Il nido dell'Anatra

"I censori tendono a fare quello che soltanto gli psicotici fanno: confondere l'illusione con la realtà". (David Cronenberg)

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DARK ANGEL


E qui c’è da dire diversa roba, analizzare l’intera serie episodio per episodio magari no, ma prendere in considerazione la serie nella sua non conclusa totalità lo posso fare.

Prima di tutto togliamoci un dente: Dark Angel è Cibersix. Lo ho già detto e lo ripeterò fino alla morte, frutto di una delle più brillanti menti del panorama fumettistico internazionale: Carlos Trillo, che ci ha lasciato dopo averci regalato un capolavoro dietro l’altro.

Bene questa è fatta.

Di cosa parla Dark Angel: di una ragazza creata in laboratorio, assieme a molti altri, addestrata ad uccidere e che un giorno assieme ad altri 12 ragazzi fugge dalla struttura governativa segreta. Divenuta adulta trova un lavoro, dei nuovi amici e da questo momento in avanti cominciano i casini che diventano sempre più grossi e sempre più ingestibili.

La premessa è buona, se si sviluppa la cosa con idee e rispettando l’intelligenza dello spettatore la serie bucherà lo schermo.

Tutto mantenuto? In parte sì. In questo caso, Jessica Alba si ritaglia il ruolo perfetto addosso a lei, perfetto per quella faccia e per quel fisico, perfetto per le sue espressioni che non sono moltissime, ma sicuramente più delle due di Clint Eastwood e perfetto perché essendo una serie tv la protagonista ha la possibilità di crescere.

Le stagioni sono due, la terza è nel cassetto, la serie fu sospesa per tutta una serie di motivi, incomprensioni, costi elevati, Cameron che voleva fare quello che gli pareva e la messa in onda al venerdì con conseguente calo di ascolti. Ma non voglio fare la storia della serie tv quanto piuttosto segnalarne gli indubbi pregi e gli altrettanti evidenti difetti.

Come ho già detto Jessica Alba è nel ruolo fin dal primo episodio, credibile come personaggio, e buona recitazione, alcuni premi li ha pure vinti per il ruolo di Max Guevara.

La prima stagione è all’insegna della caccia ai fuggitivi da parte del colonnello cattivo, mentre nella seconda vengono liberati nel mondo i restanti transgenici dalla struttura segreta Manticore. Mentre la prima parte è compatta, solida e ben orchestrata proponendo momenti comici con situazioni molto molto drammatiche, la seconda stagione perde un po’ la bussola presentando tutta una serie di nuovi comprimari che impediscono di fatto lo sviluppo emotivo e psicologico dei personaggi principali. L’ammissione da parte degli sceneggiatori dell’errore fatto con il bacio tra i due protagonisti nella prima stagione (bacio che avvenne troppo presto) lo scontiamo tutti noi come spettatori nella seconda stagione nella quale un improbabile virus, a metà strada tra un mcguffin e un deus ex machina impedisce di fatto ogni contatto fisico tra i due innamorati sfigati.

La seconda stagione, soprattutto verso la fine dimostra chiaramente il suo status di intermezzo tra l’inizio e la fine. Fine che però non ci è stata data, purtroppo, dalla rete.

La terza stagione avrebbe tirato i remi in barca, riallacciando storie e personaggi delle due stagioni precedenti e – probabilmente – sarebbe culminata nel finale.

Un peccato davvero, Dark Angel era una serie con molte frecce al proprio arco, personaggi interessanti, sviluppi avvincenti e una messa in scena decisamente diversa dal solito, televisivamente parlando.

Serie TV promossa a pieni voti, fermo restando i difetti di cui sopra, Jessica Alba in gran forma, nella seconda stagione sboccia.

Image

Della serie “aridatece Dark Angel”


AVATAR


Ho visto AVATAR.

Dico subito che mi è piaciuto, e anche parecchio. Ma i motivi non sono certo da ricercare nella storia. Ma d’altra parte non sono certo le belle storie a fare belli i film.

Ho sentito definire AVATAR “Balla coi Lupi Sci-Fi”, “Balla coi Na’vi”, “Balla coi Puffi”… è tutto un ballare, credevo di dover andare a vedere “La Febbre del Sabato Sera”…

Che i Na’Vi  siano i Nativi Americani non ci piove, ma che sia Balla coi Lupi la fonte di ispirazione non ci giurerei. Io ci ho visto molto de “Il Piccolo Grande Uomo”, “L’Uomo Chiamato Cavallo”, “Little Big Horn”.

Sì i Na’Vi sono i Nativi Americani e i Marines sono chiaramente i Soldati dell’esercito, e il protagonista è Cavallo Pazzo, non un capo ma un guerriero con l’autorità di un capo, e così è anche in Avatar, il “diverso” che unisce le tribù per la causa comune (Cavallo Pazzo era considerato “diverso” perché aveva capelli più chiari della norma e più crespi e come se non bastasse usava pitture di guerra decisamente “femminili”, il soprannome era “Ricciolo”).

Lasciando da parte il compartimento tecnico, perché quando si parla di James Cameron è scontato che la tecnologia cinematografica faccia salti in avanti e segni nuovi standard qualitativi (è successo con Terminator 2, con The Abyss, e con Titanic), il film è di una linearità disarmante.

Non ci sono colpi di scena, non ci sono sorprese, e ogni cosa che uno si aspetta che accada, accade sul serio, tutto quanto è “telefonato”, se mi si passa il termine. Ma non è il difetto del film. Cameron non è un innovatore dal punto di vista della narrazione, Cameron è un regista classico, oserei dire conservatore, viene anche lui, come molti dei grandi di Hollywood dalla miracolosa fucina di Roger Corman (tanto per non far nomi: Oliver Stone, John Carpenter, Martin Scorsese, Jack Nicholson, Brian De Palma… ecc ecc), il suo imprinting stilistico è quindi classico, anche se molti suoi colleghi hanno decisamente osato di più.

AVATAR ha una trama lineare come ho già detto, ma è ben raccontata, l’effetto speciale non fa semplicemente solo bella mostra di sé, ma aiuta il racconto, se non ci fosse stata“la tecnica” non sarebbe stata la stessa storia ad essere narrata. La regia di Cameron è classica sì, solida, senza fronzoli, direi quasi che mi ricorda in alcuni momenti la regia di Clint Eastwood o Don Siegel, che di certo non si perdono in orpelli narrativi per arrivare al punto.

AVATAR mi è piaciuto sì, se escludiamo il film True Lies (che comunque non era una storia originale ma un remake di un film francese), stavolta non c’è un’eroina come protagonista, ma un maschio.

Ricordiamoci sempre che Cameron fa film d’azione al femminile da sempre, chi lo taccia di machismo probabilmente ha le fette di prosciutto sugli occhi (penso a Terminator, a The Abyss, Titanic, Aliens, e anche a Strange Days con una bellissima Angela Bassett, anche se il film lo diresse la allora sua compagna di vita Kathryn Bigelow… donna a sua volta coi controcoglioni e pure piuttosto bona).

Consiglio la visione? Sì, fermo restando che il film è puro intrattenimento, non regala sorprese, ed è fatto da Dio.

TERMINATOR: THE SARAH CONNOR CHRONICLES


Una piacevole sorpresa questa serie televisiva. Piacevole per diversi motivi, il primo dei quali è stato fregarsene altamente di quella imbarazzante cazzata che è stato Terminator 3, il secondo è quello di continuare ed espandere (perché il pregio delle serie tv è quello di espandere e nei migliori dei casi evolvere) la storyline di Terminator… con tutti i suoi paradossi temporali e l’assoluta graniticità dell’ineluttabile futuro. Sì perché mentre in telefilm come Star Trek se uno sputa in terra nel passato, sconvolge il futuro, in Terminator bisogna rivoltare la Terra come un calzino perché Skynet possa perdere una partita a Hearts… Ma è questo che rende interessante la serie, altrimenti TERMINEREBBE entro poche puntate.

Se qualcuno avesse delle lacune riguardo questo vero e proprio franchise (perché è questo ormai visto anche che una nuova trilogia di Terminator è in cantiere con interprete principale Christian Bale) potrebbe non capire gli infiniti riferimenti ai due film che hanno preceduto la serie, riferimenti ad episodi specifici a personaggi e a quant’altro. Va inoltre detto che gli autori volendo creare una vera e propria storyline, attingeranno a piene mani dalla serie televisiva per proporre i nuovi film cinematografici.

Finita questa lunga premessa analizzo solo una paio di cose de LE CRONACHE DI SARAH CONNOR. La prima è la presenza (diciamo ormai d’obbligo) del Terminator “buono” mandato nel passato per parare il culo del futuro salvatore del mondo John Connor. In questo caso il Terminator buono è una Terminatrix, interpretata dall’inespressiva Summer Glau, già vista nella serie Fanta-western di Joss Wheedon FIREFLY. Cameron, questo il “nome” dato alla Teminatrix (credo un chiaro omaggio al creatore di Terminator, James Cameron) è fortunatamente qualcosa di completamente differente da un moderno Pinocchio. Immagino che la tentazione di far apparire questa macchina assassina come una specie di macchina con anima sia stata forte, ed ogni tanto uno ci crede pure. Per fortuna ci sono momenti in cui la sua “siderale acciaiosità” (se mi si passa il termine) esplode in tutta la sua efficenza, e quando si pensa che salverà qualche povero cristo si rimane ad osservare l’assoluta vacuità della macchina. Dico “per fortuna” perché mi sarebbe risultato oltremodo stucchevole e paraculo voler in tutti i modi umanizzare una macchina seppur avanzata.

Perché va visto? Perché, anche se non ci troviamo davanti ad un capolavoro, porta avanti temi e situazioni conosciute nei due film precedenti, e perché c’è sempre la possibilità che ci siano degli sviluppi inaspettati per storia e personaggi. Siamo alla ottava puntata al momento in cui scrivo e si capisce bene che gli autori hanno ben chiaro cosa vogliono fare… un tassello alla volta. Non so dove andranno a parare ma sono fiducioso.

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