Il nido dell'Anatra

"I censori tendono a fare quello che soltanto gli psicotici fanno: confondere l'illusione con la realtà". (David Cronenberg)

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AFTEREARTH


Ma non voglio nemmeno sprecare troppe parole.

Film diretto da M. Night Shamaqualcosa, che da come prendo per il culo il cognome si dovrebbe intuire la stima che ho per questo regista e storia di Will Smith. Ora Smith non mi sembra una cima come autore di soggetti, e questo film ne è la prova. Ma d’altra parte nemmeno Shamaqualcosa è un grande regista… quindi.

Dovrebbe essere un “film di formazione”, nel quale un ragazzo diventa uomo attraverso il superamento di prove difficili. Dire che la cosa è trattata come la potrebbe trattare un analfabeta cinematografico è poco. I personaggi sono antipatici, tagliati con l’accetta, ma che dico, con un bazooka, tanto sono stereotipati e piatti. Trama telefonatissima (e io che mi lamentavo di Avatar… capolavoro a confronto) ed effetti digitali appena passabili. Film noioso, perché porca miseria è noioso da morire, ed inconcludente.

Da morire dal ridere la cosa della “spettralità” dei Rangers. Praticamente annichilendo la propria paura riescono a sconfiggere il ragnaccio gigante mandato a far fuori gli umani da non si sa chi.

Il bimbetto si caca addosso per tutto il film e alla fine, ta daaan! Sconfigge la paura. ON/OFF  come un interruttore. Così… alla cazzo di cane.

Giudizio critico: film di merda con doppio carpiato.

Non metto nemmeno la locandina che non ci ho viglia di perdere tempo….

FIST OF JESUS


No, ma parliamone eh. 

Era dai tempi di BRAIN DEAD di Peter Jackson che non mi divertivo così

 

E non vedo l’ora che esca ONCE UPON A TIME IN JERUSALEM

LA CASA DEL DIAVOLO


Lo dico subito così mi tolgo dall’impiccio: questo film è un capolavoro.

Trattasi di un sequel, e per la precisione è il sequel de La Casa dei 1000 Corpi, exploit alla regia di Rob Zombie. Il primo film è gradevole, ma un po’ sfilacciato, soprattutto nel finale. Non è brutto sia chiaro, è anni luce avanti rispetto al remake di Non Aprite Quella Porta, che essendo due film che parlano della stessa cosa sono paragonabili senza remora alcuna. Nel primo film Zombie, mette il piede a tavoletta e va avanti così per l’intero film, ed è bravo a mantenere tutto entro i binari del vedibile e del filmabile (parlo di stile registico non di contenuti delle scene). Ma qualcosa non convince, ed è il finale, totalmente sopra le righe che risulta forse un po’ posticcio e discrepante rispetto a tutto il resto. Di per sé è forte, le immagini sono disturbanti ma come lo possono essere i cenobiti Barkeriani, ti affascinano e repellono insieme, ma rispetto al resto del film c’entra poco.

Il secondo invece, La Casa Del Diavolo è un film solido, quadrato, misurato ed elegante. Dico “elegante” in senso registico, le immagini, la fotografia e tutto quanto è graffiato e sporco, ma è la messa in scena ad essere elegante.

La Casa del Diavolo è un film senza sbavature, con la stessa forza visiva di film come Punto Zero o Il Mucchio Selvaggio. Ci ho rivisto un po’ di Sam Peckinpah.

Il registro narrativo è completamente differente rispetto al primo film che risultava essere lisergico e grottesco, in questo caso invece Zombie preme il pedale sul realismo e la crudeltà. Realismo e crudeltà che non sfociano mai in scene grandgugnolesce, gore, splatter o quant’altro, per il semplice gusto di mostrare. No qui di sangue ce n’è poco, non può nemmeno essere annoverato come cinema horror, questo è un noir, in parte uno slasher e un road movie, uno di quelli brutti sporchi e cattivi anni settanta.

E gente, La Casa del Diavolo, ha un finale da brivido, uno dei più bei finali della storia del cinema secondo me, sulle note di Free Bird dei Lynyrd Skynyrd, con un montaggio pazzesco e una sparatoria come solo Sam Packinpah avrebbe potuto girare così.

Massimo rispetto a Rob Zombie come regista, al momento non ne ha sbagliato uno di film, e al momento è uno di quelli che mi fa battere il cuore per il genere.

E soprattutto: affanculo il cinema da bimbiminkia.

Hail to the king baby!

(Ash, Army of Darkness)

la-casa-del-diavolo

IL MONNI…


…se n’è andato.

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Ciao Carlo

TOKIO GORE POLICE


Questo è un anime live-action. Nel senso che se lo facevano animato cambiava poco.

Trattasi di film horror-splatter-cyberpunk-action-chambara e probabilmente anche qualcos’altro di Yoshihiro Nishimura. Essendo giapponese è anche totalmente fuori dai gangheri, in senso positivo intendiamoci, io mi ci sono divertito con questa cosa. Il sangue schizza, ma che dico… le persone sono delle sistole umane con una pressione sanguigna che nemmeno Grisù il draghetto pompiere ha mai tenuto tra le mani spegnendo incendi.

Ci sono richiami a Go Nagai (Violence Jack) a Mad Max (il primo film) un po’ a tutto Cronenberg (fino a quando metteva in scena la mutazione fisica), un po’ di Tetsuo e una storia che definire folle e sconclusionata è poco.

Ma è divertente, lo giuro, mi ci sono divertito a vedere questa puttanata.

La donna senza gambe con la potta grossa come la testa di un coccodrillo (denti inclusi) è da antologia del bizzarro e del kitsch.

Non c’è molto altro da dire, alla fine la struttura è quella di un videogame, ammazza e spacca tutto e arrivi al livello successivo, fino al boss finale.

Make up ed effetti piuttosto caserecci.

La protagonista, Eihi Shiina è parecchio bellina e le macchine della polizia hanno il tettuccio…

Il tettuccio di legno da tempio scintoista.

E sticazzi.

TGP

KNOCKOUT (HAYWIRE)


Ecco un passatempo di Steven Soderbergh. Knockout ha una trama ridotta all’osso, siamo quasi a livello si semplice plot, ma l’osso che rimane per me, è decisamente saporito. Non mi si venga a dire che di film così ce ne sono centomila, perché lo so anche io, ma di film che rappresentino il combattimento corpo a corpo in modo quasi documentaristico onestamente non so quanti ce ne siano. Non parlo di coreografia del combattimento, parlo proprio di rappresentazione della violenza, del cazzotto nudo e crudo. Gina Carano, l’attrice protagonista (donna dal fisico scolpito nella roccia) è una che sa menare visto che lo fa di mestiere e in questa pellicola il regista mette in scena dei combattimenti impressionanti, la fisicità della Carano alla fine è il film stesso. Non ci sono evoluzioni con la macchina da presa, non ci sono controcampi funambolici, né ralenti, né salti con le funi da wuxia. No, in Knockout il combattimento è quanto di più realistico e “pulito” – nel senso che non ci sono fronzoli – mi sia capitato di vedere, direi quasi naturalistico. Un film d’azione asciutto, quasi astratto nella sua essenzialità. Durante i corpo a corpo la musica è latente, senza il minimo dialogo, ci sono solo i cazzotti e i suoni dei medesimi, e lo posso assicurare vedere e sentire quanto si vede e sente in questo film fa male davvero. La pellicola alla fine è quasi un esercizio di stile incentrato sul CaC, con un aspetto da film indie intellettuale, magari un po’ patinato ma decisamente essenziale. Il tutto condito di cammei di prim’ordine: Michael Fassbender, Michael Douglas, Antonio Banderas, Ewan McGregor, Bill Paxton, Mathieu Kassovitz.

So che a molti Knockout ha indotto sbadigli, leggendo un po’ di commenti in giro per la rete il film è stato stroncato dal pubblico quasi senza appello. A me ciò che è risultato indigesto per gli altri è sembrato saporito, mi ci sono divertito ed ho ammirato questa estrema sintesi di un action movie.

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LOBO, L’UOMO


Allora, per chi non lo sapesse L’Uomo è l’ultimo della sua specie, è uno Czarniano, ed è l’ultimo per un motivo molto semplice: voleva essere l’ultimo. E così è stato, ha sterminato il suo intero pianeta e adesso si gode la sua unicità fumando sigari, ascoltando trash metal, massacrando di botte poveracci in bar di infimo ordine e ogni tanto prendendo per il culo i tizi col mascellone (si riferisce a quelli della Justice League, Superman e compagnia bella). Poi è successo che è morto ed è finito in paradiso, perché all’inferno non ce lo volevano davvero. In paradiso ha spaccato il culo a santi e angeli e ha sventrato l’intera baracca col risultato di tornare vivo tra i mortali. Questo è L’Uomo.

Bene su L’Uomo s’era parlato di un film che doveva essere diretto da Guy Ritchie. Il buon Guy ha poi ringambato (tradotto si è ritirato mettendola nel culo a tutti) in favore del brand di Sherlock Holmes (contento lui).

S’è più saputo nulla fino a quando The Rock, al secolo Dwayne Johnson, ha detto di essere stato contattato per la parte. La cosa peggiore però è un’altra: il film se verrà realizzato sarà un PG 13! Sì ho scritto bene sarà un film con un divieto ai minori di 13 anni. La notizia non è nuova, lo so, diciamo che comincia a puzzare… Ma…

Gesù, per Lobo? Ma che vogliono fare la vita di Madre Teresa? Ora se nessuno ha mai letto Lobo diciamo che è una versione edulcorata di RanXerox… eh sì c’è qualcosa di più trucido di Lobo. L’Uomo usa la violenza e il turpiloquio come stile di vita, il vecchio RanXerox anche le bestemmie (quelle classiche dei nostri nonni, per intenderci), a proposito ma un bel film su RanXerox? Ché il vecchio Ranx è sempre il vecchio Ranx… ora per i bimbiminkia che leggono gli X Men, il tizio grosso che si chiama Guido Carosella è palesemente ispirato (fisicamente) e credo sia anche un omaggio a RanXerox, vero e proprio fumetto cult negli USA, pur essendo italiano fino al midollo. Consiglio vivamente di recuperarlo e di dire una preghierina per Stefano Tamburini. ZNORT!

Ma sto divagando, parlavo de L’Uomo. Nel 2002 venne realizzato un corto di 13 minuti ispirato all’albo in cui L’Uomo viene ingaggiato dal Coniglio Pasquale per far fuori Babbo Natale. Si vede che si tratta di un opera amatoriale, ma è molto fedele a quello che dovrebbe essere L’Uomo. È divertente e ne consiglio la visione a chi è interessato e se lo fosse perso.

E ricordiamoci sempre che l’albo di Lobo dal titolo The Wisdom of Lobo è composto da 64 pagine bianche. E ho detto tutto su quanto Giffen Grant e Bisley prendano per il culo tutti quanti.

PS a proposito la mia sperticata ammirazione totale per le capacità grafiche di Simon Bisley. Una specie di miracoloso punto di incontro tra Bill Sienkiewickz e Tanino Liberatore.

PPS il progetto comunque pare al momento naufragato, persino The Rock ne ha recitato il De Profundis, e non resta che sperare che la quantità di quattrini riservati ad un film ignobile quale fu quello su Lanterna Verde, non vadano ad un altro film di tale levatura, fosse lo stesso Lobo… piuttosto meglio niente. Tanto ad Hollywood non hanno le palle per affrontare un film su L’Uomo.


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DREDD


Seconda apparizione al cinema del personaggio creato da Wagner ed Ezquerra per l’omonima serie a fumetti. Sono indeciso se esprimere opinioni un po’ a casaccio, come il mio solito, esclusivamente su questo film, fare paragoni col film precedente o anche con la serie a fumetti. Credo che farò un po’ tutte e tre le cose, in maniera rozza e superficiale.

Dico subito che la pellicola di Pete Travis preme il pedale dell’acceleratore sulla violenza e sul “realismo”, risultando un film piuttosto cupo. Quasi tutta la vicenda si svolge all’interno di un Megaedificio di Mega City One. I Megaedifici sono delle specie di falansteri, nei quali la gente vive, muore, bazzica, passa il tempo e lavora. Dredd (Karl Urban) e la sua recluta Cassandra Anderson (Olivia Thirlby), una mutante col potere di leggere la mente, vi entrano perché ci sono stati tre omicidi. La mandante è Ma-Ma (Lena Headley), una ex prostituta sfregiata che è anche la produttrice della Slo-Mo, una droga sintetica dai bizzarri effetti. I nostri arrestano uno degli esecutori materiali, Ma-Ma se ne accorge e pur di non far arrestare il tizio segrega l’intero edificio chiudendo ogni uscita dal medesimo e mette una taglia sui due Giudici. Questo è quanto. Plot semplicissimo che mi ha ricordato nemmeno troppo velatamente il capolavoro di Howard Hawks Un Dollaro d’Onore. Lo svolgimento è solido, e la tensione è mantenuta alta per l’intera ora e mezza.

Ma il problema, per me, allora qual è? Il Giudice Dredd, quello dei fumetti, ha un registro narrativo differente. Il protagonista è un ottuso e manicheo uomo di legge le cui azioni e la cui violenza inducono al sorriso, grazie alla spiccata e volontaria vena grottesca e satirica. Nel film di Travis non vi è nulla di tutto ciò a parte la violenza, ci sono i chiari richiami ai modelli originali del fumetto come Dirty Harry e in una certa misura anche il film di Bartel prodotto da Corman Death Race 2000 e il personaggio di Frankenstein.

Alla fine comunque risulta un buon action, girato con mestiere, con un sacco di morti (che mi ero promesso di notificare ma ad un certo punto ho perso il conto), e una cattiva forse non così incisiva come poteva essere.

I tre protagonisti hanno tre espressioni per tutto il film, una per ciascuno, ma la cosa non mi infastidisce, Dredd non ne può avere più di una… forse le due signore ne potevano sfoggiare una gamma più ampia, ma come ho detto la cosa non mi ha infastidito.

Nota di merito al fatto che Urban non toglie mai il casco (elmo) e si sforza a fare la tipica smorfia del Giudice Dredd per tutto il film. Olivia Thirlby ha un bel volto, e mi ha riportato alla mente ricordi personali, che non mi dispiacciono affatto.

Peccato per le moto dei giudici, decisamente più sotto tono rispetto ai chopperoni con ruote sofferenti di elefantiasi che compaiono nel fumetto.

Alla fine comunque mi sento di promuovere il film rispetto alla mezza porcata con Sylvester Stallone, che del Giudice Dredd in quel film aveva poco o nulla.

Piccolo appunto: siccome un film col medesimo titolo esiste già, perché non dare a questo quello originale del fumetto: Judge Dredd?

Come promesso i paragoni col fumetto e il film precedente sono risultati rozzi e superficiali.

Ogni promessa è debito.

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THE CALL OF CTHULHU


Film curioso, e perlomeno fedele agli scritti del Solitario di Providence.

Si tratta di un film del 2005 di Andrew Leman in bianco e nero e muto.

Il regista ha già lavorato in produzioni ad alto budget come ad esempio Le Verità Nascoste, tanto per citarne uno, come graphic designer di oggetti di scena (!). The Call of Cthulhu è girato come se fosse una pellicola degli anni venti, e con effetti speciali realizzati in stop motion. Per quanto mi riguarda bersaglio centrato.

Si contano sulle dita di una mano (di un alieno di Welles de La Guerra dei Mondi) i film tratti da racconti di Lovecraft degni di nota. Poi ci sono quelli di chiara ispirazione lovecraftiana come Il Seme della Follia di Carpenter (capolavoro), ma è un’altra storia o i tre film di Fulci sull’inferno (da vedere e rivedere) e From Beyond di Gordon… beh molta della filmografia di Gordon è lovecraftiana.

Ho avuto modo più volte di dire quanto come scrittore, la prosa di HPL mi stia indigesta e almeno altrettante volte quanto invece le sue intuizioni le sue invenzioni e il suo pantheon mistico religioso fantascientifico e orrorifico siano geniali.

Il film in questione riesce quasi a ricreare il disagio che provo nel leggere Lovecraft, disagio in senso letterario, e il maestoso orrore che silenzioso attende da eoni.

Il film è breve, poco più di un telefilm lungo esattamente come il racconto che è poco meno di un romanzo breve.

Mi sento di consigliarlo agli amanti di Lovecraft, e di vederlo a tutti gli altri, perché al momento se si esclude l’altra produzione della HPLHS The Whisperer in the Darkness (di cui qualcosa scriverò appena ho tempo) solo Stuart Gordon col suo Dagon è riuscito, con tutt’altro che un film perfetto, a ricreare alcune delle atmosfere,  e degli ambienti, “visti” nei racconti dello scrittore americano, mentre sul versante nostrano va tenuto assolutamente d’occhio Ivan Zuccon.

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CHE FINE HA FATTO BABY JANE?


Siccome sono sempre l’ultimo a sapere le cose, mi è stato fatto notare che è uscito un certo film in bluray: CHE FINE HA FATTO BABY JANE?.

Ora non vorrei sperticarmi in lodi su questa pellicola, perché è interpretata da due giganti del cinema hollywoodiano una delle quali è la mia attrice preferita in assoluto (Bette Davis), perché ha un bianco e nero da urlo, perché è un noir con delle virate verso l’horror magistrali, e perché secondo me è un capolavoro totale globale (grazie Aldrich), ma vista l’edizione in questione, non può mancare.

Jessica, maremmamaialacciacane! Eh? Un dito! Mi basterebbe in micragnoso dito della Davis e ti incenserei vita natural durante. E invece nulla. Ti metti a fare porcherie… vabbè basta che mi viene il magone.

Comunque, questa chicca c’è, è in blueray, una bellissima edizione e il film è da vedere, o rivedere se lo si è già visto, o ri-rivedere se lo si è rivisto…

E posso andare avanti ancora.

Ma mi fermo.

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