Il nido dell'Anatra

"I censori tendono a fare quello che soltanto gli psicotici fanno: confondere l'illusione con la realtà". (David Cronenberg)

Archivio per la categoria “Fumetti”


Onestamente non so come intitolare queste due righe che mi accingo a scrivere.
Se n’è andato Ade Capone, autore televisivo, scrittore, e sceneggiatore di fumetti.

Con lui ho lavorato diversi anni, proprio per quanto riguarda i fumetti.
Erinni.
Cominciai così, con Erinni, fumetto che ancora detiene il record di vendite nelle fumetterie a distanza di venti anni.
Io e Ade ci siamo conosciuti un paio di anni prima di cominciare l’avventura alla Liberty (la sua casa editrice indipendente, della quale mi onoro di aver realizzato il logo), e ci siamo sentiti innumerevoli volte per telefono ma ci siamo incontrati di persona solo 4 volte in tutto. L’ultima proprio ad ottobre dello scorso anno a Lucca, in occasione della ristampa per le edicole di Erinni. Abbiamo parlato, io sono anni ormai che mi sono allontanato dai fumetti, ma qualcosa forse si era mosso e forse mi era anche tornata la voglia di disegnare qualcosa. Forse.
Parole buttate lì, tra una battuta e l’altra.
Poi ci siamo sentiti per mail, e, incredibile, qualcosa iniziava a prendere forma. Di nuovo. Come vent’anni fa.
Poi ieri, arriva la notizia.
Ade se n’è andato.

Un abbraccio alla famiglia e un arrivederci ad Ade.

FRANK


Il 10 Maggio 2010, all’età di 82 anni se n’è
andato FRANK FRAZETTA.

Il più grande.

So Long Frank… ci mancherai

Luca

IL BAFFONE


 

Persona straordinaria il Baffone. Un ometto piccolo e completamente calvo con due baffoni grandi così.

Qualcuno ricorda Bob Rock? Ma sì, quello del gruppo TNT con Alan Ford &C. Ecco Bob Rock era Magnus. Ma senza baffoni.

Quando lo conobbi io, Magnus, aveva i baffoni, era magrissimo e un po’ curvo e in 90 minuti credo abbia fumato qualcosa come dieci sigarette… forse di più. Non lo so non le contai. Gli dissi che volevo fare il fumettaro, così gli dissi, il fumettaro, quando tutti si atteggiavano a fumettisti. Ma io lo sapevo che volevo fare il fumettaro. Per merito di Hugo Pratt. Anche lui un fumettaro. Anzi Hugo era il più fumettaro di tutti. Che aveva quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così che abbiamo noi che abbiamo visto Genova e la Corte Sconta.

Ma dicevo di Magnus. So che si chiama in altro modo, ma il nome d’arte è meravigliosamente evocativo e ridondante che addosso a lui sta benissimo. Solo Magnus poteva disegnare in maniera così maniacale quel Tex. Ricordo quando quella testa di cazzo lo infamò pubblicamente perché ci metteva troppo nella realizzazione… disse che si era pentito di aver dato licenza a Magnus di realizzare il suo Tex. Ma Magnus lo fece, ci mise il tempo che ci doveva mettere e realizzò la “Cappella Sistina” dei fumettari. Poi morì. E ci furono delle teste di cazzo che si lamentarono del tempo che ci impiegava. Teste di cazzo. Lo ripeto. Teste di cazzo.

Il Baffone mi regalò una striscia tratta da “i Briganti”. Mica gliel’avevo chiesta. Me la regalò così. Tra tutti quei fumettisti che pontificavano su chi fosse il migliore e ovviamente era Magnus perché lì presente, il Baffone regalò a me una striscia tratta da “I Briganti”. Parlammo poco, c’era casino quel giorno, ma quella mezz’ora fu illuminante. Illuminante quanto può esserlo una tavola originale di qualche fumettaro bravo, con il bianchetto per le correzioni, con le varie tonalità di china perché quella densa la usano col pennello e quella più “sportiva” con il pennino. Che quando ci passi sopra la mano senti il lavoro di quello che l’ha realizzata. Lo senti, senti anche il profumo della china, della biacca, del foglio e della gomma impastata con la grafite agli angoli perché quelli si cancellano poco per paura di arricciare il foglio. Tanto sono cazzi del tipografo.

Ricordo che con quel suo bel bolognese mi alitava in faccia le sue sigarette (di cui non ricordo la marca… ma facevano schifo. Io fumo Toscani capirete…) e mi elargiva consigli su consigli senza nemmeno rendersene conto. E forse nemmeno io me ne rendevo conto all’epoca, ma sono tornati tutti utili perché credo di averli assimilati inconsciamente. Ogni tanto la riguardo la sua striscia che ho nel mio studio, piccola, nitida perfetta ed elegantissima. Oh vorrei che la vedeste. È accanto alla tavola dei New Mutants di Sienkiewicz per creare un bel contrasto. Una Perfetta l’altra caotica, con centomila tecniche sudicia e meravigliosa.

I fumettari sono così. Insozzano le pagine con la china e i pennarelli e nemmeno chiedono scusa.

Però il Baffone… Magnus… sì insomma Roberto. Beh… abbiamo perso un’artista.

Chissà se le teste di cazzo ci penseranno a lui ogni tanto
 
Magnus

JEAN GIR


 

<< Adesso provo a spiegarvi perché faccio dei comics senza sceneggiatura. Voglio raccontarvi minuziosamente i tormenti della creazione. Voglio spifferare tutto, peggio, confessarmi del tutto. In realtà, è molto semplice: da una parte ci sono tutti quelli che raccontano storie: à chute, à exploits, à message, à morale, à gags.

1)      À chute: è facile, occorre solo contraddire l’immagine precedente. Il problema viene dalla qualità della contraddizione. Più l’affermazione iniziale è marcata, più la giravolta finale sarà gustata. Il procedimento è molto chiaro. E altrettanto artificiale!

2)      À exploits: dare una gamma di poteri a un tipo o a un gruppo e metterlo di fronte a un altro tipo di gruppo i cui poteri sono leggermente superiori in apparenza. L’astuzia consiste nel far vincere il più debole. La scelta dell’astuzia sarà il messaggio politico-morale dell’autore.

3)      À message: c’è sempre un messaggio, ma l’autore pensa che la qualità del suo è tale da dover diventare scheletro e a volte anche muscoli, nervi e sangue. A volte, è vero, soprattutto per le minoranza culturali.

4)      À morale: si trova la stessa struttura della storia à chute, ma la contraddizione può essere meno evidente.

5)      À gags: ogni fase ricostituisce e comprime i quattro esempi precedenti con dosaggi variati. Dato che il messaggio politico è implicito, perché sollecitarlo? Perché aspettare la fine per contraddirsi? Perché dare la vittoria al più debole? Perché aver paura di essere soli al buio e gridare aiuto? Perché essere così ansiosi di aver ragione?

Non c’è alcuna ragione perché una storia sia come una casa, con una porta per entrare, delle finestre per guardare gli alberi e un camino per il fumo. Si può benissimo immaginare una storia a forma d’elefante, di campo di grano o di fiammella di cerino…>>

Jean Giraud "Moebius"

Se Corto Maltese è stato quello che mi ha emozionato e fatto amare i fumetti, questa cosa di Moebius è ciò che razionalmente mi ha spinto a farli. Noi non disegnamo fumetti, non produciamo fumetti, noi i fumetti li FACCIAMO.

SATISFACTION


ogni tanto qualche soddisfazione bisogna togliersela…
dkr
“The Dark Knight Returns” Frank Miller

WATCHMEN


 

Alla fine lo hanno realizzato. C’è voluto del coraggio. Non posso certo commentare un film che non ho visto, ma conoscendo l’opera a fumetti alla quale s’ispira due parole le devo proprio spendere.

WATCHMEN non è un fumetto di supereroi. WATCHMEN è un fumetto su uomini che fanno i supereroi. Anzi che supereroi lo sono stati.

“WHO WATCH THE WATCHMEN?”, chi controlla i guardiani? La storia si apre con l’omicidio di uno di essi. E sarà come scoperchiare il vaso di Pandora, tutto il marcio, i segreti, le paure e l’ambiguità di questi “supereroi” verrà a galla e li travolgerà tutti come un’onda anomala.

Moore li ha creati per distruggerli un pezzetto alla volta, ha dato loro un passato glorioso fatto imprese eroiche, di partecipazioni ad eventi pubblici. Contemporaneamente però ci ha mostrato anche il “dietro le quinte”, in un particolare episodio il “dietro alle quinte” è letterale e piuttosto crudo… non siamo molto abituati ad assistere allo stupro di una supereroina da parte di un suo compagno d’avventure.

WATCHMEN è un’opera complessa in cui si da risalto alle persone che stanno dietro alle maschere, in cui i combattimenti, le azioni eroiche sono ormai cosa del passato e quello che rimane sono solo i loro scheletri nell’armadio. Chi si aspetta scazzottate ed effetti speciali può starne tranquillamente alla larga e può ricominciare a leggersi beatamente Dragonball, ma chi ha bisogno di una lettura più adulta e caustica, troverà pane per i propri denti nella lenta e affascinante lettura di WATCHMEN.

Ci fanno il film sì, ed ho terrore, ho il terrore di veder snaturare una cosa simile. Così è stato in parte con V FOR VENDETTA (il finale del film è del tutto astruso e buonista, mentre nel fumetto Moore ne dava una visione ben più cupa e realistica).

Che Dio ce la mandi buona…

watchmen

300


Due righe due su 300 film o fumetto è indifferente che sono uguali, se non per un piccolo dettaglio: nel fumetto i guerrieri hanno tutti pisello e palle al vento.

Pare una cazzata da poco? Beh non lo è.

Allora sarò breve e conciso. Arte ellenica e vasi di terracotta, qualcuno li ha presenti? Bene adesso il fumetto 300, si notano somiglianze? Il formato particolare allungato del fumetto stesso? I colori utilizzati? Il fatto che tutti siano rappresentati completamente nudi? È chiaro e lampante quale sia la cifra stilistica che Miller ha deciso di adottare per il suo racconto sulla “fantomatica” – se mi si passa il termine – battaglia delle Termopoli. 300 non è certo un romanzo storico, non è un fumetto che si attiene alla storia e nemmeno per quello che concerne il reparto visivo è “storico”. 300 è un fumetto sul mito, e la forza di 300 sta appunto nello stile adottato. Lo stile è 300. Chi ricerca la storia, l’attinenza alla medesima, il realismo… beh non ha capito niente di 300.

Miller ha semplicemente avuto la brillante idea di proporre un elegante esercizio di stile, di proporlo semplicemente come tale e basta.

Il film ricalca pedissequamente il fumetto con l’eccezione che le nudità elleniche sono state coperte con dei perizomi che ricordano fin troppo le mutande del Giudizio Universale. Dico purtroppo non perché avessi brama di vedere piselli al vento, ma perché in qualche modo il film è rimasto “tronco” del suo riferimento più importante, i vasi ellenici, i racconti di immagini sui medesimi… la storia dell’arte.

Ma si sa è chiedere troppo ad Hollywood.

Discorso diverso per i Transformers: una cagata pazzesca. (-:

C’entra nulla? Chissenefrega il blog è mio…

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SOGNI


 
Qualche piccolo sogno nel cassetto ce l’ho ancora… e la cosa non mi dispiace affatto alla mia età. Uno di questi è quello di scrivere o disegnare o entrambe le cose una graphic novel dedicata a The Shadow, forse l’unico personaggio dopo Batman a suscitarmi una certa inquietudine se visto in un ottica "realistica". The Shadow ha tutte le carte per diventare un vero e proprio antieroe coi controcoglioni. Ha il capplellaccio nero, ha una specie di trench a mantella (che non so come si chiama ma se lo chiedo a mia sorella sicuramente lo sa) ha un bavero rosso che lo nasconde come un bandito da  Far West, un pronunciatissimo naso aquilino e due pistole automatiche che usa contemporaneamente da prima che John Woo ne facesse il suo marchio di fabbrica. E mi riprometto di scriverci due righe anche sull’Ombra.
 
"L’ombra sa!"
 
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IL MIO AMICO CORTO


Ogni tanto fa capolino, una volta l’anno il mio amico Corto bussa alla mia porta e mi chiede se voglio partire con lui… sono viaggi esotici, impegnativi, sono viaggi che mi portano via da tutto e da  tutti. Una volta l’anno decido di partire con lui, e per la durata del viaggio io non sono più qui.

L’oceano Pacifico, il sole, i gabbiani, le capanne fatte di legno e foglie di palma, il the verde ghiacciato, un libro, un’amaca, un clipper, una puttana bellissima e saggia come solo una puttana bellissima e saggia può essere, un indigeno di Bora Bora che parla veneziano, una sigaretta, un sigaro, una botticella di rhum, un inglese naufrago, uno squalo, un frate, e tutte le bellissime discussioni tra il mio amico Corto e il suo miglior amico-nemico Rasputin. Sono queste le cose che vivo quando parto col mio amico Corto. Il Maltese onora me e tutti quelli che come me decidono di partire con lui, mi fa dono  dell’avventura, e del viaggio nel senso più puro e profondo del termine.

Io viaggio con lui sin dalle elementari, il mio amico Corto non mi ha mai abbandonato. Corto è un mio amico. Il mio amico Corto mi ha messo la voglia di disegnare.

Ora che non viaggia più da molti anni verso nuovi mari, continua però a portarmi in quei vecchi lidi che ormai conosco a memoria, tutti quei posti che ho visitato i pomeriggi d’inverno dalla quarta elementare.

E sogno.

Ogni anno che passa sento un po’ di più la mancanza del mio amico Corto. Ogni anno che passa la nostalgia e la malinconia per il mio amico si fa un po’ più pressante. Ma come ho già detto ho ancora un viaggio da fare con lui… non so se lo farò mai, ma sapere di avere ancora quest’ultima opportunità ,fa in modo di farmi sognare ancora quell’ultimo viaggio inedito con lui.

A Corto Maltese.

A Hugo Pratt.

…e a mio Padre che con 150 lire quel giorno mi fece sognare per 40 anni… e per altri ancora.

E ancora…

Grazie a tutti e tre.

Con amore

Luca.

JOHN CONSTANTINE


 
Meno male che c’è il vecchio bastardo a risollevare il mondo del fumetto quando questo comincia ad incontrare donne di facili costumi.
Mi riprometto di scrivere qualcosa di più corposo su questo affasciante personaggio.
Il vecchio bastardo figlio di puttana Constantine è l’unico ad aver fregato il demonio. E per questo personaggio e gli autori , la mia anima da fumettaro mai assopita (ma persa per strada questo sì… ma sono cazzi miei) sono e saranno perennemente in debito con questo vero e proprio gioello.
Vaffanculo John, Benritrovato figlio di una gran puttana.
 
Constantine JCSOC

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