Il nido dell'Anatra

"I censori tendono a fare quello che soltanto gli psicotici fanno: confondere l'illusione con la realtà". (David Cronenberg)

SUKIYAKI WESTERN DJANGO


Vado un po’ controcorrente, visto che di Django Unchained ne è già stato scritto e discusso ovunque, ed è inutile scrivere anche due righe sul western gotico di Corbucci, Django, ché ormai anche di quello le parole si sono sprecate. No, due righe personalissime, le voglio riservare al film di Takashi Miike Sukiyaki Western Django.

Miike è regista colto raffinato ed eclettico, in grado di proporci con la stessa nonchalance pellicole come Yattaman,  Audition, Iichi the Killer o Gozu, tanto per citarne alcuni.

SWD è un film particolare la cui matrice più che ad ispirarsi all’originale di Corbucci, si rifà a Per un pugno di dollari di Leone, con il pistolero senza nome che arriva in paese, nel bel mezzo di una faida tra due clan rivali, i Bianchi e i Rossi, in questo caso. Il Western di Miike è ambientato in un non-luogo della fantasia in cui convivono il Giappone feudale e lo spaghetti western. Ora non per scomodare il maestro, ma Kurosawa a suo tempo con Yojimbo fece esattamente quello, tanto è vero che proprio il film di Kurosawa è la base su cui sono stati costruiti film come Per un pugno di dollari, Ancora vivo, e questo Sukiyaki Western Django.

Ma Miike va oltre, mescolando elementi visivi tipici di entrambi i generi, e così vediamo all’inizio, il prologo con Quentin Tarantino (Ringo) che funge da narratore, in una specie di Nuovo Messico con il cielo finto, il sole finto e sullo sfondo dipinto il monte Fuji stilizzato come fosse una stampa di Hokusai.

Ci sono tutti gli elementi del revenge movie, dello spaghetti western e dei film di samurai, si incontrano pistoleri, ronin, puttane, puttane pistolere, samurai con mitragliatrici.

A mio avviso, forse, Miike indugia un po’ nell’autoreferenzialità dell’operazione. Forse per la durata del film, siamo attorno alle due ore, forse per una certa lentezza nello svolgimento, non sempre ho avuto l’impressione di assistere ad un’opera del tutto coesa. Il film è comunque molto interessante, ho trovato ottima la fotografia, i colori saturi, che però non cercano di imitare i modelli a cui si rifà.

Per tutto il film ci si chiede di Django, chi sia, dove sia, perché non mai viene pronunciato il suo nome. Mistero che verrà risolto alla fine, un attimo prima dei titoli di coda e sulle note di Django la colonna sonora originale del film di Corbucci cantata in questo caso in giapponese. E qualche brividino sotto pelle ammetto che mi sia venuto.

Se si ama Miike il film è da vedere, se non lo si ama, è da vedere lo stesso, perché potrebbe riservare delle sorprese, perché è bene ricordarlo, Takashi Miike non è solo il regista che rappresenta la violenza in maniera quasi insostenibile, ma è anche un regista con i controcazzi, se mi si passa il termine tecnico, con una sua poetica visiva e un suo personalissimo modo di raccontare.

Immagine

PS: dimenticavo di dire che quella cui faccio riferimento è la versione originale ed integrale del film, la versione internazionale e quindi anche quella italiana, è più corta di 23 minuti.

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2 pensieri su “SUKIYAKI WESTERN DJANGO

  1. v3len0 in ha detto:

    manco sapevo miniante dell’esistenza 😀 già trovato e messo in cantiere

  2. Nel senso che lo hai trovato in un negozio online e lo hai già ordinato pagandone il prezzo con la carta di credito. Giusto, sì? sì! Sì? sì!

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