Il nido dell'Anatra

"I censori tendono a fare quello che soltanto gli psicotici fanno: confondere l'illusione con la realtà". (David Cronenberg)

Archivio per il giorno “febbraio 24, 2013”

DREDD


Seconda apparizione al cinema del personaggio creato da Wagner ed Ezquerra per l’omonima serie a fumetti. Sono indeciso se esprimere opinioni un po’ a casaccio, come il mio solito, esclusivamente su questo film, fare paragoni col film precedente o anche con la serie a fumetti. Credo che farò un po’ tutte e tre le cose, in maniera rozza e superficiale.

Dico subito che la pellicola di Pete Travis preme il pedale dell’acceleratore sulla violenza e sul “realismo”, risultando un film piuttosto cupo. Quasi tutta la vicenda si svolge all’interno di un Megaedificio di Mega City One. I Megaedifici sono delle specie di falansteri, nei quali la gente vive, muore, bazzica, passa il tempo e lavora. Dredd (Karl Urban) e la sua recluta Cassandra Anderson (Olivia Thirlby), una mutante col potere di leggere la mente, vi entrano perché ci sono stati tre omicidi. La mandante è Ma-Ma (Lena Headley), una ex prostituta sfregiata che è anche la produttrice della Slo-Mo, una droga sintetica dai bizzarri effetti. I nostri arrestano uno degli esecutori materiali, Ma-Ma se ne accorge e pur di non far arrestare il tizio segrega l’intero edificio chiudendo ogni uscita dal medesimo e mette una taglia sui due Giudici. Questo è quanto. Plot semplicissimo che mi ha ricordato nemmeno troppo velatamente il capolavoro di Howard Hawks Un Dollaro d’Onore. Lo svolgimento è solido, e la tensione è mantenuta alta per l’intera ora e mezza.

Ma il problema, per me, allora qual è? Il Giudice Dredd, quello dei fumetti, ha un registro narrativo differente. Il protagonista è un ottuso e manicheo uomo di legge le cui azioni e la cui violenza inducono al sorriso, grazie alla spiccata e volontaria vena grottesca e satirica. Nel film di Travis non vi è nulla di tutto ciò a parte la violenza, ci sono i chiari richiami ai modelli originali del fumetto come Dirty Harry e in una certa misura anche il film di Bartel prodotto da Corman Death Race 2000 e il personaggio di Frankenstein.

Alla fine comunque risulta un buon action, girato con mestiere, con un sacco di morti (che mi ero promesso di notificare ma ad un certo punto ho perso il conto), e una cattiva forse non così incisiva come poteva essere.

I tre protagonisti hanno tre espressioni per tutto il film, una per ciascuno, ma la cosa non mi infastidisce, Dredd non ne può avere più di una… forse le due signore ne potevano sfoggiare una gamma più ampia, ma come ho detto la cosa non mi ha infastidito.

Nota di merito al fatto che Urban non toglie mai il casco (elmo) e si sforza a fare la tipica smorfia del Giudice Dredd per tutto il film. Olivia Thirlby ha un bel volto, e mi ha riportato alla mente ricordi personali, che non mi dispiacciono affatto.

Peccato per le moto dei giudici, decisamente più sotto tono rispetto ai chopperoni con ruote sofferenti di elefantiasi che compaiono nel fumetto.

Alla fine comunque mi sento di promuovere il film rispetto alla mezza porcata con Sylvester Stallone, che del Giudice Dredd in quel film aveva poco o nulla.

Piccolo appunto: siccome un film col medesimo titolo esiste già, perché non dare a questo quello originale del fumetto: Judge Dredd?

Come promesso i paragoni col fumetto e il film precedente sono risultati rozzi e superficiali.

Ogni promessa è debito.

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