Il nido dell'Anatra

"I censori tendono a fare quello che soltanto gli psicotici fanno: confondere l'illusione con la realtà". (David Cronenberg)

Archivio per la categoria “Musica”

IL SIGNOR CARLO E GIACOMO CELENTANO


 
Per tutti quelli che all’epoca se lo sono perso, una delle cose più esilaranti del mondo: il signor Carlo che ride. Non aggiungo altro.
 
 
 
 
 

ARIECCOCI


 
Ok sarò un malato mentale io ma questa

è
 
 
Ovviamente quella di Vecchioni è inarrivabile.
Ma questo punto mi preoccupo.
E poi rompono le balle se uno scarica la musica col mulo. Ne scarichi una ma è come se ne scaricassi due o tre… che tanto sono tutte uguali.

LA FANTASIA AL POTERE


…E SICCOME NON MI VA DI PERDERE TEMPO…
Questa…
…è uguale a questa…
…che è uguale a questa…
Ma stavolta non mando affanculo nessuno. Non “sparo sulla crocerossa”.
PS Oh, sono dei link eh… bisogna cliccarci sopra. Non è che devo sempre dire tutto quanto però. Sveglia su…
Siccome non sono più disponibili e mi girano le palle non modifico una cippa, comunque il pezzo dei Ting Tings era Shut up & let me go, il pezzo dergli INXS era Need You Tonight e il pezzo dei QUEEN era Another One Bites the Dust.

AHI AHI AHI Signora Longari….


 
Qualcuno s’è accorto che il pezzo di Zucchero Fornaciari "AMEN" ha lo stesso ritornello del vecchio brano di Maxine Nightingale "RIGHT BACK WHERE WE STARTED FROM"?
No? Nessuno? Beh allora ve lo dico io…
Fantasia eh… Bravo Zucchero bravo… Fava lessa.
 
 

IL RE CREMISI


Sono cresciuto con alcuni suoni. Da piccolo quello che ho immagazzinato come bagaglio musicale sono stati da un lato i Roxy Music, i Led Zeppelin, Black Sabbat, Iron Butterfly, King Crimson, Banco del Mutuo Soccorso, Pink Floyd, Deep Purple, dall’altro la disco music più modiaiola degli anni 70 e il Funk: Bee Gees, Tavares, Commodores, Prince (prima maniera), Patrick Hernandez, Sylvester, KC and the Sunshine Band, Sisters Sledge e via di seguito. Poi crescendo, negli anni 80 ho scelto io cosa ascoltare e comperare e ho spaziato tra gli Iron Maiden, gli ZZ Top, Brian Eno, Talking Heads, Queen.

C’è però un gruppo che non mi ha mai abbandonato sin dall’infanzia perché i loro suoni in qualche modo mi hanno svezzato alla musica “impegnata”… anzi “impegnativa”: King Crimson.

Il Re Cremisi ha del miracoloso, da quarant’anni suonati suonano, da quarant’anni si rinnovano (musicalmente e fisicamente) e da quarant’anni sfornano dischi. Certo, come i veri artisti il passare del tempo ha intaccato parte dello smalto di una volta, quello che allora veniva definito “virtuosismo” adesso molti lo tacciano di “freddo tecnicismo”. Ma è musica e il “freddo” e “caldo” è sempre qualcosa di molto relativo, soggettivo e strettamente personale.

I King Crimson sono abituati a costruire vere e proprie cattedrali sonore, piene di guglie, di gargoyle, di volte e asimmetrie. Il periodo “jazzato”, quello “hard”, quello “pop”, quello “progressive”… racchiudere un gruppo come i KC in un genere, in un modo di suonare è riduttivo. È riduttivo in molti sensi, il primo perché Robert Fripp mente ed anima di questa fucina di suoni è l’unico ad essere rimasto ancorato a questo progetto, il secondo è la diretta derivazione del primo senso: i King Crimson non sono un vero e proprio gruppo ma un’ etichetta, un marchio, un’idea  all’interno della quale Robert Fripp in primis e tutti gli altri musicisti poi sviluppano il suono, il loro modo di concepire la musica.  Greg Lake (Emerson Lake & Palmer), Brian Eno (ex Roxy Music ma tangenzialmente), Peter Sinfield, Keith Tippet,  Jon Anderson (YES), Bill Bruford (YES), Tony Levin, Adrian Belew e l’elenco continua imperterrito… perché i KC sono così… Tanti, e nessuno. Ma per una visiona più ampia della gente che ci ha lavorato e ci lavora sotto il nome KC rimando tutti su Wikipedia. Qui non voglio duplicare la voce KING CRIMSON già presente sull’enciclopedia on-line, voglio esprimere sensazioni ed emozioni suscitate da questi suoni.

Ogni tanto mi ritrovo a riascoltare dei brani, dei cd interi del Re Cremisi e inevitabilmente mi trovo ogni volta spiazzato, tra il Rock da camera, il rock Acido, quartetti d’archi e fiati settecenteschi, fortissime influenze Jazz con trombe e sassofoni, rock duro e puro con virtuosismi elettrici con chitarra o paracule sensazioni pop elettroniche. Hanno un pezzo per tutte le stagioni… parafrasando il titolo di un film meraviglioso. Ogni volta è qualcosa di nuovo e ogni volta rispolverano il vecchio “LARKS TONGUES IN ASPIC” aggiungendone delle parti… credo che siamo alla parte VI se non vado errato. Un brano interminabile che ormai viene portato avanti da trent’anni e ogni volta influenzato dalle nuove sonorità e ampliato e proseguito come un lavoro in progress perenne.

Che dire, i KC mi emozionano, mi solleticano prima di tutto il cervello (forse per questo sono considerati “freddi”), ma di gente che va al cuore ce n’è fin troppa e onestamente mi sono anche un po’ rotto i coglioni di emozionarmi col cuore perché i giri di basso sono quelli o le tre o quattro note sono messe lì per quello. Coi KC non corro questo rischio, loro suonano per loro stessi credo… dopo 40 anni Robert Fripp credo suoni per il solo gusto di compiacere sé stesso e affanculo se la cosa non piace o se non viene capita. Ma d’altro canto credo siano uno dei gruppi meno passati in radio nella storia della musica a cominciare dal loro primo album IN THE COURT OF THE CRIMSON KING. In un certo senso gioca a loro favore. E poi sono sempre qui, sempre nuovi e sempre diversi.

DisciplineFripp & Friendscourt-crimson-king

LO SAPEVO! LO SAPEVO CHE ERANO I TAVARES! LO SAPEVO!


 

Ora, voglio dire, sono già diversi anni che va avanti questa storia. Sì ok siamo d’accordo che le cover le hanno sempre fatte, Besame Mucho ormai la hanno cantata anche gli zombi di Romero o Ze’ do Caixao (che lo conosco solo io mi sa ma vabbè), ma farmi sentire un pezzo, storico o meno, bello o meno non mi interessa, ma cantato da qualche imbecille che non ha idee per scriversene uno suo e cambiargli il titolo mantenendo il riff o come accidenti si dice, il ritornello e modificando l’impostazione del cantato mi sa di presa per il culo. Ché poi ci sono quelli che pensano che l’hanno scritta quelli che la cantano quella canzone “figa”.

Mi ricordo tempo fa, stavo ascoltando Kashmir dei Led Zeppelin, arriva un ragazzetto e fa: “Ohh bella questa, bellissima è quella di Godzilla di Puff Daddy!!!”. Già quel film mi fa venire l’orticaria perché considero Roland Hemmerich un vero cialtrone cinematografico, ma cazzo, mi nomini Puff Daddy?

“No guarda, questa è Kashmir degli Zeppelin,”

“Sì sarà ma l’hanno copiata da Puff Daddy!”

STUMP! Un calcio nel culo. “Ma santo d’un Dio, c’è anche Jimmy Page nel video che suona con l’imbecille che canta…”

Poi c’è Rihanna, che tempo fa riuscì a rovinare qualcosa di cui non ricordo il titolo, ma so che lo ha fatto, me ne sono accorto. Ha la faccia di una che può rovinare cose.

L’altro giorno chi ti vedo? Jennifer Lopez e il suo bel culo. Si dimena come si dimenava Tina Turner (sì sì ti piacerebbe far il verso alla vecchia Tina) e canta un motivetto arzillo dal titolo “Hold it Don’t Drop it”. Il titolo non mi dice niente, ma avendo un’età nella quale tutti i pezzi anni 70 da discoteca mi ronzano nella testa perché ero un bambino in quel periodo e la radio a casa mia era sempre accesa mi vengono in mente i Tavares… Indovina un po’? il motivetto arzillo di miss Culorotondo è proprio un pezzo dei Tavares: It Only Takes a Minute. Ma si potrebbe andare avanti ancora parecchio così eh. Da Madonna che ci ha fatto un cd intero scimmiottando gli ABBA, fino ai Take That o uno di quei gruppi lì con quelli che sballettano di qua e di là.

Mancanza d’idee? Mi debbo preoccupare? Vabbè che una volta c’era della gente che si chiamava Banco del Mutuo Soccorso, Genesis, Roxy Music, King Crimson (no questi ci sono ancora fortunatamente) che facevano delle specie di cattedrali sonore anche (forse) un po’ stucchevoli e “Gaudiane” se mi si passa il termine, ma almeno erano cose loro. Ok ok J.S. Bach c’è sempre e sempre ci sarà specialmente nell’Heavy Metal, ma un conto è ispirarsi un conto è razziare.

Viva le idee comunque eh…

QUALCUNO ERA COMUNISTA


 

Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.

Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà, … La mamma no.

Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.

Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.

Qualcuno era comunista perché aveva avuto un’educazione troppo cattolica.

Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche: lo esigevano tutti.

Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.

Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.

Qualcuno era comunista perché prima (prima, prima…) era fascista.

Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano… (!)

Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.

Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona…

Qualcuno era comunista perché era ricco, ma amava il popolo…

Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.

Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.

Qualcuno era comunista perché era così affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.

Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.

Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.

Qualcuno era comunista perché la rivoluzione?… oggi, no. Domani, forse. Ma dopodomani, sicuramente!

Qualcuno era comunista perché… "la borghesia il proletariato la lotta di classe, cazzo!"…

Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.

Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI3.

Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.

Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare TUTTO!

Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini…

Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo Secondo Lenin.

Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sè la classe operaia.

Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.

Qualcuno era comunista perché c’era il Grande Partito Comunista.

Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il Grande Partito Comunista.

Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.

Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggiore partito socialista d’Europa!

Qualcuno era comunista perché lo Stato, peggio che da noi, solo l’Uganda…

Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.

Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera!…

Qualcuno era comunista perché chi era contro, era comunista!

Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia!

Qualcuno, qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos’altro.

Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.

Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché sentiva la necessità di una morale diversa.

Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno.
Era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso: era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana, e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo, per cambiare veramente la vita.

No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.

E ora?
Anche ora ci si sente in due: da una parte l’uomo inserito, che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana, e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo. Perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.

       Giorgio Gaber & Sandro Luporini
      (da "E pensare che c’era il pensiero", 1995)

Sul mio personalissimo cartellino 2


 

 

…e già che ci sono faccio anche la lista degli autori, gruppi e interpreti di musica che mi piacciono. Dei quali acquisto dischi eh… mica seghe…
Come per il cinema non c’è un ordine di preferenza nonostante il numerino possa lasciare dei dubbi.
 
  1. Tom Waits
  2. Manhattan Transfer
  3. King Crimson (e tutte le loro incarnazioni: ProjeKct X, ProjeKct One, ProjeKct Two, The California Guitar Trio)
  4. Emerson Lake & Palmer
  5. Pink Floyd
  6. Bee Gees
  7. Prince
  8. James Brown
  9. Isaak Hayes
  10. Marc Bolan & T-Rex
  11. Queen
  12. Michael Nyman
  13. J.S. Bach
  14. Richard Wagner
  15. W.A. Mozart
  16. Stan Getz
  17. Scott Joplin
  18. Lalo Schifrin
  19. Iggy Pop
  20. Commodores (adoro Machine Gun che ci posso fare?)
  21. Gegè Telesforo
  22. Paolo Conte
  23. Lanny Kravitz
  24. Keichi Suzuki
  25. California Guitar Trio
  26. Brian Eno
  27. Roxy Music
  28. Talking Heads
  29. Rino Gaetano
  30. The Black Keys

E se mi viene in mente altro lo aggiungo… Che emozione, la lista è sempre la lista. Omologoman!

Heavy Metal


Ci ho campato di heavy metal, da giovIne, da ragazzetto quando sembrava che bastasse un po di chitarra incazzata una voce urlata con ugola vibrante come un pisello tra le mani di una vecchia baldracca, diverse borchie e un po’ di buchi nelle orecchie. Poi sono cresciuto e mi sono accorto che quel tipo di musica non ha fatto lo stesso. Di fatto è inchiodata al passato e nemmeno tanto prossimo. Se non ci fosse stato J.S. Bach non sarebbe mai esistito l’heavy metal, se gli Iron Butterfly (quelli del meraviglioso brano IN A GADDA DA VIDA) non avessero scritto nel testo di un loro pezzo le due parole in questione, forse non avremmo nemmeno il nome del genere.
Per tutti quelli che vogliono ascoltare un pezzo heavy metal scritto più di due secoli fa consiglio un Concerto Brandeburghese di Bach: il numero 5 in RE Maggiore, BWV 1050, l’Allegro, dall’ottavo minuto in poi. Assolo di Clavicembalo, metal allo stato puro.
Meditate gente, meditate….
AdG

Elogio dei lustrini in falsetto


Sono schizofrenico.

Sì, musicalmente parlando sono schizofrenico.

Adoro Richard Wagner e J.S. Bach, adoro Brian Eno, i King Crimson e Iggy Pop, Tom Waits e Michael Nyman, i Pink Floyd e Stan Gaetz.

Ma c’è un altra anima dentro di me, un anima “sculettante” e Tonimanerica, e quest’altra anima mi fa trovare irresistibili i Bee Gees, Gloria Gaynor, Sylvester, Marc Bolan e i T-Rex, i Lynyrd Skynyrd e tutta quella musica anni 70 che ha inventato la rock-disco-music.

Perchè trovo irresistibili gli Scissor Sister? Perchè sono schifosamente onesti. E perchè sculettano gayamente in falsetto producendo un sound sincero come l’orto di cocomeri di Linus.

In questo periodo in cui Zucchero copia in maniera imbarazzante un pezzo storico come Stuck in the middle with you (provate a confrontarlo con… anzi no ascoltate Stuck in the middle with you e imbarazzatevi per Zucchero), in cui Madonna depreda gli Abba, li depreda perchè probabilmente non riesce a ricreare un sound originale disco vintage come vorrebbe, in cui si perde il conto di tutti i “cantanti” hip hop che citano per gli stessi motivi di cui sopra vecchi motivi dance anni 70… ecco che spuntano come una ventata di aria fresca gli Scissor Sisters.

La band in questione non fa il verso a qualcuno, dichiara amore eterno ad un certo tipo di musica che trent’anni fa inventò la discoteca e lo fa in modo originale. Non è QUEL suono, non sono quegli strumenti… sarò distratto io ma le percussioni elettroniche non hanno il “charleston” che si sentiva i quasi ogni pezzo dell’epoca (Bee Gees docet), no hanno altro, c’è dentro l’anima di quel periodo però e quindi non ci sono solo i Bee Gees, ma ci sono i T-Rex e il loro Glam Rock (che ogni tanto provano a riesumare anche con la voce in falsetto i Darkness), c’è Patrick Hernandez (guest star nel pezzo divertentissimo di Elio e le storie tese: “Born to be Abramo”), c’è la voce “checca” di Sylvester, e ci sono le tutine-Abba.

Questi qui non fanno il verso a nessuno, questi qui lo hanno nel sangue e si sente.

Le parole “geniale” o “capolavoro” non mi sono mai sfuggite dalle dita perchè sarebbero estremamente inesatte, i capolavori sono altri, come il genio, ma l’onestà del sound mi rende i Sisters maledettamente simpatici…

Ah e per inciso, l’unica Catwoman di carne e ossa che io riconosca è Julie Newmar… e non c’è Halle Berry o Michelle Pfiffer che tengano.

Sculettantemente vostro

AdG

julie-newmars-catwoman

 

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