi per quanto le sceneggiature dei fumetti assomiglino in maniera imbarazzante a quelle dei film, sentire con l’orecchio recitare determinate battute crea un certa discrepanza con l’idea che ci si fa di esse leggendole.

Tecnicamente il film è magistrale per quanto risulti vicino ad una pagina disegnata, la profondità di campo è inesistente (giustamente) e le soluzioni grafiche più felici di Miller vengono riprodotte con maniacale perfezione.

Parliamo un po’ degli attori e del loro ruolo? Tutti perfetti, tutti con le facce giuste tranne uno forse Bruce Willis, sinceramente non ce lo vedevo proprio come Hartigan troppo giovane o giovanile, vedete un po’ voi, avrei visto meglio un Harvey Keitel.

Gli attori degni di nota sono sicuramente due: Benicio del Toro e Mickey Rourke, perfetti nel loro personaggio, e col fisique du role.

Due paroline anche su Jessica Alba visto che il commento al film riguarda la mia sacra missione e il suo ruolo di attrice. Non la si può stroncare e non la si può incensare perché è perfetta nel ruolo di Nancy Callahan e non la si può stroncare perché quel ruolo non richiedeva niente di più di quanto la signora Alba abbia fatto.

Film promosso come cinecomics, qualche dubbio sul fatto che sia buon cinema.

Miller funziona meglio sulla carta stampata.

Probabilmente è anche questione di contenuti. Chi lo sa, magari avessero portato al cinema Martha Washington Goes to War sarebbe stata un’altra cosa.

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JESSICA, MI DEVI UN PANINO COL LAMPREDOTTO


Sabato scorso ho rinunciato al mio panino col lampredotto per noleggiare un film, purtroppo è stata una di quelle giornate in cui devi scegliere tra una cosa e un’altra.

Ora, fermo restando che il lampredotto è una delle fondamenta dalla mia vita , noleggiare TI PRESENTO BILL è stato un’ vero e proprio atto di fede. Scommetto che a Indiana Jones mettere i piedi sul precipizio per attraversarlo è costato di meno.

Ne è valsa la pena? Mettiamola così, ho chiamato Andrea, il mio trippaio di fiducia, chiedendogli dove fosse col chiosco lunedì per bilanciare ciò che ho visto. E maremma impestata il lunedì non lavora.

Signora Alba, so che non leggerà mai quanto sto scrivendo, tanto più che è in italiano, ma dia retta a me, si prenda un agente coi controcoglioni e lo preghi di scegliere i suoi ruoli meglio di quanto abbia fatto fino ad ora. Anzi già che c’è vada da Cameron (James) gli dica che non gliene frega un cazzo di pandora e di quei puffi di Cernobyl e lo convinca il più presto possibile a rimettere in cantiere Dark Angel (e già che c’è lo convinca a dare un po’ di soldi a Carlos Meglia e a depositare un mazzo di fiori sulla tomba di Carlos Trillo con un bigliettino di scuse).

La prego lo faccia per me… io il sabato devo mangiare il mio lampredotto, non posso passare la vita a noleggiare porcherie compiendo atti di fede nei suoi confronti.

Grazie

AdG

PS La missione è più dura del previsto… che si sappia.

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TI PRESENTO BILL


Prosegue la missione: vedere l’intera filmografia della signora Alba.

Bene questa volta è toccato a TI PRESENTO BILL con Aaron Eckhart.

Allora vorrei cominciare subito col dire che il film non mantiene nessuna promessa e di promesse ne fa parecchie, a cominciare dalla locandina, quella made in USA in cui pare ci sia un triangolo amoroso, in quella italiana  in cui nemmeno il triangolo c’è, ci sono solo i due attori (Eckhart e l’Alba) che nemmeno si cagano di striscio per l’intero film … Quindi non è neppure di quello che parla il film. E vabbè…

Le prime scene sui titoli di testa promettono una spumeggiante ed intelligente commedia sofisticata ma… no, aspetta… niente di tutto questo.

Di che parla il film? Beh di un povero sfigato depresso castrato sia dalla moglie ricca sfondata che da sé stesso. Sì si vorrebbe dare anche la colpa al suocero ma non c’entra un mazza, se il protagonista è sfigato è solo merito suo. C’è un Aaron Eckhart che di solito è anche bravo e qui lo troviamo a fare il verso da George Mcfly (hello McFly!! Ecco quello) troviamo una Jessica Alba – che ricordo è sulla locandina del film – che compare dopo due terzi del film medesimo in un ruolo che non è nemmeno un ruolo, è diciamo più una sorta di tappezzeria ambulante.

La trama è totalmente scollegata da un qualsiasi cervello su questa terra e il ruolo di saggio mentore per il povero protagonista è affidata ad un adolescente secco e rompicoglioni che si vuole fare l’Alba (che poi non si farà giustamente) e che manda tutto in vacca (il film intendo) trasformando quel poco di interessante che poteva esserci in una sorta di American Pie over 40.

Mi pare che per questo film il ruolo che ricopre Jessica Alba fosse stato pensato per Lindsey Lohan la quale non conoscendo i registi e trovandoli poco famosi abbia rinunciato alla parte. La cosa mi è molto dispiaciuta perché se il film lo avesse interpretato lei non mi sarei nemmeno scomodato ad interessarmene.

Una cattiveria sulla Lohan: secondo me è una donna dallo scarso igiene personale e con molta probabilità puzza pure un po’.

 

Giudizio critico: film di merda.

bill

THE KILLER INSIDE ME


Una furtiva lagrima
negli occhi suoi spuntò:
Quelle festose giovani
invidiar sembrò.
Che più cercando io vò?
M’ama! Sì, m’ama, lo vedo.
Un solo istante i palpiti
del suo bel cor sentir!
I miei sospir, confondere
per poco a’ suoi sospir!
I palpiti, i palpiti sentir
confondere i miei co’suoi sospir!
Cielo! Si può morir!
Di più non chiedo, non chiedo.
Ah, cielo! Si può morir d’amor.

 

Adoro il genere noir perché non lascia scampo.

Non c’è scampo per le vittime e non c’è scampo per il protagonista.

Il nichilismo più tetro ed assoluto.

E uno dei più grandi scrittori che ha fatto del nichilismo uno dei suoi marchi di fabbrica è Jim Thompson. Autore che stimo con ogni fibra del mio corpo.

Da alcuni romanzi di Thompson sono stati tratti dei film (The Getaway di Sam Packinpah) e alcuni film da sue sceneggiature (Rapina a Mano Armata o Orizzonti di Gloria di Stanley Kubrick).

Vorrei spendere due parole su THE KILLER INSIDE ME nella versione di Winterbottom, interpretato da Casey Affleck, Jessica Alba, Kate Hudson e caratteristi coi contro cazzi come Ned Beatty ed Elias Koteas (qui un po’ deja vu però).

Lo dico subito, a mio modesto parere il film è riuscito a metà, e a leggere cose in giro qua e là la stessa sensazione la abbiamo avuta in tanti.

Winterbottom non ne fa una rilettura, ma una fotocopia visiva del libro. Praticamente fa quello che ogni fan-di-qualcosa brama da parte di un regista quando porta su schermo il proprio libro preferito.

Kubrick aveva capito una cosa importante, anzi fondamentale: le regole della narrazione scritta differiscono in modo netto da quelle della narrazione visiva. Quindi cari fan stracciacazzirompicoglioni dovreste farvene una ragione quando un regista fa di tutto per NON fotocopiare un testo letterario. Shining di King è una cosa e lo Shining di Kubrick è un’altra. Solo quel bischero di Stephen King non lo ha capito ancora a distanza di oltre trent’anni.

Cosa manca al film allora? Beh manca la cosa fondamentale che Thompson ha dato ai lettori del romanzo: il punto di vista del protagonista assoluto ed esclusivo. Per assoluto ed esclusivo non intendo quella specie di complicità empatica che scaturisce alcune volte con i personaggi perché raccontano le cose in prima persona. Per assoluto ed esclusivo voglio dire che Thompson fa si che l’io narrante di Lou Ford ci venga scaraventato addosso e non si riesca a togliercelo fino alla fine del libro,

essendo Ford – per dirla un po’ come nel film – un’erbaccia è molto difficile scrollarsela di dosso. In effetti il paragone con le erbacce è differente nel film…

Ci  sono due versioni della pellicola, una – diciamo – normale, e quella italiana.

Nella versione italiana, la scena dell’”omicidio” di Joyce (Jessica Alba) è stata totalmente tagliata, tutta quanta ci si accorge ciò che è successo solo in seguito. Eliminare da un film del genere una scena di questo tipo significa snaturare l’intero film. Fortunatamente ho visto la versione originale e ammetto che ho avuto più di una volta l’istinto di premere il tasto FFW del telecomando mandando avanti veloce il tutto.

Il motivo immagino sia la crudezza della scena, difficilmente ho assistito ad un massacro di tale apatica ferocia e forse – ma dico forse – il mio cuore non sopportava di guardare impotente lo scempio perpetuato sul volto bellissimo di Jessica Alba. Ma quest’ultima è una mia cosa personalissima e per chi legge lascia il tempo che trova.

Aldilà di questo, mutilare un’opera di anche 1 solo secondo è vergognoso più di quanto sia orribile quello per cui il taglio è stato fatto, e in Italia siamo dei veri cialtroni in questo, ipocriti baciapile e cialtroni.

Ok fine sfogo.

Il punto cardine comunque è la disaffettività  del protagonista. Lou Ford pronuncia le parole ti amo ma è chiaro che non ne comprende il significato, non ha la minima idea di cosa sia l’amore, forse non sa nemmeno cosa sia il sesso, pur praticandolo ripetutamente durante tutto il film. Non sa cosa sia l’emozione.

Egli non è apatico però, nel film Ford commette quattro (tre?) omicidi più una strage. Il massacro delle due donne è più brutale, più lungo, commesso a mani nude. Sussurra ti amo mentre si sentono scricchiolare le ossa del volto tumefatto incredulo e in lacrime di Joyce mentre ancora si chiede perché di quella violenza. La cosa sconvolgente è la reazione di Joyce: non c’è. Viene massacrata senza reagire, senza alzare le mani per coprirsi il volto, l’unica cosa che si chiede è perché.

Mi sentirò dire “eh ma lei è comunque una masochista”.

Vero Joyce è masochista, ma c’è sempre un limite in questo tipo di rapporto e il limite lo stabilisce il “sub”. In questo caso il limite viene superato e di parecchio, ma ormai è troppo tardi. Lou ha un solo scopo: uccidere.

Non mi dilungo oltre, il film è interessante, il maggior difetto forse è proprio quello di essere troppo fedele al libro ed essere meno “film” di quello che avrebbe potuto essere. Ma se paragonato al primo film tratto da questo meraviglioso romanzo, beh… capolavoro assoluto in questo caso.

Consiglio ad ogni modo di leggere L’ASSASSINO CHE E’ IN ME di Jim Thompson perché è da brividi orgasmici (se si ama il noir) e magari anche POP 1280, il titolo in italiano è COLPO DI SPUGNA come il film che ne ha tratto Bertrand Tavernier nel 1981.

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