Il nido dell'Anatra

"I censori tendono a fare quello che soltanto gli psicotici fanno: confondere l'illusione con la realtà". (David Cronenberg)

HIT & MISS


Serie inglese (o miniserie a detta degli autori) creata da Paul Abbot per il canale tv sky atlantic.

Di cosa parla? Presto detto: Mia, è una killer transessuale (pre-op) che scopre di avere un figlio di undici anni. Abbandona il mestiere? Certo che no, ma nemmeno il figlio e i fratellastri del figlio, una ragazza, la maggiore, un adolescente e una bimbettina piccola. Da una cosa del genere può nascere un’emerita puttanata o un gioiello. In questo caso è nato qualcosa di notevole.

Girato interamente a Manchester anche se la location principale è la casa dei ragazzi, una specie di catapecchia che si ostinano a chiamare fattoria, la serie regala emozioni vere e sanguigne.

Chloë Sevigny la protagonista che interpreta Mia, è un’attrice che fugge dal cinema mainstream e dai blockbuster rifugiandosi nelle piccole produzioni indipendenti, una specie di musa da Sundance, famosa anche per la scena di sesso orale non simulato con Vincent Gallo nel film dello stesso Gallo (…)

Ma accennavo alle emozioni. I dialoghi sono rarefatti, tutto è affidato ai volti degli attori, alla loro fisicità e anche quando una battuta che vale mezzo centesimo in un film di Michael Bay viene pronunciata in Hit & Miss scatena un’ emozione.

La serie alterna momenti di estrema crudezza, a momenti di infinita tenerezza. Di Mia si potrebbe innamorare anche un santo omofobico con la scopa nel culo, e non ci sono cazzi… se mi si passa l’ossimoro inserito nel contesto.

Consiglio la visione a mani basse, consiglio di lasciarsi trasportare dagli eventi e consiglio di non aspettarsi l’aspettabile perché nel 90% dei casi verrà felicemente tradito.

Il solo rammarico che ho è che la serie è stata troppo breve viste le incredibili potenzialità narrative ed introspettive.

Menomale che c’è stata

Peccato che sia finita.

PS toh guarda chi è rispuntato 😉

Immagine

… A PRESTO


Con immenso dispiacere, mi vedo costretto a sospendere l’aggiornamento del blog (che già andava decisamente a rilento).

Spero di poter tornare a postare presto.

Ringrazio tutti quelli che mi hanno seguito fino ad ora o che semplicemente sono passati di qui, e dico soltanto:

a presto.

Luca.

IL MONNI…


…se n’è andato.

Immagine

Ciao Carlo

DARK ANGEL: PERFETTA [Seconda Parte]


Aggiornato : 11/05/2013

[La Prima Parte QUI]

Immagine

CAPITOLO… (Un po’ di tempo prima)

La pioggia sembrava non finire mai su Seattle, ormai erano sette giorni e otto notti, di acqua ininterrotta. Le strade di Terminal City cominciarono ad accusare il colpo. Dieci anni di mancata manutenzione resero quei vicoli appestati una fogna a cielo aperto. I piani bassi e molti dei sotterranei si allagarono e altrettanti abitanti dovettero trovare altri alloggi, forse momentanei, ma più probabilmente definitivi.

Dalla finestra Max osservava con sgomento lo sfratto forzato di molti suoi fratelli e sorelle da parte di madre natura.

«A questo non puoi porre rimedio, lo sai…» Logan cercò di giustificare la situazione, ma a Max non importava, era sempre e comunque responsabile per quella gente.

Prese la sua decisione, e anche se il suo fisico e la sua mente erano ancora scombussolati dagli eventi delle ultime settimane agguantò velocemente il giubbotto di pelle e si avviò alla porta con passo deciso senza dire una parola.

«Max!»

La ragazza esitò un istante, poi voltò lo sguardo verso Logan, ancora vicino alla grande finestra.

«Abbiamo una telefonata da fare, se non ricordo male» le rammentò Logan allargando leggermente le braccia.

«Puoi chiamare tu, laggiù hanno bisogno di me» rispose Max decisa a scendere in strada.

«Tutti hanno bisogno di te, loro…» ed indicò con lo sguardo la strada sottostante, «…e anche loro.» e stavolta indicò oltre i confini di Terminal City, «Abbiamo tutti bisogno di te. Adesso ti togli quel giubbotto, ti siedi qui e prendi quel dannato telefono» la redarguì, indicando con decisione il tavolo sul quale era appoggiato l’apparecchio.

Max lo guardò quasi incredula, con che coraggio si rivolgeva così a lei? Ma era sexy quando faceva il duro. Oh sì, molto sexy.

«E poi…», proseguì Logan, guardando fuori dalla finestra in direzione della strada sottostante «…Siete ben organizzati, c’è già un sacco di gente che si sta dando da fare.»

Max si limitò a fissare Logan scura in volto e con almeno un trilione di pensieri che le passavano veloci nella mente come neutrini sparati in un acceleratore di particelle. Uno in particolare le volteggiava  nella testa e riguardava l’esoscheletro di Logan, per quale motivo lo stava indossando anche in quel momento?

Senza distogliere gli occhi dal volto di Logan, Max prese il telefono, alzò la cornetta sverniciata e portandosela all’orecchio con un movimento meccanico rivolse lo sguardo verso il proprio polso, l’unico tatuaggio a non essere scomparso. Il silenzio assordante di quel momento lo avrebbero ricordato entrambi per molto tempo. Il suono dei toni della tastiera mentre veniva composto il numero di telefono spezzò il silenzio.

Il momento di attesa per la risposta sembrò non finire mai, quando improvvisamente, dall’altro capo del telefono una voce rispose:

«Max… ti sei decisa a chiamare».

Max si pietrificò, riconobbe la voce.

«Lydecker? Ma come?…», l’espressione di Max si fece incredula e volgendo lo sguardo verso Logan ebbe conferma di non essere la sola. Mise il telefono in viva voce.

«Storia lunga. Cercarono di uccidermi un paio di anni fa, dopo che mi avvicinai un po’ troppo a scoprire cose sulla setta. Feci appena in tempo ad informare Logan su alcune stranezze, diciamo così, di carattere storico.» Max rivolse ancora una volta lo sguardo su Logan, il quale confermò con un cenno della testa quanto Lydecker aveva appena comunicato.

«Tutti mi hanno creduto morto, e la cosa si è rivolta a mio favore ovviamente, mi sono mosso con maggior libertà. Il piano era quello di trovare il fondatore di Manticore…»

«Lydecker, sono Logan Cale…»

«Logan, felice di risentirti, figliolo»

«Sì, più o meno la cosa è reciproca… sarò breve e conciso: che diavolo sta succedendo?» la domanda di Logan lasciò trasparire della sana impazienza ed irritazione. Max lo guardò incredula, Solo-Occhi che perdeva le staffe, tesoro, abbiamo aspettato cinquemila anni per vedere la fine di questa storia, che vuoi che sia qualche minuto in più?, pensò.

«Mettetevi comodi, la storia diventa interessante e direi quasi incredibile… per come la conosciamo ufficialmente perlomeno»

«Ti ascoltiamo, ma prima una domanda e voglio una risposta senza giri di parole: hai trovato Sandeman?»

«Ovviamente, da chi credi arrivino queste informazioni? Ma arriverò anche a lui, a suo tempo»

«Vai avanti…» lo invitò a proseguire, Logan.

«I miti e le leggende, soprattutto in ambito religioso hanno sempre avuto un fondo di verità, e questo caso non fa eccezione.

«Le tre religioni principali, hanno in comune una cosa: l’antico testamento. Nel libro della Genesi si fa riferimento a quello che tutti conoscono come”Diluvio Universale”… »

«Aspetta un attimo…», lo interruppe Logan incredulo, «Stiamo sul serio parlando di questo?»

«Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”», la citazione da Amleto di Lydecker, era molto pertinente, ne convenne il lato umanistico di Logan.

Donald Lydecker proseguì: «Si sa che anche gli aztechi parlano di un cataclisma di dimensioni planetarie, così come i babilonesi e altre culture. Qualcosa millenni fa sconvolse il pianeta, anzi, sconvolse il genere umano.»

«E quale ne fu la causa?» domandò incuriosita Max.

«La causa di tutto ciò fu C/2002 S5 DEB», fu la risposta di Lydecker.

Max non capì di cosa stava parlando l’ex colonnello di Manticore, cercò conferme sul volto di Logan, il quale fece cenno con un dito alla ragazza di attendere un attimo.

«Stai parlando della cometa?»

«Sono felice che tu sia attento figliolo, e che tu sia informato… non posso dire altrettanto di Max».

«Fammi una nota sul registro» ribatté la ragazza col solito tono sarcastico, «Volete informare anche me?»

«C/2002 S5 DEB è una cometa, il cui passaggio è atteso tra qualche settimana, gli astrofisici sono particolarmente interessati a questo particolare corpo celeste perché passa vicino alla terra una volta ogni cinquemila anni più o meno», e mentre informava di ciò Max, Logan, diventava sempre più preoccupato.

«Esattamente, e sappiamo tutti ciò che le comete possono fare: nulla, portare la vita o portare la morte».

«Bene, questa ovviamente porta la morte. Grandioso, e io come dovrei fare? Non so se lo avete notato, ma posso essere più veloce, più reattiva, più forte di qualsiasi essere umano… ma come dovrei fare secondo voi per fermare una cometa?».

Calò il silenzio, purtroppo non era una domanda retorica, era una domanda in attesa di una risposta, possibilmente concreta.

CAPITOLO DUE OTTO

Odiava le fogne, le odiava perché erano fredde e umide. Erano tutto ciò per cui non era fatto. Ogni soldato di Manticore era talmente specializzato in qualcosa, che inevitabilmente il suo opposto risultava essergli fatale in alcune circostanze. Ognuno dei fuggitivi di Terminal City aveva la propria kryptonite. La sua era il freddo e l’umido. Ma Mole aveva anche qualcosa d’altro, un fenomenale sistema di mimetizzazione derivante dai camaleonti. E fu proprio grazie a quello che riuscì a fuggire dal container, mentre Max decideva si sacrificarsi per lui e tutti i fratelli.

La parte più difficile fu spogliarsi. Perché la mimetizzazione potesse funzionare doveva essere completamente nudo. Il freddo pungente dell’acqua a contatto del suo corpo lo aveva rallentato del 60%, praticamente un normale essere umano. Per alcuni momenti persino la vista gli si annebbiò. Ma resistette, lo avrebbe fatto, se una ragazzina era stata in grado di compiere un gesto simile, chi era lui per non sopportare un po’ di freddo.

La strada verso Terminal City era lunga svariate miglia. Guardò in direzione del lungo tunnel fognario, fece una smorfia, la cosa che gli mancava di più era il suo sigaro.  Si rimise in cammino, con un pensiero rivolto a chiappe-tonde.

CAPITOLO DUE NOVE

I tre Humvee superavano i posti di blocco della polizia settoriale come sabbia strinta tra le mani, ah, aver avuto quei pass ai tempi della Jam Pony.

La pioggia non accennava a diminuire, le luci della città riverberavano sulle gocce di acqua che rigavano i vetri oscurati dei mezzi militari. Max, incatenata alla roll bar  del Humvee osservava Seattle allontanarsi dall’interno del mezzo. Le luci dei grattaceli del centro si affievolivano sempre più, fino a scomparire del tutto. La strada fuori città era priva di illuminazione, le uniche luci erano quelle dei fari degli Humvee. Fu in quel momento che Max smise di guardare oltre il finestrino. Dalla radio dell’auto proveniva, a basso volume, della lagnosissima musica country.

Ames White era sullo stesso mezzo di Max, entrambi sui sedili posteriori.

«… sì è stata catturata… No, nessun problema. Saremo lì entro sette ore, tenete tutto pronto, voglio essere io quello che le entrerà dentro per primo, Fenestol», disse White ed interruppe la chiamata al cellulare.

«Ames, senza nemmeno i preliminari? Tua moglie ha ceduto così al tuo fascino?» domandò ironica Max, poi volgendo lo sguardo direttamente su White, «Te la ricordi tua moglie vero? Quella che hai ucciso, ma sì che te la ricordi Wendy».

White senza proferire verbo fece partire un diretto in pieno volto della ragazza facendole sanguinare il naso.

«Certo che…» sputando un po’ di sangue, «… Sai come si tratta una ragazza…»

«Tu, sei feccia. Sei materiale di scarto, e quando saremo arrivati dove dobbiamo, avrò l’onore di metterti le mani dentro lo stomaco e rovistare fino a quando non verrai sedata a causa delle grida di dolore, poi ti ricucirò e ricomincerò daccapo. I nostri scienziati metteranno le mani su di te solo dopo che io mi ci sarò divertito, ti è chiaro luridume?»

Max lo guardava fisso negli occhi, con entrambi, anche quello tumefatto, pareva divertita. Avrebbe voluto pulirsi il naso dal sangue, ma le catene che la tenevano costretta all’interno dell’Humvee non glielo permettevano.

«Sai Ames, tuo padre pare abbia fatto un gran lavoro con me, gira voce che io sia perfetta», disse 452 tirando platealmente su con il naso e sputando nuovamente sangue e muco.

White si limitò a lanciarle uno sguardo con la coda dell’occhio.

«Dimmi, non mi trovi perfetta?», il tono era suadente, quasi provocante, «Andiamo Ames, ehy…. Ma guardami… guardami negli occhi e dimmi che non ci hai mai fatto un pensierino».

Ames White sorrise, senza voltarsi.

«Dai Ames, puoi allungare una mano se vuoi, nessuno te lo impedisce, io non posso di certo, dai avvicinati…» disse inarcando la schiena ed esaltando il petto, «Le hanno fatte bene che dici? Eh sì, a Manticore sapevano come farci»

«Ehy tu», disse White rivolgendosi al passeggero davanti.

«Signore?»

«Punta la pistola alla testa di 452»

«Sissignore» estrasse la beretta semi automatica e la puntò alla testa di Max.

«Se muove un muscolo falle saltare la testa»

«Sissignore»

«Allora, 452, hai deciso di fare la carina con me…», mentre parlava Ames White, le posò una mano sulla coscia.

«Sai è piuttosto strano, ricordo di aver letto tutti i tuoi tatuaggi, quelli che adesso non ci sono più, compreso questo che ti è rimasto sul collo», indicò con l’indice il lato destro del collo di Max, «Ma…» proseguì grattandosi una guancia, «Non ricordo che ci fosse scritto che sei anche una troia»

Max si fece cupa in volto, cercò di scostare la gamba dalla mano di White.

«Eh no cara mia, adesso…», White fece scattare la propria mano sul pube della ragazza, «Adesso ci stai, non puoi tirarti indietro».

«No!»

«Pensavi fossi tanto sprovveduto da avvicinarmi? Pensavi davvero che non sapessi in quanti modi in una situazione del genere un X5 può uccidere a distanza ravvicinata anche se costretto mani e piedi?», la mano di White si insinuava sempre di più, con maggior forza e violenza.

«NO!» gridò Max, con gli occhi lucidi.

Poi White le si avvicinò, e le sussurrò una cosa nell’orecchio, «A Wendy piaceva così… i primi due figli, quelli che sono morti, li abbiamo concepiti così.»

Max lanciò un’occhiata carica d’odio nei confronti di quell’uomo tanto abietto.

«Mi fai schifo!» e gli sputò in faccia, sangue e saliva.

White si ritrasse, fece cenno al sottoposto di abbassare l’arma, ed estrasse un fazzoletto immacolato dal taschino della giacca. Si pulì il viso e sorridendo lo rimise nel taschino.

«Ecco vedi? Hai già cominciato a collaborare… campioni di DNA.

«Rilassati 452, sarà un viaggio lungo», poi si voltò in direzione del finestrino ed accavallò una gamba canticchiando.

Oh my darling, Oh my darling, 
Oh my darling Clementine, 

You are lost and gone forever, 
Dreadful sorry Clementine.

CAPITOLO… (un po’ di tempo prima)

Una cometa! Una dannata cometa! E come dovrei contrastare l’arrivo di una cometa? Ma per chi mi hanno preso?

«Max, ascolta…» Lydecker aveva assunto un tono paterno, era quel tono che tanto la metteva a disagio, «La cometa rappresenta L’Avvento, ma non è scritto da nessuna parte che questo grosso blocco di ghiaccio e chissà che altro, si schianti sulla terra, anzi la cosa non è nemmeno da prendere in considerazione, piuttosto il problema è un altro, passando anche vicino al sole, si scioglierà in parte rilasciando in atmosfera particelle di acqua mescolata ad un virus».

Logan si illuminò, «Ma certo!… Max, il diluvio universale! Quando accadde migliaia di anni fa il virus venne rilasciato in atmosfera, decimando probabilmente la popolazione terrestre e coloro i quali sopravvissero…»

«… Altri non erano se non gli antenati dei seguaci del culto del serpente.»

«Va bene, ma lo scopo qual è? Cosa vogliono esattamente?» domandò Max rivolta al telefono.

«Vogliono ereditare la terra, come fu cinquemila anni fa.»

«Cioè vogliono sterminare il genere umano per rimanere gli unici “eletti”? Ma è folle!»

«È da migliaia di anni che  perseguono la selezione genetica, il serpente col quale si sottopongono all’iniziazione non è nemmeno presente nei bestiari, di fatto non esiste. Il suo veleno è contaminato da quel virus, e ne è immune perché colpisce solo gli esseri umani. Manticore nelle intenzioni di Sandeman avrebbe costituito l’unica ancora di salvezza per il genere umano. Voi, i miei ragazzi e tutti gli altri di Manticore siete immuni da quel virus, ma tu Max… »

Lydecker fece una lunga pausa.

«Sandeman fece di te qualcosa di più, tu rappresenti l’unica salvezza per il genere umano»

Max volse lo sguardo su Logan.

«E io cosa dovrei fare?»

«Cosa devi fare è scritto sui tuoi tatuaggi, hai il manuale di istruzioni»

«Mossa astuta scriverlo in una lingua morta ed intraducibile. Sai leggere l’antico minoico, Don?»

«Nemmeno una virgola, ragazza mia, Sandeman non lo ha detto nemmeno a me, ma credo che tu sia in grado.»

«White ne fu in grado, e a quanto pare non gli piacque per niente ciò che lesse».

«Quello fu un buon segno Max», ma il sorriso di Logan era stiracchiato.

«Se ragioniamo in termini militari, in questo momento il nemico sa cosa possiamo fare e farà di tutto per contrastarlo mettendo a punto un piano specifico… mentre noi…»

«Calma con il “noi”, Don».

«Max, noi “genere umano”, siamo dalla stessa parte».

«”Il nemico del mio nemico è mio amico” non funziona con me».

«Fattelo funzionare allora! Perché qui c’è in ballo molto di più del tuo risentimento verso di me o Manticore!», Lydecker parve seriamente preoccupato nel constatare la scarsa visione d’insieme di una dei suoi pupilli.

«Lydecker, Max sa bene cosa c’è in ballo, manteniamo la calma e organizziamo un piano», s’affrettò a proseguire Logan cercando di placare gli animi.

«D’accordo figliolo, ma dovremmo vederci».

«Domani alle ventuno e zero zero, a Terminal City, Don. Fatti trovare a Market Garden un’ora prima, manderò qualcuno a prenderti», detto questo Max interruppe la conversazione.

«Non devi più cercare di addolcire quanto esprimo, Logan», Max era seria.

«Ti capisco, ma come ha detto Lydecker, c’è in ballo molto di più, e lui sarà un alleato prezioso», ribattè Logan  aggiustandosi gli occhiali e mettendo le mani in tasca.

I due rimasero immobili ad osservarsi.

Una piccola smorfia sul volto di Logan fece la sua comparsa, per sottolineare l’accaduto e la particolarità della situazione.

Max ricambiò l’occhiata ma…

 «Questa è fatta… e adesso mi dici come mai indossi l’esoscheletro»

Continua…

TOKIO GORE POLICE


Questo è un anime live-action. Nel senso che se lo facevano animato cambiava poco.

Trattasi di film horror-splatter-cyberpunk-action-chambara e probabilmente anche qualcos’altro di Yoshihiro Nishimura. Essendo giapponese è anche totalmente fuori dai gangheri, in senso positivo intendiamoci, io mi ci sono divertito con questa cosa. Il sangue schizza, ma che dico… le persone sono delle sistole umane con una pressione sanguigna che nemmeno Grisù il draghetto pompiere ha mai tenuto tra le mani spegnendo incendi.

Ci sono richiami a Go Nagai (Violence Jack) a Mad Max (il primo film) un po’ a tutto Cronenberg (fino a quando metteva in scena la mutazione fisica), un po’ di Tetsuo e una storia che definire folle e sconclusionata è poco.

Ma è divertente, lo giuro, mi ci sono divertito a vedere questa puttanata.

La donna senza gambe con la potta grossa come la testa di un coccodrillo (denti inclusi) è da antologia del bizzarro e del kitsch.

Non c’è molto altro da dire, alla fine la struttura è quella di un videogame, ammazza e spacca tutto e arrivi al livello successivo, fino al boss finale.

Make up ed effetti piuttosto caserecci.

La protagonista, Eihi Shiina è parecchio bellina e le macchine della polizia hanno il tettuccio…

Il tettuccio di legno da tempio scintoista.

E sticazzi.

TGP

KNOCKOUT (HAYWIRE)


Ecco un passatempo di Steven Soderbergh. Knockout ha una trama ridotta all’osso, siamo quasi a livello si semplice plot, ma l’osso che rimane per me, è decisamente saporito. Non mi si venga a dire che di film così ce ne sono centomila, perché lo so anche io, ma di film che rappresentino il combattimento corpo a corpo in modo quasi documentaristico onestamente non so quanti ce ne siano. Non parlo di coreografia del combattimento, parlo proprio di rappresentazione della violenza, del cazzotto nudo e crudo. Gina Carano, l’attrice protagonista (donna dal fisico scolpito nella roccia) è una che sa menare visto che lo fa di mestiere e in questa pellicola il regista mette in scena dei combattimenti impressionanti, la fisicità della Carano alla fine è il film stesso. Non ci sono evoluzioni con la macchina da presa, non ci sono controcampi funambolici, né ralenti, né salti con le funi da wuxia. No, in Knockout il combattimento è quanto di più realistico e “pulito” – nel senso che non ci sono fronzoli – mi sia capitato di vedere, direi quasi naturalistico. Un film d’azione asciutto, quasi astratto nella sua essenzialità. Durante i corpo a corpo la musica è latente, senza il minimo dialogo, ci sono solo i cazzotti e i suoni dei medesimi, e lo posso assicurare vedere e sentire quanto si vede e sente in questo film fa male davvero. La pellicola alla fine è quasi un esercizio di stile incentrato sul CaC, con un aspetto da film indie intellettuale, magari un po’ patinato ma decisamente essenziale. Il tutto condito di cammei di prim’ordine: Michael Fassbender, Michael Douglas, Antonio Banderas, Ewan McGregor, Bill Paxton, Mathieu Kassovitz.

So che a molti Knockout ha indotto sbadigli, leggendo un po’ di commenti in giro per la rete il film è stato stroncato dal pubblico quasi senza appello. A me ciò che è risultato indigesto per gli altri è sembrato saporito, mi ci sono divertito ed ho ammirato questa estrema sintesi di un action movie.

Immagine

Come Truman…


Lo dico subito: mi sarei un po’ rotto i coglioni.

Ho il massimo rispetto per chi lavora nei call center, e infatti non ce l’ho con gli operatori… beh magari con qualcuno sì.

Ricevo millemila telefonate al giorno da Sky, Telecom, Tim, Infostrada, Sorgenia, Enel, Fastweb, gente che vende materassi, gente che vende depuratori d’acqua e quant’altro.

Ora mi sono rotto i coglioni. Mi sembra di vivere la vita con le interruzioni pubblicitarie, senza avere in cambio peraltro alcun beneficio. Guardo tv commerciali, ci piazzano lo spot e vedo il programma. Ma con le telefonate? Qual è il beneficio?

Ecco, ribadisco, siccome mi sono rotto i coglioni, e non voglio sentirmi una specie di Truman (di Truman Show) smetto di rispondere al telefono, se qualcuno mi cerca mi chiami al cellulare o mi mandi un piccione viaggiatore.

Sempre che il pennuto non mi scagazzi sul terrazzo, ché altrimenti lo faccio con le pappardelle.

Bixby Hulk

FIELDS OF FIRE


Fatica  immane commentare questo gioco. Dunque comincio col dire che fa parte della famiglia (piuttosto cospicua a dire il vero) di giochi di guerra in solitario, il cui massimo esponente, secondo me, è e rimane ancora AMBUSH!.

Fields of Fire (da ora in avanti FoF) punta l’attenzione su qualcosa che finora non era stato ancora preso in considerazione (da quanto ne so) nei giochi in solitario: l’iniziativa personale delle unità. Sì perché in FoF le unità combattenti del giocatore si muovono, cercano riparo, recuperano feriti ecc. grazie ad ordini impartiti dalla catena di comando (il giocatore e i suoi sottoposti), ma sparano automaticamente nel momento in cui avvistano e riconoscono il nemico. Il problema qual è? Beh un MG da 50mm che finisce le munizioni perché si ostina a sparare ad un cecchino in buca non è una bella cosa. Un unità che finisce nel fuoco incrociato rischia la pelle a causa del fuoco amico e questa è un’ altra cosa non bella, ecc.

Ma andiamo con ordine. FoF è diviso in due parti distinte e apparentemente separate: una prima fase strategica ed una squisitamente tattica.

Durante la fase strategica si pianifica la missione, si fa la conoscenza con il terreno dello scontro, si acquisiscono informazioni dall’intelligence e quindi si ha una superficiale visione d’insieme sulle eventuali minacce e si preparano le proprie truppe. E qui le cose si fanno serie. Oltre a decidere gli obiettivi della missione, il primario e il secondario, il punto di attacco e il dispiegamento iniziale di unità e armamenti, bisogna decidere in anticipo gli ordini visivi, ossia gli ordini impartiti grazie a dispositivi luminosi o fumogeni colorati, ad ognuno dei quali viene assegnato un ordine specifico. Oltre a questo si sceglie il tipo di dispositivo di comunicazione principale, radio o telefono da campo. Bisogna tenere conto che col telefono da campo viene a crearsi la necessità di sviluppare una rete di comunicazione cablata tra i diversi dispositivi perché siano utilizzabili e quindi la creazione fisica di collegamento tra le varie zone dello scontro. Ma sono la scelta degli ordini legati ai dispositivi pirotecnici e fumogeni ad essere fondamentali per poter comunicare ordini specifici ad unità fuori portata, ossia a tutte quelle unità prive di telefono o radio (e saranno molte) e fuori dalla portata visiva di un ufficiale per poter ricevere ordini visuali (fatti a gesti). Quindi un fumogeno lanciato per ordinare un cessate il fuoco diverrà fondamentale, quando il nemico si è ritirato e non è più a portata di tiro.

Terminata la parte strategica, si entra nel vivo della battaglia e si verifica la bontà del piano cercando di perseguire l’obiettivo fissato in precedenza. Ovviamente le cose non andranno lisce come l’olio, le informazioni dell’intelligence sono accurate sì ma non così specifiche.

Il gioco si compone fondamentalmente di un mazzo di carte per la risoluzione del fuoco, la comparsa di nemici sul campo, la scelta casuale di unità ecc , tre mazzi di carte terreno, ognuno dei quali rappresenta una campagna specifica (WWII, Korea e Vietnam) le pedine delle unità, le pedine di terreno specifico e le pedine informative, ossia tutte quelle pedine che servono per determinare lo stato delle unità, la linea di fuoco, la potenza del medesimo, la cablatura dei telefoni, la capacità di ordini, ecc.

Il problema principale che ho riscontrato sta purtroppo nel manuale: male organizzato, si fa fatica a trovare una specifica regola, molte cose sono date per scontate, ma soprattutto mancano veri e propri esempi di gioco. La GMT è corsa ai ripari pubblicando diverse FAQ e alcuni esempi di gioco sia della fase strategica che alcuni turni della fase tattica. Nonostante ciò, FoF rimane un prodotto ostico. Un sant’uomo ha pubblicato in rete il video di un’intera missione diviso in capitoli della durata complessiva di 240 minuti. Questo la dice lunga su quanto il gioco offra, ma anche quanto richieda.

Mi dicono spesso che è da folli giocare in solo con giochi da tavolo, anche se creati specificamente per questa modalità, visto che il PC risolve la maggioranza dei problemi. Questo è vero, ma delegando al PC i calcoli e la parte regolistica, si viene a perdere anche il gusto di scoprire il perché una data regola è fatta in un certo modo… e poi come dico sempre tra venti anni un tavolo di cucina non si rifiuterà mai di far “girare” un gioco da tavolo solo perché ha una certa età.

Concludendo, FoF è un gioco originale nonostante riprenda alcuni concetti già espressi in un gioco seminale come  UP FRONT, è complesso, profondo e maledettamente farraginoso per colpa di un regolamento poco ispirato, ma che una volta assimilato è in grado di regalare ore divertimento e rigiocabilità grazie all’impostazione semi casuale delle missioni. Il costo è decisamente elevato.

A breve l’uscita di FoF 2.

Immagine

http://www.boardgamegeek.com/boardgame/22877/fields-of-fire

LOBO, L’UOMO


Allora, per chi non lo sapesse L’Uomo è l’ultimo della sua specie, è uno Czarniano, ed è l’ultimo per un motivo molto semplice: voleva essere l’ultimo. E così è stato, ha sterminato il suo intero pianeta e adesso si gode la sua unicità fumando sigari, ascoltando trash metal, massacrando di botte poveracci in bar di infimo ordine e ogni tanto prendendo per il culo i tizi col mascellone (si riferisce a quelli della Justice League, Superman e compagnia bella). Poi è successo che è morto ed è finito in paradiso, perché all’inferno non ce lo volevano davvero. In paradiso ha spaccato il culo a santi e angeli e ha sventrato l’intera baracca col risultato di tornare vivo tra i mortali. Questo è L’Uomo.

Bene su L’Uomo s’era parlato di un film che doveva essere diretto da Guy Ritchie. Il buon Guy ha poi ringambato (tradotto si è ritirato mettendola nel culo a tutti) in favore del brand di Sherlock Holmes (contento lui).

S’è più saputo nulla fino a quando The Rock, al secolo Dwayne Johnson, ha detto di essere stato contattato per la parte. La cosa peggiore però è un’altra: il film se verrà realizzato sarà un PG 13! Sì ho scritto bene sarà un film con un divieto ai minori di 13 anni. La notizia non è nuova, lo so, diciamo che comincia a puzzare… Ma…

Gesù, per Lobo? Ma che vogliono fare la vita di Madre Teresa? Ora se nessuno ha mai letto Lobo diciamo che è una versione edulcorata di RanXerox… eh sì c’è qualcosa di più trucido di Lobo. L’Uomo usa la violenza e il turpiloquio come stile di vita, il vecchio RanXerox anche le bestemmie (quelle classiche dei nostri nonni, per intenderci), a proposito ma un bel film su RanXerox? Ché il vecchio Ranx è sempre il vecchio Ranx… ora per i bimbiminkia che leggono gli X Men, il tizio grosso che si chiama Guido Carosella è palesemente ispirato (fisicamente) e credo sia anche un omaggio a RanXerox, vero e proprio fumetto cult negli USA, pur essendo italiano fino al midollo. Consiglio vivamente di recuperarlo e di dire una preghierina per Stefano Tamburini. ZNORT!

Ma sto divagando, parlavo de L’Uomo. Nel 2002 venne realizzato un corto di 13 minuti ispirato all’albo in cui L’Uomo viene ingaggiato dal Coniglio Pasquale per far fuori Babbo Natale. Si vede che si tratta di un opera amatoriale, ma è molto fedele a quello che dovrebbe essere L’Uomo. È divertente e ne consiglio la visione a chi è interessato e se lo fosse perso.

E ricordiamoci sempre che l’albo di Lobo dal titolo The Wisdom of Lobo è composto da 64 pagine bianche. E ho detto tutto su quanto Giffen Grant e Bisley prendano per il culo tutti quanti.

PS a proposito la mia sperticata ammirazione totale per le capacità grafiche di Simon Bisley. Una specie di miracoloso punto di incontro tra Bill Sienkiewickz e Tanino Liberatore.

PPS il progetto comunque pare al momento naufragato, persino The Rock ne ha recitato il De Profundis, e non resta che sperare che la quantità di quattrini riservati ad un film ignobile quale fu quello su Lanterna Verde, non vadano ad un altro film di tale levatura, fosse lo stesso Lobo… piuttosto meglio niente. Tanto ad Hollywood non hanno le palle per affrontare un film su L’Uomo.


Immagine

DREDD


Seconda apparizione al cinema del personaggio creato da Wagner ed Ezquerra per l’omonima serie a fumetti. Sono indeciso se esprimere opinioni un po’ a casaccio, come il mio solito, esclusivamente su questo film, fare paragoni col film precedente o anche con la serie a fumetti. Credo che farò un po’ tutte e tre le cose, in maniera rozza e superficiale.

Dico subito che la pellicola di Pete Travis preme il pedale dell’acceleratore sulla violenza e sul “realismo”, risultando un film piuttosto cupo. Quasi tutta la vicenda si svolge all’interno di un Megaedificio di Mega City One. I Megaedifici sono delle specie di falansteri, nei quali la gente vive, muore, bazzica, passa il tempo e lavora. Dredd (Karl Urban) e la sua recluta Cassandra Anderson (Olivia Thirlby), una mutante col potere di leggere la mente, vi entrano perché ci sono stati tre omicidi. La mandante è Ma-Ma (Lena Headley), una ex prostituta sfregiata che è anche la produttrice della Slo-Mo, una droga sintetica dai bizzarri effetti. I nostri arrestano uno degli esecutori materiali, Ma-Ma se ne accorge e pur di non far arrestare il tizio segrega l’intero edificio chiudendo ogni uscita dal medesimo e mette una taglia sui due Giudici. Questo è quanto. Plot semplicissimo che mi ha ricordato nemmeno troppo velatamente il capolavoro di Howard Hawks Un Dollaro d’Onore. Lo svolgimento è solido, e la tensione è mantenuta alta per l’intera ora e mezza.

Ma il problema, per me, allora qual è? Il Giudice Dredd, quello dei fumetti, ha un registro narrativo differente. Il protagonista è un ottuso e manicheo uomo di legge le cui azioni e la cui violenza inducono al sorriso, grazie alla spiccata e volontaria vena grottesca e satirica. Nel film di Travis non vi è nulla di tutto ciò a parte la violenza, ci sono i chiari richiami ai modelli originali del fumetto come Dirty Harry e in una certa misura anche il film di Bartel prodotto da Corman Death Race 2000 e il personaggio di Frankenstein.

Alla fine comunque risulta un buon action, girato con mestiere, con un sacco di morti (che mi ero promesso di notificare ma ad un certo punto ho perso il conto), e una cattiva forse non così incisiva come poteva essere.

I tre protagonisti hanno tre espressioni per tutto il film, una per ciascuno, ma la cosa non mi infastidisce, Dredd non ne può avere più di una… forse le due signore ne potevano sfoggiare una gamma più ampia, ma come ho detto la cosa non mi ha infastidito.

Nota di merito al fatto che Urban non toglie mai il casco (elmo) e si sforza a fare la tipica smorfia del Giudice Dredd per tutto il film. Olivia Thirlby ha un bel volto, e mi ha riportato alla mente ricordi personali, che non mi dispiacciono affatto.

Peccato per le moto dei giudici, decisamente più sotto tono rispetto ai chopperoni con ruote sofferenti di elefantiasi che compaiono nel fumetto.

Alla fine comunque mi sento di promuovere il film rispetto alla mezza porcata con Sylvester Stallone, che del Giudice Dredd in quel film aveva poco o nulla.

Piccolo appunto: siccome un film col medesimo titolo esiste già, perché non dare a questo quello originale del fumetto: Judge Dredd?

Come promesso i paragoni col fumetto e il film precedente sono risultati rozzi e superficiali.

Ogni promessa è debito.

Immagine

Navigazione articolo

Il nido dell'Anatra

"I censori tendono a fare quello che soltanto gli psicotici fanno: confondere l'illusione con la realtà". (David Cronenberg)

CINEMANOMETRO

recensioni film fantascienza, horror, mostri e amenita varie

Come Non Detto

il blog di Leo Ortolani, che ci teneva tanto, bisogna capirlo

Telefilm, creano dipendenza!

Non costa nulla sognare..

Living Cinema

Electro eyes and drop out visions

cazzochevento

Just another WordPress.com site

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: