Il nido dell'Anatra

"I censori tendono a fare quello che soltanto gli psicotici fanno: confondere l'illusione con la realtà". (David Cronenberg)

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Mutazioni


Sempre rimanendo in tema Cronenberg, ci sono due film che vanno assolutamente visti, BROOD e VIDEODROME.
Per quanto mi riguarda il primo è uno dei più fastidiosi ed inquietanti della sua filmografia… ma credo anche di molta altra gente del cinema.
Non sto qui a raccontare la trama perchè non c’è niente di peggio e di noiosamente sublime del raccontare trame.
In entrambi i film la mutazione è il punto centrale del tema. Questo è il periodo nel quale la mutazione cui interessava raccontare Cronenberg era specificamente quella fisica, le mutazioni mentali e caratteriali sono venute in seguito (vedi Inseparabili o il recentissimo e sottovalutato A History of Violence) nel primo il tema centrale è la maternità, e niente di più sacro può venir vilipeso se si innesca il meccanismo di suscitare orrore per la maternità stessa. Al centro ci sono dei bambini mutanti, mostruosi che agiscono in base allo stato emotivo della madre, e così uccidono e massacrano le persone cui la madre sta pensando al momento in maniera negativa. L’orrore, il vero orrore il film lo raggiunge nell’ultomo quarto d’ora, con una scena che per anni è stata censurata e omessa da ogni passaggio del film in tv, ma non solo, persino i canali a pagamento la eliminavano e persino la versione venduta in videocassetta era massacrata dalla censura. L’assurdo è che è proprio quella scena il punto centrale del film, eliminata quella il film perde di significato e di forza emotiva.
L’altro film, Videodrome, ha come innesco la televisione, non c’è moralismo di sorta, c’è però quello che vediamo oggi in tv, solo che in Videodrome lo abbiamo visto moltiplicato per mille più di 20 anni fa. Oserei dire che Videodrome è una sorta di film Cyberpunk senza trattarne i temi, così come EXistenZ è cyberpunk nella misura in cui Cronenberg utilizza lo spazio virtuale per raccontare la propria storia a scatole cinesi.
In Videodrome un dirigente di un canale privato un giorno spulciando l’etere si imbatte in un altro canale che trasmette un unico spettacolo dal nome appunto Videodrome, è una sorta di snuff movie, ma con immagini in diretta, in cui si vede torturare ed uccidere una donna (consenziente?) da un uomo mascherato da boia. Partendo da questo Cronenberg imbastisce una storia in cui la trasmissione non è altro che un diffusore di un virus catodico col quale una specie di multinazionale punta al dominio del mondo trasformando in videoregistratori di carne la razza umana. Assurdo? E il film è anche più acido in alcuni momenti. La genialità sta nel trattare temi tanto alienanti in maniera così realistica. L’assurdo e l’inconcepibile che si esprime come motivo del banale.
Videodrome arriva dal passato portando l’orrore della verità televisiva, e la negazione della realtà reale. Il vero è quello che viene rappresentato, e il vissuto è solo un nastro magnetico su cui qualcun altro scrive quello che vuole. Andy Wahrol defini Videodrome “l’Arancia Meccanica degli anni 80” così come nel film di Kubrick le immagini genereranno un mostro peggiore del mostro originario, in Videodrome le immagini televisive segneranno la fine per il genere umano. Fantascienza?
Cronenberg non da mai risposte, solleva solo questioni… e lo fa da par suo.
Capolavoro
“Lunga vita alla nuova carne”
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RABID


Uno dei primi film di David Cronenberg. Premetto che Cronenberg rientra nella categoria “Registi preferiti” e quindi ogni cosa che scriverò è da leggere prima di tutto come espressione di un fan e poi, se sono in grado, come critica oggettiva del film in questione.
Parto subito dal nome dell’attrice protagonista e che apre la prima inquadratura: Marilyn Chambers. Che forse a molti dirà poco ma per quelli come me che sguazzano nel trash (in senso lato, da Ed Wood al porno vintage alla Troma Production) avranno sussulti testosteronici. Marilyn Chambers è una delle icone del cinema porno degli anni 70 e primi anni 80, quello che storicamente viene ormai chiamato la Golden Age. Il periodo nel quale Rabid fu girato, vedeva proprio la Chambers all’apice della sua carriera di porno star. E non è un caso che sia stata scelta lei.
Il film è una delle tante incarnazioni del mito del vampiro, qui rivisitata da Cronenberg alla sua maniera, ossia mettendo la mutazione, fisica al primo posto. Una donna (la Chambers) è il paziente 0, colei che inizierà l’epidemia. L’esposizione al “virus” è per via somatica, la donna seduce individui e li infetta suo malgrado tramite un “morso”. Niente di strano, se non fosse che la “vampira” in questione ha la bocca sotto un’ascella che a mo’ di Alien morde il fianco del malcapitato. Va detto che quell’ascella inquadrata un paio di volte ricorda nemmeno troppo velatamente una vagina. C’è chi ha letto in questo una sorta di apologia del misogino, a parer mio è stato solo un calcare la mano sull’immagine e sul tema di tutto il film che riconduce al sesso, anche esplicito, nei contenuti più che nelle immagini. Se si pensa ad altri film di Cronenberg, il fattore sessuale è sempre profondamente presente ed è sempre il mezzo per diffondere una qualche “malattia”. Qual’è il miglior modo per squotere la gente se non quello di presentare come pericoloso una cosa tanto comune e praticata?
Cronenberg calca la mano sul fattore sessuale, sembra anticipare quello che sarà l’AIDS negli anni immediatamente seguenti. La sua visione però non è puritana, nè tantomeno moralista, chi conosce Cronenberg sa che è un canadese un po’ fuori dagli schemi.
Sostanzialmente Rabid, è un buon horror, fastidioso come sono fastidiosi molti film di mister C. e con molte citazioni al cinema di Romero.

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