Il nido dell'Anatra

"I censori tendono a fare quello che soltanto gli psicotici fanno: confondere l'illusione con la realtà". (David Cronenberg)

DARK ANGEL: PERFETTA [Seconda Parte]


Aggiornato : 11/05/2013

[La Prima Parte QUI]

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CAPITOLO… (Un po’ di tempo prima)

La pioggia sembrava non finire mai su Seattle, ormai erano sette giorni e otto notti, di acqua ininterrotta. Le strade di Terminal City cominciarono ad accusare il colpo. Dieci anni di mancata manutenzione resero quei vicoli appestati una fogna a cielo aperto. I piani bassi e molti dei sotterranei si allagarono e altrettanti abitanti dovettero trovare altri alloggi, forse momentanei, ma più probabilmente definitivi.

Dalla finestra Max osservava con sgomento lo sfratto forzato di molti suoi fratelli e sorelle da parte di madre natura.

«A questo non puoi porre rimedio, lo sai…» Logan cercò di giustificare la situazione, ma a Max non importava, era sempre e comunque responsabile per quella gente.

Prese la sua decisione, e anche se il suo fisico e la sua mente erano ancora scombussolati dagli eventi delle ultime settimane agguantò velocemente il giubbotto di pelle e si avviò alla porta con passo deciso senza dire una parola.

«Max!»

La ragazza esitò un istante, poi voltò lo sguardo verso Logan, ancora vicino alla grande finestra.

«Abbiamo una telefonata da fare, se non ricordo male» le rammentò Logan allargando leggermente le braccia.

«Puoi chiamare tu, laggiù hanno bisogno di me» rispose Max decisa a scendere in strada.

«Tutti hanno bisogno di te, loro…» ed indicò con lo sguardo la strada sottostante, «…e anche loro.» e stavolta indicò oltre i confini di Terminal City, «Abbiamo tutti bisogno di te. Adesso ti togli quel giubbotto, ti siedi qui e prendi quel dannato telefono» la redarguì, indicando con decisione il tavolo sul quale era appoggiato l’apparecchio.

Max lo guardò quasi incredula, con che coraggio si rivolgeva così a lei? Ma era sexy quando faceva il duro. Oh sì, molto sexy.

«E poi…», proseguì Logan, guardando fuori dalla finestra in direzione della strada sottostante «…Siete ben organizzati, c’è già un sacco di gente che si sta dando da fare.»

Max si limitò a fissare Logan scura in volto e con almeno un trilione di pensieri che le passavano veloci nella mente come neutrini sparati in un acceleratore di particelle. Uno in particolare le volteggiava  nella testa e riguardava l’esoscheletro di Logan, per quale motivo lo stava indossando anche in quel momento?

Senza distogliere gli occhi dal volto di Logan, Max prese il telefono, alzò la cornetta sverniciata e portandosela all’orecchio con un movimento meccanico rivolse lo sguardo verso il proprio polso, l’unico tatuaggio a non essere scomparso. Il silenzio assordante di quel momento lo avrebbero ricordato entrambi per molto tempo. Il suono dei toni della tastiera mentre veniva composto il numero di telefono spezzò il silenzio.

Il momento di attesa per la risposta sembrò non finire mai, quando improvvisamente, dall’altro capo del telefono una voce rispose:

«Max… ti sei decisa a chiamare».

Max si pietrificò, riconobbe la voce.

«Lydecker? Ma come?…», l’espressione di Max si fece incredula e volgendo lo sguardo verso Logan ebbe conferma di non essere la sola. Mise il telefono in viva voce.

«Storia lunga. Cercarono di uccidermi un paio di anni fa, dopo che mi avvicinai un po’ troppo a scoprire cose sulla setta. Feci appena in tempo ad informare Logan su alcune stranezze, diciamo così, di carattere storico.» Max rivolse ancora una volta lo sguardo su Logan, il quale confermò con un cenno della testa quanto Lydecker aveva appena comunicato.

«Tutti mi hanno creduto morto, e la cosa si è rivolta a mio favore ovviamente, mi sono mosso con maggior libertà. Il piano era quello di trovare il fondatore di Manticore…»

«Lydecker, sono Logan Cale…»

«Logan, felice di risentirti, figliolo»

«Sì, più o meno la cosa è reciproca… sarò breve e conciso: che diavolo sta succedendo?» la domanda di Logan lasciò trasparire della sana impazienza ed irritazione. Max lo guardò incredula, Solo-Occhi che perdeva le staffe, tesoro, abbiamo aspettato cinquemila anni per vedere la fine di questa storia, che vuoi che sia qualche minuto in più?, pensò.

«Mettetevi comodi, la storia diventa interessante e direi quasi incredibile… per come la conosciamo ufficialmente perlomeno»

«Ti ascoltiamo, ma prima una domanda e voglio una risposta senza giri di parole: hai trovato Sandeman?»

«Ovviamente, da chi credi arrivino queste informazioni? Ma arriverò anche a lui, a suo tempo»

«Vai avanti…» lo invitò a proseguire, Logan.

«I miti e le leggende, soprattutto in ambito religioso hanno sempre avuto un fondo di verità, e questo caso non fa eccezione.

«Le tre religioni principali, hanno in comune una cosa: l’antico testamento. Nel libro della Genesi si fa riferimento a quello che tutti conoscono come”Diluvio Universale”… »

«Aspetta un attimo…», lo interruppe Logan incredulo, «Stiamo sul serio parlando di questo?»

«Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”», la citazione da Amleto di Lydecker, era molto pertinente, ne convenne il lato umanistico di Logan.

Donald Lydecker proseguì: «Si sa che anche gli aztechi parlano di un cataclisma di dimensioni planetarie, così come i babilonesi e altre culture. Qualcosa millenni fa sconvolse il pianeta, anzi, sconvolse il genere umano.»

«E quale ne fu la causa?» domandò incuriosita Max.

«La causa di tutto ciò fu C/2002 S5 DEB», fu la risposta di Lydecker.

Max non capì di cosa stava parlando l’ex colonnello di Manticore, cercò conferme sul volto di Logan, il quale fece cenno con un dito alla ragazza di attendere un attimo.

«Stai parlando della cometa?»

«Sono felice che tu sia attento figliolo, e che tu sia informato… non posso dire altrettanto di Max».

«Fammi una nota sul registro» ribatté la ragazza col solito tono sarcastico, «Volete informare anche me?»

«C/2002 S5 DEB è una cometa, il cui passaggio è atteso tra qualche settimana, gli astrofisici sono particolarmente interessati a questo particolare corpo celeste perché passa vicino alla terra una volta ogni cinquemila anni più o meno», e mentre informava di ciò Max, Logan, diventava sempre più preoccupato.

«Esattamente, e sappiamo tutti ciò che le comete possono fare: nulla, portare la vita o portare la morte».

«Bene, questa ovviamente porta la morte. Grandioso, e io come dovrei fare? Non so se lo avete notato, ma posso essere più veloce, più reattiva, più forte di qualsiasi essere umano… ma come dovrei fare secondo voi per fermare una cometa?».

Calò il silenzio, purtroppo non era una domanda retorica, era una domanda in attesa di una risposta, possibilmente concreta.

CAPITOLO DUE OTTO

Odiava le fogne, le odiava perché erano fredde e umide. Erano tutto ciò per cui non era fatto. Ogni soldato di Manticore era talmente specializzato in qualcosa, che inevitabilmente il suo opposto risultava essergli fatale in alcune circostanze. Ognuno dei fuggitivi di Terminal City aveva la propria kryptonite. La sua era il freddo e l’umido. Ma Mole aveva anche qualcosa d’altro, un fenomenale sistema di mimetizzazione derivante dai camaleonti. E fu proprio grazie a quello che riuscì a fuggire dal container, mentre Max decideva si sacrificarsi per lui e tutti i fratelli.

La parte più difficile fu spogliarsi. Perché la mimetizzazione potesse funzionare doveva essere completamente nudo. Il freddo pungente dell’acqua a contatto del suo corpo lo aveva rallentato del 60%, praticamente un normale essere umano. Per alcuni momenti persino la vista gli si annebbiò. Ma resistette, lo avrebbe fatto, se una ragazzina era stata in grado di compiere un gesto simile, chi era lui per non sopportare un po’ di freddo.

La strada verso Terminal City era lunga svariate miglia. Guardò in direzione del lungo tunnel fognario, fece una smorfia, la cosa che gli mancava di più era il suo sigaro.  Si rimise in cammino, con un pensiero rivolto a chiappe-tonde.

CAPITOLO DUE NOVE

I tre Humvee superavano i posti di blocco della polizia settoriale come sabbia strinta tra le mani, ah, aver avuto quei pass ai tempi della Jam Pony.

La pioggia non accennava a diminuire, le luci della città riverberavano sulle gocce di acqua che rigavano i vetri oscurati dei mezzi militari. Max, incatenata alla roll bar  del Humvee osservava Seattle allontanarsi dall’interno del mezzo. Le luci dei grattaceli del centro si affievolivano sempre più, fino a scomparire del tutto. La strada fuori città era priva di illuminazione, le uniche luci erano quelle dei fari degli Humvee. Fu in quel momento che Max smise di guardare oltre il finestrino. Dalla radio dell’auto proveniva, a basso volume, della lagnosissima musica country.

Ames White era sullo stesso mezzo di Max, entrambi sui sedili posteriori.

«… sì è stata catturata… No, nessun problema. Saremo lì entro sette ore, tenete tutto pronto, voglio essere io quello che le entrerà dentro per primo, Fenestol», disse White ed interruppe la chiamata al cellulare.

«Ames, senza nemmeno i preliminari? Tua moglie ha ceduto così al tuo fascino?» domandò ironica Max, poi volgendo lo sguardo direttamente su White, «Te la ricordi tua moglie vero? Quella che hai ucciso, ma sì che te la ricordi Wendy».

White senza proferire verbo fece partire un diretto in pieno volto della ragazza facendole sanguinare il naso.

«Certo che…» sputando un po’ di sangue, «… Sai come si tratta una ragazza…»

«Tu, sei feccia. Sei materiale di scarto, e quando saremo arrivati dove dobbiamo, avrò l’onore di metterti le mani dentro lo stomaco e rovistare fino a quando non verrai sedata a causa delle grida di dolore, poi ti ricucirò e ricomincerò daccapo. I nostri scienziati metteranno le mani su di te solo dopo che io mi ci sarò divertito, ti è chiaro luridume?»

Max lo guardava fisso negli occhi, con entrambi, anche quello tumefatto, pareva divertita. Avrebbe voluto pulirsi il naso dal sangue, ma le catene che la tenevano costretta all’interno dell’Humvee non glielo permettevano.

«Sai Ames, tuo padre pare abbia fatto un gran lavoro con me, gira voce che io sia perfetta», disse 452 tirando platealmente su con il naso e sputando nuovamente sangue e muco.

White si limitò a lanciarle uno sguardo con la coda dell’occhio.

«Dimmi, non mi trovi perfetta?», il tono era suadente, quasi provocante, «Andiamo Ames, ehy…. Ma guardami… guardami negli occhi e dimmi che non ci hai mai fatto un pensierino».

Ames White sorrise, senza voltarsi.

«Dai Ames, puoi allungare una mano se vuoi, nessuno te lo impedisce, io non posso di certo, dai avvicinati…» disse inarcando la schiena ed esaltando il petto, «Le hanno fatte bene che dici? Eh sì, a Manticore sapevano come farci»

«Ehy tu», disse White rivolgendosi al passeggero davanti.

«Signore?»

«Punta la pistola alla testa di 452»

«Sissignore» estrasse la beretta semi automatica e la puntò alla testa di Max.

«Se muove un muscolo falle saltare la testa»

«Sissignore»

«Allora, 452, hai deciso di fare la carina con me…», mentre parlava Ames White, le posò una mano sulla coscia.

«Sai è piuttosto strano, ricordo di aver letto tutti i tuoi tatuaggi, quelli che adesso non ci sono più, compreso questo che ti è rimasto sul collo», indicò con l’indice il lato destro del collo di Max, «Ma…» proseguì grattandosi una guancia, «Non ricordo che ci fosse scritto che sei anche una troia»

Max si fece cupa in volto, cercò di scostare la gamba dalla mano di White.

«Eh no cara mia, adesso…», White fece scattare la propria mano sul pube della ragazza, «Adesso ci stai, non puoi tirarti indietro».

«No!»

«Pensavi fossi tanto sprovveduto da avvicinarmi? Pensavi davvero che non sapessi in quanti modi in una situazione del genere un X5 può uccidere a distanza ravvicinata anche se costretto mani e piedi?», la mano di White si insinuava sempre di più, con maggior forza e violenza.

«NO!» gridò Max, con gli occhi lucidi.

Poi White le si avvicinò, e le sussurrò una cosa nell’orecchio, «A Wendy piaceva così… i primi due figli, quelli che sono morti, li abbiamo concepiti così.»

Max lanciò un’occhiata carica d’odio nei confronti di quell’uomo tanto abietto.

«Mi fai schifo!» e gli sputò in faccia, sangue e saliva.

White si ritrasse, fece cenno al sottoposto di abbassare l’arma, ed estrasse un fazzoletto immacolato dal taschino della giacca. Si pulì il viso e sorridendo lo rimise nel taschino.

«Ecco vedi? Hai già cominciato a collaborare… campioni di DNA.

«Rilassati 452, sarà un viaggio lungo», poi si voltò in direzione del finestrino ed accavallò una gamba canticchiando.

Oh my darling, Oh my darling, 
Oh my darling Clementine, 

You are lost and gone forever, 
Dreadful sorry Clementine.

CAPITOLO… (un po’ di tempo prima)

Una cometa! Una dannata cometa! E come dovrei contrastare l’arrivo di una cometa? Ma per chi mi hanno preso?

«Max, ascolta…» Lydecker aveva assunto un tono paterno, era quel tono che tanto la metteva a disagio, «La cometa rappresenta L’Avvento, ma non è scritto da nessuna parte che questo grosso blocco di ghiaccio e chissà che altro, si schianti sulla terra, anzi la cosa non è nemmeno da prendere in considerazione, piuttosto il problema è un altro, passando anche vicino al sole, si scioglierà in parte rilasciando in atmosfera particelle di acqua mescolata ad un virus».

Logan si illuminò, «Ma certo!… Max, il diluvio universale! Quando accadde migliaia di anni fa il virus venne rilasciato in atmosfera, decimando probabilmente la popolazione terrestre e coloro i quali sopravvissero…»

«… Altri non erano se non gli antenati dei seguaci del culto del serpente.»

«Va bene, ma lo scopo qual è? Cosa vogliono esattamente?» domandò Max rivolta al telefono.

«Vogliono ereditare la terra, come fu cinquemila anni fa.»

«Cioè vogliono sterminare il genere umano per rimanere gli unici “eletti”? Ma è folle!»

«È da migliaia di anni che  perseguono la selezione genetica, il serpente col quale si sottopongono all’iniziazione non è nemmeno presente nei bestiari, di fatto non esiste. Il suo veleno è contaminato da quel virus, e ne è immune perché colpisce solo gli esseri umani. Manticore nelle intenzioni di Sandeman avrebbe costituito l’unica ancora di salvezza per il genere umano. Voi, i miei ragazzi e tutti gli altri di Manticore siete immuni da quel virus, ma tu Max… »

Lydecker fece una lunga pausa.

«Sandeman fece di te qualcosa di più, tu rappresenti l’unica salvezza per il genere umano»

Max volse lo sguardo su Logan.

«E io cosa dovrei fare?»

«Cosa devi fare è scritto sui tuoi tatuaggi, hai il manuale di istruzioni»

«Mossa astuta scriverlo in una lingua morta ed intraducibile. Sai leggere l’antico minoico, Don?»

«Nemmeno una virgola, ragazza mia, Sandeman non lo ha detto nemmeno a me, ma credo che tu sia in grado.»

«White ne fu in grado, e a quanto pare non gli piacque per niente ciò che lesse».

«Quello fu un buon segno Max», ma il sorriso di Logan era stiracchiato.

«Se ragioniamo in termini militari, in questo momento il nemico sa cosa possiamo fare e farà di tutto per contrastarlo mettendo a punto un piano specifico… mentre noi…»

«Calma con il “noi”, Don».

«Max, noi “genere umano”, siamo dalla stessa parte».

«”Il nemico del mio nemico è mio amico” non funziona con me».

«Fattelo funzionare allora! Perché qui c’è in ballo molto di più del tuo risentimento verso di me o Manticore!», Lydecker parve seriamente preoccupato nel constatare la scarsa visione d’insieme di una dei suoi pupilli.

«Lydecker, Max sa bene cosa c’è in ballo, manteniamo la calma e organizziamo un piano», s’affrettò a proseguire Logan cercando di placare gli animi.

«D’accordo figliolo, ma dovremmo vederci».

«Domani alle ventuno e zero zero, a Terminal City, Don. Fatti trovare a Market Garden un’ora prima, manderò qualcuno a prenderti», detto questo Max interruppe la conversazione.

«Non devi più cercare di addolcire quanto esprimo, Logan», Max era seria.

«Ti capisco, ma come ha detto Lydecker, c’è in ballo molto di più, e lui sarà un alleato prezioso», ribattè Logan  aggiustandosi gli occhiali e mettendo le mani in tasca.

I due rimasero immobili ad osservarsi.

Una piccola smorfia sul volto di Logan fece la sua comparsa, per sottolineare l’accaduto e la particolarità della situazione.

Max ricambiò l’occhiata ma…

 «Questa è fatta… e adesso mi dici come mai indossi l’esoscheletro»

Continua…

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6 pensieri su “DARK ANGEL: PERFETTA [Seconda Parte]

  1. Pingback: DARK ANGEL: PERFETTA [Prima Parte] | Il nido dell'Anatra

  2. giulia in ha detto:

    Ho divorato il tuo racconto, tanto che ho letto fino alle due del mattino… che disperazione quando mi sono resa conto che “continua” non era un link ma semplicemente “prima o poi poster altro” xD complimenti aspetto con ansia la continuazione!

    • Grazie della pazienza, per essere arrivata in fondo. Diciamo al “fondo relativo” visto che ancora non ho finito. Spero di rimetterci mano, ma il tempo è quello che è ed io non faccio lo scrittore, ma solo il fumettaro 😉

      • Annamaria in ha detto:

        Continualoooo daiiiiiii mi ha preso anche a me il racconto sei bravissimo.. 🙂 😉

  3. Giulia in ha detto:

    Spero che tu riesca a trovare tempo, questo racconto è veramente bellissimo. Una
    Volta concluso potresti pubblicarlo ! Intanto ti farò pubblicita sulle mie due pagine facebook dedicate a
    Dark Angel: Dark Angel Movie petition e Dark Angel su italia1 🙂

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