Il nido dell'Anatra

"I censori tendono a fare quello che soltanto gli psicotici fanno: confondere l'illusione con la realtà". (David Cronenberg)

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SIN CITY


Ok qui siamo nel mio campo.

Come ho già scritto a proposito di THE KILLER INSIDE ME fare un operazione fotocopia è sempre rischioso. Nel caso di SIN CITY la cosa è portata alle estreme conseguenze, Rodriguez ha fatto quello che Gus Van Sant fece a suo tempo con Psycho di Hitchcock. Ossia Van Sant rifece Psycho di Hitchcock, con attori differenti, ma mantenendo i tempi, le battute e le inquadrature, praticamente trattò quel film come se fosse Shakespeare lo ripropose non cambiandone una virgola.

Rodriguez ha fatto la stessa operazione con il fumetto di Miller, ha cercato di essere il più fedele possibile all’aspetto visivo, ma anche a quanto scritto da Miller nei balloon.

E qui secondo me  salta fuori la magagna.

Una volta Harrison Ford durante la realizzazione di Guerre Stellari disse a Lucas: “George queste cose le puoi scrivere, ma non le puoi dire”.

Allora, facciamo che un po’ di colpa ce la hanno – forse – anche i doppiatori italiani.

La pellicola cede un po’ il fianco alla prosa di Miller che si rifà smaccatamente all’hard boiled di Chandler, Spillaine e Hammet, con quel modo di raccontare in prima persona che sa di tabacco, di duro e un po’ di finto in questo caso. Sentire recitare le battute scritte da Miller, che sulla carta stampata e in bocca a quelle figure pennellate con grosse e villane campiture nere da “linea scura” ti fanno arrapare come un diavolo della Tasmania, fanno un po’ l’effetto di green screen, finto digitale e plasticoso al cinema.

E quindi? Beh quindi per quanto le sceneggiature dei fumetti assomiglino in maniera imbarazzante a quelle dei film, sentire con l’orecchio recitare determinate battute crea un certa discrepanza con l’idea che ci si fa di esse leggendole.

Tecnicamente il film è magistrale per quanto risulti vicino ad una pagina disegnata, la profondità di campo è inesistente (giustamente) e le soluzioni grafiche più felici di Miller vengono riprodotte con maniacale perfezione.

Parliamo un po’ degli attori e del loro ruolo? Tutti perfetti, tutti con le facce giuste tranne uno forse Bruce Willis, sinceramente non ce lo vedevo proprio come Hartigan troppo giovane o giovanile, vedete un po’ voi, avrei visto meglio un Harvey Keitel.

Gli attori degni di nota sono sicuramente due: Benicio del Toro e Mickey Rourke, perfetti nel loro personaggio, e col fisique du role.

Due paroline anche su Jessica Alba visto che il commento al film riguarda la mia sacra missione e il suo ruolo di attrice. Non la si può stroncare e non la si può incensare perché è perfetta nel ruolo di Nancy Callahan e non la si può stroncare perché quel ruolo non richiedeva niente di più di quanto la signora Alba abbia fatto.

Film promosso come cinecomics, qualche dubbio sul fatto che sia buon cinema.

Miller funziona meglio sulla carta stampata.

Probabilmente è anche questione di contenuti. Chi lo sa, magari avessero portato al cinema Martha Washington Goes to War sarebbe stata un’altra cosa.

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THE SPIRIT


Ho visto THE SPIRIT di Frank Miller.

Dico subito che il film non mi è piaciuto ma per motivi differenti da quelli che si può pensare.

Ok Miller dietro la macchina da presa non è Stephen King, ma non è certo la cosa che gli riesce di più, quindi come per King penso che faccia meglio a fare quello che gli riesce far meglio (e mi scuso per il gioco di parole).

THE SPIRIT non mi è piaciuto per un motivo molto semplice, perché non è lo Spirit di Will Eisner (genio assoluto del fumetto mondiale) ma è quello di Miller.

Mi spiego, Miller ha realizzato un’operazione di restyiling che molti autori di fumetti fanno quando si cimentano con le vecchie glorie – il che va benissimo – e penso a THE SHADOW di Howard Chaykyn, allo stesso Cavaliere Oscuro di Miller ecc. Il problema di THE SPIRIT è che essendo un fumetto squisitamente autoriale (cosa che all’epoca di certo nessuno notava),  non va né interpretato né rielaborato. THE SPIRIT è di Will Eisner e come tale va realizzato. Vedete, è come se Alan Moore (geno anch’egli del fumetto mondiale) decidesse di reinterpretare Corto Maltese. Quello di Moore non sarebbe più Corto Maltese ma un personaggio con lo stesso nome. Corto è legato al proprio autore e non è divisibile da esso. Penso a Tin Tin,  Torpedo,  Mort Cinder ecc ecc… Ci sono personaggi talmente legati a chi li scrive che qualsiasi tentativo di riscrittura li snaturerebbe.

Miller, mi dispiace ammetterlo, ha snaturato SPIRIT e ne ha creato una versione alla Miller, a cominciare dalle voci fuori campo, il tipico modo di scrivere di Miller e lo stesso modo di “disegnare”… si perché questo THE SPIRIT è figlio di Sin City, e il Sin City di Rodriguez cerca maniacalmente di essere il Sin City di Miller, com’è giusto che sia. Pensate un po’ se Sin City fosse stato realizzato a colori, senza voci fuori campo e diretto da – e rabbrividisco – Joel Schumacher… Ecco. Miller con THE SPIRIT ha commesso quell’errore, voglio pensare che fosse in buona fede e non per presunzione… beh forse un po’.

La cosa migliore del film? Il pezzo “Falling in love again” sui titoli di coda, che non è cantato da Marlene Dietrich stavolta ma da un’altra bionda: Christina Aguillera. Bellissimo.

SATISFACTION


ogni tanto qualche soddisfazione bisogna togliersela…
dkr
“The Dark Knight Returns” Frank Miller

300


Due righe due su 300 film o fumetto è indifferente che sono uguali, se non per un piccolo dettaglio: nel fumetto i guerrieri hanno tutti pisello e palle al vento.

Pare una cazzata da poco? Beh non lo è.

Allora sarò breve e conciso. Arte ellenica e vasi di terracotta, qualcuno li ha presenti? Bene adesso il fumetto 300, si notano somiglianze? Il formato particolare allungato del fumetto stesso? I colori utilizzati? Il fatto che tutti siano rappresentati completamente nudi? È chiaro e lampante quale sia la cifra stilistica che Miller ha deciso di adottare per il suo racconto sulla “fantomatica” – se mi si passa il termine – battaglia delle Termopoli. 300 non è certo un romanzo storico, non è un fumetto che si attiene alla storia e nemmeno per quello che concerne il reparto visivo è “storico”. 300 è un fumetto sul mito, e la forza di 300 sta appunto nello stile adottato. Lo stile è 300. Chi ricerca la storia, l’attinenza alla medesima, il realismo… beh non ha capito niente di 300.

Miller ha semplicemente avuto la brillante idea di proporre un elegante esercizio di stile, di proporlo semplicemente come tale e basta.

Il film ricalca pedissequamente il fumetto con l’eccezione che le nudità elleniche sono state coperte con dei perizomi che ricordano fin troppo le mutande del Giudizio Universale. Dico purtroppo non perché avessi brama di vedere piselli al vento, ma perché in qualche modo il film è rimasto “tronco” del suo riferimento più importante, i vasi ellenici, i racconti di immagini sui medesimi… la storia dell’arte.

Ma si sa è chiedere troppo ad Hollywood.

Discorso diverso per i Transformers: una cagata pazzesca. (-:

C’entra nulla? Chissenefrega il blog è mio…

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