Il nido dell'Anatra

"I censori tendono a fare quello che soltanto gli psicotici fanno: confondere l'illusione con la realtà". (David Cronenberg)

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DARK ANGEL: PERFETTA [Seconda Parte]


Aggiornato : 11/05/2013

[La Prima Parte QUI]

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CAPITOLO… (Un po’ di tempo prima)

La pioggia sembrava non finire mai su Seattle, ormai erano sette giorni e otto notti, di acqua ininterrotta. Le strade di Terminal City cominciarono ad accusare il colpo. Dieci anni di mancata manutenzione resero quei vicoli appestati una fogna a cielo aperto. I piani bassi e molti dei sotterranei si allagarono e altrettanti abitanti dovettero trovare altri alloggi, forse momentanei, ma più probabilmente definitivi.

Dalla finestra Max osservava con sgomento lo sfratto forzato di molti suoi fratelli e sorelle da parte di madre natura.

«A questo non puoi porre rimedio, lo sai…» Logan cercò di giustificare la situazione, ma a Max non importava, era sempre e comunque responsabile per quella gente.

Prese la sua decisione, e anche se il suo fisico e la sua mente erano ancora scombussolati dagli eventi delle ultime settimane agguantò velocemente il giubbotto di pelle e si avviò alla porta con passo deciso senza dire una parola.

«Max!»

La ragazza esitò un istante, poi voltò lo sguardo verso Logan, ancora vicino alla grande finestra.

«Abbiamo una telefonata da fare, se non ricordo male» le rammentò Logan allargando leggermente le braccia.

«Puoi chiamare tu, laggiù hanno bisogno di me» rispose Max decisa a scendere in strada.

«Tutti hanno bisogno di te, loro…» ed indicò con lo sguardo la strada sottostante, «…e anche loro.» e stavolta indicò oltre i confini di Terminal City, «Abbiamo tutti bisogno di te. Adesso ti togli quel giubbotto, ti siedi qui e prendi quel dannato telefono» la redarguì, indicando con decisione il tavolo sul quale era appoggiato l’apparecchio.

Max lo guardò quasi incredula, con che coraggio si rivolgeva così a lei? Ma era sexy quando faceva il duro. Oh sì, molto sexy.

«E poi…», proseguì Logan, guardando fuori dalla finestra in direzione della strada sottostante «…Siete ben organizzati, c’è già un sacco di gente che si sta dando da fare.»

Max si limitò a fissare Logan scura in volto e con almeno un trilione di pensieri che le passavano veloci nella mente come neutrini sparati in un acceleratore di particelle. Uno in particolare le volteggiava  nella testa e riguardava l’esoscheletro di Logan, per quale motivo lo stava indossando anche in quel momento?

Senza distogliere gli occhi dal volto di Logan, Max prese il telefono, alzò la cornetta sverniciata e portandosela all’orecchio con un movimento meccanico rivolse lo sguardo verso il proprio polso, l’unico tatuaggio a non essere scomparso. Il silenzio assordante di quel momento lo avrebbero ricordato entrambi per molto tempo. Il suono dei toni della tastiera mentre veniva composto il numero di telefono spezzò il silenzio.

Il momento di attesa per la risposta sembrò non finire mai, quando improvvisamente, dall’altro capo del telefono una voce rispose:

«Max… ti sei decisa a chiamare».

Max si pietrificò, riconobbe la voce.

«Lydecker? Ma come?…», l’espressione di Max si fece incredula e volgendo lo sguardo verso Logan ebbe conferma di non essere la sola. Mise il telefono in viva voce.

«Storia lunga. Cercarono di uccidermi un paio di anni fa, dopo che mi avvicinai un po’ troppo a scoprire cose sulla setta. Feci appena in tempo ad informare Logan su alcune stranezze, diciamo così, di carattere storico.» Max rivolse ancora una volta lo sguardo su Logan, il quale confermò con un cenno della testa quanto Lydecker aveva appena comunicato.

«Tutti mi hanno creduto morto, e la cosa si è rivolta a mio favore ovviamente, mi sono mosso con maggior libertà. Il piano era quello di trovare il fondatore di Manticore…»

«Lydecker, sono Logan Cale…»

«Logan, felice di risentirti, figliolo»

«Sì, più o meno la cosa è reciproca… sarò breve e conciso: che diavolo sta succedendo?» la domanda di Logan lasciò trasparire della sana impazienza ed irritazione. Max lo guardò incredula, Solo-Occhi che perdeva le staffe, tesoro, abbiamo aspettato cinquemila anni per vedere la fine di questa storia, che vuoi che sia qualche minuto in più?, pensò.

«Mettetevi comodi, la storia diventa interessante e direi quasi incredibile… per come la conosciamo ufficialmente perlomeno»

«Ti ascoltiamo, ma prima una domanda e voglio una risposta senza giri di parole: hai trovato Sandeman?»

«Ovviamente, da chi credi arrivino queste informazioni? Ma arriverò anche a lui, a suo tempo»

«Vai avanti…» lo invitò a proseguire, Logan.

«I miti e le leggende, soprattutto in ambito religioso hanno sempre avuto un fondo di verità, e questo caso non fa eccezione.

«Le tre religioni principali, hanno in comune una cosa: l’antico testamento. Nel libro della Genesi si fa riferimento a quello che tutti conoscono come”Diluvio Universale”… »

«Aspetta un attimo…», lo interruppe Logan incredulo, «Stiamo sul serio parlando di questo?»

«Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”», la citazione da Amleto di Lydecker, era molto pertinente, ne convenne il lato umanistico di Logan.

Donald Lydecker proseguì: «Si sa che anche gli aztechi parlano di un cataclisma di dimensioni planetarie, così come i babilonesi e altre culture. Qualcosa millenni fa sconvolse il pianeta, anzi, sconvolse il genere umano.»

«E quale ne fu la causa?» domandò incuriosita Max.

«La causa di tutto ciò fu C/2002 S5 DEB», fu la risposta di Lydecker.

Max non capì di cosa stava parlando l’ex colonnello di Manticore, cercò conferme sul volto di Logan, il quale fece cenno con un dito alla ragazza di attendere un attimo.

«Stai parlando della cometa?»

«Sono felice che tu sia attento figliolo, e che tu sia informato… non posso dire altrettanto di Max».

«Fammi una nota sul registro» ribatté la ragazza col solito tono sarcastico, «Volete informare anche me?»

«C/2002 S5 DEB è una cometa, il cui passaggio è atteso tra qualche settimana, gli astrofisici sono particolarmente interessati a questo particolare corpo celeste perché passa vicino alla terra una volta ogni cinquemila anni più o meno», e mentre informava di ciò Max, Logan, diventava sempre più preoccupato.

«Esattamente, e sappiamo tutti ciò che le comete possono fare: nulla, portare la vita o portare la morte».

«Bene, questa ovviamente porta la morte. Grandioso, e io come dovrei fare? Non so se lo avete notato, ma posso essere più veloce, più reattiva, più forte di qualsiasi essere umano… ma come dovrei fare secondo voi per fermare una cometa?».

Calò il silenzio, purtroppo non era una domanda retorica, era una domanda in attesa di una risposta, possibilmente concreta.

CAPITOLO DUE OTTO

Odiava le fogne, le odiava perché erano fredde e umide. Erano tutto ciò per cui non era fatto. Ogni soldato di Manticore era talmente specializzato in qualcosa, che inevitabilmente il suo opposto risultava essergli fatale in alcune circostanze. Ognuno dei fuggitivi di Terminal City aveva la propria kryptonite. La sua era il freddo e l’umido. Ma Mole aveva anche qualcosa d’altro, un fenomenale sistema di mimetizzazione derivante dai camaleonti. E fu proprio grazie a quello che riuscì a fuggire dal container, mentre Max decideva si sacrificarsi per lui e tutti i fratelli.

La parte più difficile fu spogliarsi. Perché la mimetizzazione potesse funzionare doveva essere completamente nudo. Il freddo pungente dell’acqua a contatto del suo corpo lo aveva rallentato del 60%, praticamente un normale essere umano. Per alcuni momenti persino la vista gli si annebbiò. Ma resistette, lo avrebbe fatto, se una ragazzina era stata in grado di compiere un gesto simile, chi era lui per non sopportare un po’ di freddo.

La strada verso Terminal City era lunga svariate miglia. Guardò in direzione del lungo tunnel fognario, fece una smorfia, la cosa che gli mancava di più era il suo sigaro.  Si rimise in cammino, con un pensiero rivolto a chiappe-tonde.

CAPITOLO DUE NOVE

I tre Humvee superavano i posti di blocco della polizia settoriale come sabbia strinta tra le mani, ah, aver avuto quei pass ai tempi della Jam Pony.

La pioggia non accennava a diminuire, le luci della città riverberavano sulle gocce di acqua che rigavano i vetri oscurati dei mezzi militari. Max, incatenata alla roll bar  del Humvee osservava Seattle allontanarsi dall’interno del mezzo. Le luci dei grattaceli del centro si affievolivano sempre più, fino a scomparire del tutto. La strada fuori città era priva di illuminazione, le uniche luci erano quelle dei fari degli Humvee. Fu in quel momento che Max smise di guardare oltre il finestrino. Dalla radio dell’auto proveniva, a basso volume, della lagnosissima musica country.

Ames White era sullo stesso mezzo di Max, entrambi sui sedili posteriori.

«… sì è stata catturata… No, nessun problema. Saremo lì entro sette ore, tenete tutto pronto, voglio essere io quello che le entrerà dentro per primo, Fenestol», disse White ed interruppe la chiamata al cellulare.

«Ames, senza nemmeno i preliminari? Tua moglie ha ceduto così al tuo fascino?» domandò ironica Max, poi volgendo lo sguardo direttamente su White, «Te la ricordi tua moglie vero? Quella che hai ucciso, ma sì che te la ricordi Wendy».

White senza proferire verbo fece partire un diretto in pieno volto della ragazza facendole sanguinare il naso.

«Certo che…» sputando un po’ di sangue, «… Sai come si tratta una ragazza…»

«Tu, sei feccia. Sei materiale di scarto, e quando saremo arrivati dove dobbiamo, avrò l’onore di metterti le mani dentro lo stomaco e rovistare fino a quando non verrai sedata a causa delle grida di dolore, poi ti ricucirò e ricomincerò daccapo. I nostri scienziati metteranno le mani su di te solo dopo che io mi ci sarò divertito, ti è chiaro luridume?»

Max lo guardava fisso negli occhi, con entrambi, anche quello tumefatto, pareva divertita. Avrebbe voluto pulirsi il naso dal sangue, ma le catene che la tenevano costretta all’interno dell’Humvee non glielo permettevano.

«Sai Ames, tuo padre pare abbia fatto un gran lavoro con me, gira voce che io sia perfetta», disse 452 tirando platealmente su con il naso e sputando nuovamente sangue e muco.

White si limitò a lanciarle uno sguardo con la coda dell’occhio.

«Dimmi, non mi trovi perfetta?», il tono era suadente, quasi provocante, «Andiamo Ames, ehy…. Ma guardami… guardami negli occhi e dimmi che non ci hai mai fatto un pensierino».

Ames White sorrise, senza voltarsi.

«Dai Ames, puoi allungare una mano se vuoi, nessuno te lo impedisce, io non posso di certo, dai avvicinati…» disse inarcando la schiena ed esaltando il petto, «Le hanno fatte bene che dici? Eh sì, a Manticore sapevano come farci»

«Ehy tu», disse White rivolgendosi al passeggero davanti.

«Signore?»

«Punta la pistola alla testa di 452»

«Sissignore» estrasse la beretta semi automatica e la puntò alla testa di Max.

«Se muove un muscolo falle saltare la testa»

«Sissignore»

«Allora, 452, hai deciso di fare la carina con me…», mentre parlava Ames White, le posò una mano sulla coscia.

«Sai è piuttosto strano, ricordo di aver letto tutti i tuoi tatuaggi, quelli che adesso non ci sono più, compreso questo che ti è rimasto sul collo», indicò con l’indice il lato destro del collo di Max, «Ma…» proseguì grattandosi una guancia, «Non ricordo che ci fosse scritto che sei anche una troia»

Max si fece cupa in volto, cercò di scostare la gamba dalla mano di White.

«Eh no cara mia, adesso…», White fece scattare la propria mano sul pube della ragazza, «Adesso ci stai, non puoi tirarti indietro».

«No!»

«Pensavi fossi tanto sprovveduto da avvicinarmi? Pensavi davvero che non sapessi in quanti modi in una situazione del genere un X5 può uccidere a distanza ravvicinata anche se costretto mani e piedi?», la mano di White si insinuava sempre di più, con maggior forza e violenza.

«NO!» gridò Max, con gli occhi lucidi.

Poi White le si avvicinò, e le sussurrò una cosa nell’orecchio, «A Wendy piaceva così… i primi due figli, quelli che sono morti, li abbiamo concepiti così.»

Max lanciò un’occhiata carica d’odio nei confronti di quell’uomo tanto abietto.

«Mi fai schifo!» e gli sputò in faccia, sangue e saliva.

White si ritrasse, fece cenno al sottoposto di abbassare l’arma, ed estrasse un fazzoletto immacolato dal taschino della giacca. Si pulì il viso e sorridendo lo rimise nel taschino.

«Ecco vedi? Hai già cominciato a collaborare… campioni di DNA.

«Rilassati 452, sarà un viaggio lungo», poi si voltò in direzione del finestrino ed accavallò una gamba canticchiando.

Oh my darling, Oh my darling, 
Oh my darling Clementine, 

You are lost and gone forever, 
Dreadful sorry Clementine.

CAPITOLO… (un po’ di tempo prima)

Una cometa! Una dannata cometa! E come dovrei contrastare l’arrivo di una cometa? Ma per chi mi hanno preso?

«Max, ascolta…» Lydecker aveva assunto un tono paterno, era quel tono che tanto la metteva a disagio, «La cometa rappresenta L’Avvento, ma non è scritto da nessuna parte che questo grosso blocco di ghiaccio e chissà che altro, si schianti sulla terra, anzi la cosa non è nemmeno da prendere in considerazione, piuttosto il problema è un altro, passando anche vicino al sole, si scioglierà in parte rilasciando in atmosfera particelle di acqua mescolata ad un virus».

Logan si illuminò, «Ma certo!… Max, il diluvio universale! Quando accadde migliaia di anni fa il virus venne rilasciato in atmosfera, decimando probabilmente la popolazione terrestre e coloro i quali sopravvissero…»

«… Altri non erano se non gli antenati dei seguaci del culto del serpente.»

«Va bene, ma lo scopo qual è? Cosa vogliono esattamente?» domandò Max rivolta al telefono.

«Vogliono ereditare la terra, come fu cinquemila anni fa.»

«Cioè vogliono sterminare il genere umano per rimanere gli unici “eletti”? Ma è folle!»

«È da migliaia di anni che  perseguono la selezione genetica, il serpente col quale si sottopongono all’iniziazione non è nemmeno presente nei bestiari, di fatto non esiste. Il suo veleno è contaminato da quel virus, e ne è immune perché colpisce solo gli esseri umani. Manticore nelle intenzioni di Sandeman avrebbe costituito l’unica ancora di salvezza per il genere umano. Voi, i miei ragazzi e tutti gli altri di Manticore siete immuni da quel virus, ma tu Max… »

Lydecker fece una lunga pausa.

«Sandeman fece di te qualcosa di più, tu rappresenti l’unica salvezza per il genere umano»

Max volse lo sguardo su Logan.

«E io cosa dovrei fare?»

«Cosa devi fare è scritto sui tuoi tatuaggi, hai il manuale di istruzioni»

«Mossa astuta scriverlo in una lingua morta ed intraducibile. Sai leggere l’antico minoico, Don?»

«Nemmeno una virgola, ragazza mia, Sandeman non lo ha detto nemmeno a me, ma credo che tu sia in grado.»

«White ne fu in grado, e a quanto pare non gli piacque per niente ciò che lesse».

«Quello fu un buon segno Max», ma il sorriso di Logan era stiracchiato.

«Se ragioniamo in termini militari, in questo momento il nemico sa cosa possiamo fare e farà di tutto per contrastarlo mettendo a punto un piano specifico… mentre noi…»

«Calma con il “noi”, Don».

«Max, noi “genere umano”, siamo dalla stessa parte».

«”Il nemico del mio nemico è mio amico” non funziona con me».

«Fattelo funzionare allora! Perché qui c’è in ballo molto di più del tuo risentimento verso di me o Manticore!», Lydecker parve seriamente preoccupato nel constatare la scarsa visione d’insieme di una dei suoi pupilli.

«Lydecker, Max sa bene cosa c’è in ballo, manteniamo la calma e organizziamo un piano», s’affrettò a proseguire Logan cercando di placare gli animi.

«D’accordo figliolo, ma dovremmo vederci».

«Domani alle ventuno e zero zero, a Terminal City, Don. Fatti trovare a Market Garden un’ora prima, manderò qualcuno a prenderti», detto questo Max interruppe la conversazione.

«Non devi più cercare di addolcire quanto esprimo, Logan», Max era seria.

«Ti capisco, ma come ha detto Lydecker, c’è in ballo molto di più, e lui sarà un alleato prezioso», ribattè Logan  aggiustandosi gli occhiali e mettendo le mani in tasca.

I due rimasero immobili ad osservarsi.

Una piccola smorfia sul volto di Logan fece la sua comparsa, per sottolineare l’accaduto e la particolarità della situazione.

Max ricambiò l’occhiata ma…

 «Questa è fatta… e adesso mi dici come mai indossi l’esoscheletro»

Continua…

FINE MISSIONE.


Dunque sono arrivato alla fine e tiro le somme.

Innanzitutto, per quanto riguarda i Razzies Award:

fottidito

 Per quanto riguarda le forme rotonde della signora:

mele

…e a proposito di più della metà dei film da lei interpretati:

Linguaccia

Direi che sono soddisfatto al 50%. Di questo 50% almeno la metà è condizionata dalla mia indefessa ammirazione per il lato estetico della signora in questione.

Se fossi uno normale direi che stiamo attorno al 25% di soddisfazione.

Ha interpretato film a dir poco ignobili, e alcune interpretazioni sono ignobili a loro volta. Il problema è che non sempre le due cose sono andate di pari passo.

Alla fine di pellicole ne salvo cinque, di cui due sono stato molto felice di vedere, due le ho viste perché le avrei viste comunque, Alba o non Alba. Ed una in parte mi ha anche sorpreso.

Le altre vanno dal vergognoso all’appena passabile, con l’ago della bilancia che pende verso la prima categoria.

La serie Dark Angel fa storia a sé ed è comunque promossa a pieni voti.

Spero in un futuro migliore come attrice, per lei, e spero che qualcuno di bravo la guidi nella scelta dei ruoli.

Se Dio vuole ho finito.

Prossima missione: esegesi di DAWNA OF THE DEAD…

 No no scherzo…

VI PRESENTO I NOSTRI – THE TEN – P.U.N.K.S.


Allora mancano tre film, dico subito che P.U.N.K.S. non sono riuscito a recuperarlo, ma ho visto il trailer su youtube, e ringrazio chi da lassù mi ha voluto bene non facendomelo trovare. Purtroppo però VI PRESENTO I NOSTRI e I DIECI COMANDAMENTI COME NON LI AVETE MAI VISTI, li ho trovati. Scrivere due post distinti di questi due film è come dar loro dignità cinematografica. Se almeno il primo, pur avendo una sceneggiatura abbastanza idiota (e la cosa è fisiologica visto il genere di film e visto che la “saga” è arrivata al terzo capitolo), un paio di momenti divertenti li ha, e non sono quelli in cui è presente la signora, il secondo è…

Il mio consiglio in questo caso è uno e uno soltanto, trovare un buon ipnotizzatore, e pregarlo di far dimenticare di aver mai letto questo post, di aver mai visto i film in questione e di essere mai venuti a conoscenza della loro disgraziata esistenza.

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THE EYE


La pellicola è il remake del film omonimo cinese dei fratelli Pang. Né più né meno (finale a parte), e da quello ne eredita sia i pregi che i difetti.

The Eye è presentato come un horror, ma a parte la prima parte, che può essere visto alla stregua di un ghost movie, tutta la seconda parte invece rimette assieme i pezzi che ci vengono presentati all’inizio.

Parlo di pezzi e non di indizi perché di un puzzle si tratta, un puzzle un po’ paraculo però. Perché è paraculo? Perché l’autore della sceneggiatura, bara, fornendo false piste per poter aumentare l’effetto sorpresa durante il resto del film.

Personalmente sono cose che un po’ detesto, ma vabbè.

Il colpo di scena è uno e si rivela a circa metà film, tutto il resto è semplicemente innescato dai pezzi del puzzle rivelati e paraculamente mescolati con la fuffa.

Ho avuto l’impressione di trovarmi davanti ad un film alla Shyamalan… e secondo il mio gusto personalissimo non è un complimento. Ma almeno Shyamalan non bara, e infatti lo sgamo sempre a metà film… sarà per quello che non mi piace.

Jessica Alba: la signora in questione ha stranamente un ruolo drammatico questa volta, varia una risicata gamma di espressioni che però sono tutte funzionali al personaggio, quindi diciamo che non mi ha disturbato oltremodo.

Ribadisco anche qui, che senza trucco e mora è un passo avanti ad ogni donna al momento presente sulla faccia della terra… eh se le bastasse questo.

Film senza infamia e senza lode, con poche scene che fanno saltare sulla poltrona, anche perché tutte bene o male già viste in altri horror orientali.

Non mi sento di aver sprecato tempo stavolta, ma consiglio la visione solo agli amanti del genere, e a coloro i quali non da’ fastidio essere presi un po’ in giro dalla sceneggiatura.

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TRAPPOLA IN FONDO AL MARE


Eh… qui c’è poco da fare, il film è bruttino, ha solo due colori: arancione per i cristiani e blu per tutto il resto. La trama è esilissima e dovrebbe essere un thriller. Tutto girato e pensato in funzione degli attori e del mare. Parlo di mare e attori solo a livello estetico, perché davvero, il film, dal punto di vista cinematografico è proprio poco poco.

Ma siccome mi sono messo in testa di vedere tutti i film dell’Alba… eccoci qui.

Allora la trama è questa: precipita un aereo di qualche narcosvattelappesca dalle parti di Nassau, pieno carico di coca. I fidanzatini duecuorieunacapanna sperano nel colpo del secolo cercando tesori di navi pirate. Giunge l’amico di lui a Nassau, con la bionda, che dovrebbe finanziare le ricerche. Scandagliano i fondali e trovano l’aereo pieno di coca invece dei pezzi da otto. Che si fa? Si vende la coca e si finanzia la ricerca dei tesori. Ma nemmeno per sogno, dice lei, Sam (l’Alba) integerrima, leale, bella e corretta ragazza del nostro.

Qualcuno però infila le mani nel vasetto di marmellata e il proprietario della coca se ne accorge. E siamo a metà film forse anche di più. Non proseguo oltre.

Sam, parlo di lei perché mi sono messo in testa che devo, è un personaggio tagliato con l’accetta, bidimensionale, senza carisma e che si affida solo alle grazie dell’attrice. Grazie estetiche che in questo film non ci vengono negate, sempre in costume eh, non sia mai. Ricorda per certi versi il personaggio di Honey Daniels del film omonimo, buona fino all’osso diventando anche stucchevole in alcuni momenti. Sì, va detto che comunque mozza la mano ad un tizio con un machete, ma il tizio è morto ed era ammanettato a lei. E la cosa è spiazzante perché per come ci è stata presentata una cosa del genere non ce la vedo proprio a farla… o perlomeno prima prova a mozzare la catena delle manette. Macché, un bel taglio ad un polso e non ci si pensa più.

E poi: “Porca puttana forse mi ha rotto la mascella”, non lo so, non sono un dottore, ma questa in un caso del genere non è una cosa che si dice con la bocca.

E via così, tra sciocchezze, imprevedibili idiozie e corpi arancioni nel mare blu.

Facciamo finta di nulla?

Ma sì, facciamo finta di nulla.

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APPUNTAMENTO CON L’AMORE


Visto anche questo, regia di Gerry Marshall (Pretty Woman) e film corale alla Altman (Robert non ti rivoltare nella tomba, era solo per far capire il “corale”).

Non lo so, mi pare che tutti i personaggi presentati siano un po’ rincoglioniti o lessi, nel migliore dei casi. Almeno la metà degli attori sprecati per quel ruolo e un’ altra metà direi non perventuta. Tra i non pervenuti c’è Jessica Alba (che ne parlo solo per la Missione) che in tutto il film mi pare abbia cinque pose, due delle quali sommate non fanno quaranta secondi cronometrati. Quindi posso dare un parere sulla recitazione? Ovviamente no, anche perché il personaggio è del tutto marginale. Non pervenuta.

Nel complesso un filmettino.

Jennifer Garner conferma che ha un gran paio di gambe.

Ci appiccico a questa pseudo-cosa che definire recensione è da vergognarsi, anche MAI STATA BACIATA e IDLE HANDS – GIOVANI DIAVOLI. Film dimenticabili, nei quali la giovane Alba interpreta: nel primo la classica stronza da liceo, che più stereotipata non si può, nel secondo la ragazza del protagonista, e pur essendo molto giovane, credo diciottenne ci grazia con un bel paio di mele in qualche inquadratura. Il mio consiglio è di evitarli come la peste, e il consiglio all’Alba è di negare di averli mai interpretati.

Negare sempre.

Sempre.

Vai, così ho preso tre piccioni con una fava. 

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TUTTE PAZZE PER CHARLIE


Lo dico subito: mi sono divertito, nonostante sia una visione per la Missione.

È un film un po’ strano, quasi bipolare. Non sa se essere una commedia romantica o un film comico. Un po’ come per i due attori protagonisti, che a metà film cambiano  leggermente registro. La cosa un po’ mi è dispiaciuta perché tutta la prima parte mi aveva sinceramente divertito, e mi ero anche stupito a ridere per e con il personaggio di Cam (Jessica Alba), una novella ispettor Clouseau per quanto riguarda la goffaggine, ma molto sexy e innocentemente tenera, veramente azzeccata .

Charlie invece è una specie di novello Jack Tripper (se qualcuno ricorda il compianto John Ritter di Tre cuori in affitto), qui in salsa decisamente stallone da monta, suo malgrado. Ed è questa la cosa divertente, il povero Charlie che da bambino ad una festa tra ragazzini, col classico gioco della bottiglia, non ha fatto vedere il pisello alla compagna “strana”, ma bellina (e poi me lo devono spiegare come mai è stata scelta bellina se lui doveva fare il restio), la quale si offende e lo maledice.

Parole al vento? Macché tutto vero, Charlie se va a letto con una donna, questa si sposa col prossimo uomo dopo di lui. La voce si sparge tra le signorine e così il buon vecchio Chuck inizia la missione (decisamente più divertente della mia). Sfortuna vuole che un giorno gli capiti di incontrare Cam, goffissima e altrettanto bella responsabile del habitat dei pinguini di un aquarium. Se ne innamora e… se se la porta a letto è finita per sempre, se non se la porta a letto è finita per sempre. Da questo momento iniziano le magagne.

Come ho detto il film, lo ho percepito come diviso in due parti: prima parte Cam goffa e divertentissima, seconda parte Cam più seria e non più goffa (?!), direttamente proporzionale a Charlie il quale nella seconda parte è decisamente più sopra le righe. Un peccato secondo me, perché nella prima parte i protagonisti hanno avuto dei tempi comici strepitosi e anche dialoghi migliori, ma forse è solo una mia sensazione.

Alla fine c’è poco altro da dire, non stiamo qui a parlare di un capolavoro, ma se qualcuno mi dovesse chiedere se ne consiglio la visione, beh, decisamente sì, a me ha regalato un ora e quaranta di puro e sano divertimento, piuttosto scollacciato in alcuni momenti (il film è vm 18), e una piacevole sorpresa per quanto riguarda il lato comico di Jessica Alba.

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SPY KIDS: ALL THE TIME IN THE WORLD


La missione va avanti, stavolta tocca alla pellicola più recente, tra quelle uscite nelle sale, della signora Alba.  Mi è capitato di vedere uno degli altri film della serie e forse qualche pezzetto degli altri due e anche questo mantiene lo stesso tono da cartone animato, ci sono personaggi che funzionano e altri che decisamente sono inutili o cinematograficamente idioti.

La regia è di Robert Rodriguez, il quale ha curato anche il soggetto, la sceneggiatura, il montaggio, la musica, la scenografia la fotografia e forse ha anche cucinato puerco pibil per gli attori…

Entrambi i bambini protagonisti stavolta sono simpatici, Cecil, il maschio è decisamente azzeccato, ispira simpatia per quella sua vaga flemma jedi, perché ha un handicap: è sordo e porta l’apparecchio e perché intelligentemente questa sua carenza, in alcune occasioni viene valorizzata e trasformata in vantaggio. La signora Alba, come ho già avuto modo di notare in altre occasioni, quando è a contatto con i bambini, non so come mai ma la vedo decisamente più a suo agio.

Ah un piccolo appunto a suo favore per quanto riguarda la missione in generale, avrà toppato diverse pellicole, ma quando piange, tanto di cappello, come lacrima lei non lacrima nessuno.

Il marito, Wilbur, è decisamente un personaggio inutile per come è trattato nel film, ma ovviamente immagino non fosse eliminabile, anche se poteva essere più presente come membro fondamentale della famiglia.

Peccato anche perché il rapporto un po’ burrascoso tra la bambina, Rebecca e la matrigna Marissa (l’Alba per l’appunto), era interessante anche se non così originale, e non sia stato sviluppato un pochino di più, al film avrebbe sicuramente giovato.

Mi rendo conto che essendo un prodotto per bambini, alcuni argomenti vanno affrontati in una certa maniera, ma si possono affrontare, e penso al capolavoro Toy Story 3 che parla di cose decisamente serie. I bambini sono piccoli ma non sono scemi, se le cose vengono loro proposte nel modo giusto, capiscono, apprezzano, riflettono e fanno domande.

Una piccola occasione mancata da questo punto di vista.

Alla fine comunque il film è divertente, intrattiene per un’ora e mezza e per fortuna non cade nello smielato.

La bambina piccola scorreggiona è impagabile.

Chiudo con una nota di gusto personale e approvazione indefessa sulla tutina nera di pelle indossata da Jessica Alba che ricorda un po’ la mai dimenticata Emma Peel di Diana Riggs e un po’ la cara Max Guevara di Dark Angel, specialmente quando abbassa il culo e cammina di soppiatto.

Promosso per quello che si propone di essere, intrattenimento per pargoli.

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PICCOLO DIZIONARIO AMOROSO


È ufficiale: mi sto rammollendo.

Vidi il film in questione su RaiDue anni fa una sera d’estate in cui non c’era un tubo da nessun altra parte. Ricordo di averlo visto principalmente perché c’era Jessica Alba, e ricordo bene che non mi fece una grande impressione.

Per scrivere quanto sto per scrivere me lo sono rivisto stasera, tanto per non lasciare nulla al caso. Che devo dire? Ho apprezzato maggiormente il film.

Andiamo con ordine e partiamo dalla superficie: Jessica Alba in questo film è di una bellezza stratosferica.

E adesso le magagne, la bellezza dell’Alba però non basta. Per tutta la prima parte del film non ho l’impressione di trovarmi davanti ad una ragazza indigena di Sarawak, io lo so come sono le donne di Sarawak, ho visto Sandokan io, mica seghe.

Selima, così si chiama la ragazza, si muove e si atteggia come un X-5 di Manticore, con la differenza che la da’ generosamente. Il problema dal punto di vista interpretativo è quello, non ho l’impressione di trovarmi di fronte a ciò che viene rappresentato. E questo è colpa dell’attrice, mi dispiace ammetterlo.

Ma le perdono tutto.

La trama ricorda un po’ Pocahontas in versione “nave scuola” senza essere una Milf… se ci siamo capiti. Nel film è chiamata Dizionario da Camera.

Lui non la vuole, lei si offende, lui la prende perché non ha gli occhi foderati di prosciutto, lui non la può avere perché le regole e l’etichetta inglese non lo permettono, lui sposa un’altra (Inglese). Torna dopo un anno, lui ancora innamorato di lei, lei ha avuto un figlio da lui, la moglie di lui decide di lasciarlo andare da lei, loro vivono felici e contenti.

Questa è in soldoni quello che succede, nel mezzo ci sono tragedie, ma non le si percepiscono come tali perché raccontate in modo volutamente blando, c’è il duello finale col cattivo e via così.

Si affrontano in maniera superficiale, intendiamoci, temi come la diversità culturale, il razzismo e… ma si anche un po’ la retorica del “buon selvaggio” che personalmente detesto e mi viene il bruciaculo solo a pensarci.

Il periodo storico in cui è ambientato il film è più o meno lo stesso di Quel che resta del giorno di Ivory, nel quale l’etichetta e le costrizioni sociali vengono sviscerate meravigliosamente. In PDA alcuni dei temi sono simili ma affrontati in maniera decisamente più leggera e in alcuni momenti anche fastidiosa.

Nonostante tutto non mi sento di bocciare completamente il film, è alla fine godibile come un bicchiere di latte ed una brioche.

Vorrei rimarcare il fatto che Jessica Alba non è mai stata così bella come in questo film.

Ma l’ho già detto?  

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AWAKE


Allora qui abbiamo un thriller, ne parlerò tranquillamente e avverto da subito della presenza di SPOILER, quindi se qualcuno non lo ha visto e se lo vuole vedere è avvisato. Awake lo vidi anni fa, e me lo sono rivisto giusto ieri sera tanto per rinfrescarmi la memoria prima di affrontare l’argomento.

Abbiamo quel bietolone di Hayden Christensen, che tutti ricordano con tanto affetto come Anakin Skywalker (sono ironico, decisamente ironico), Jessica Alba (ma pensa te) e Lena Olin (che infonde sicurezza al tutto).

Il film basa la trama, i colpi di scena e tutto l’armamentario da thriller sull’assunto che il protagonista pur non potendo agire, è di fatto immobilizzato da un’anestesia ma è perfettamente cosciente e in grado di provare dolore fisico, sa comunque il cosa, il come, il dove, e il quando di tutto quanto. L’impossibile plausibile qui la fa da padrone. Disney parlava di impossibile plausibile a proposito del suo mondo realistico ma popolato di sorci e paperi a culo ignudo.

Lessi qualcosa a questo proposito qualche anno fa proprio riguardo questo film sull’impossibile plausibile, non riesco a trovare la fonte, se qualche anima pia ne è a conoscenza inserisco la citazione.

Ok? Bene perché la cifra stilistica è quella e va detto che da un assunto del genere a mandare tutto in vacca il passo è breve.

Il film si muove come un funambolo su di una corda a 100 metri di altezza, basta un nulla per diventare una cosa talmente trash che quelli della Troma a confronto sono Kubrick.

Fortunatamente, a parer mio, pur avendo intrapreso quella strada rischiosissima, il film regge ai colpi. Non tutti i colpi, ma quelli più duri li incassa e non svacca cadendo dalla fune.

Jessica Alba qui la troviamo per la prima volta in un ruolo da cattiva, ma cattiva sul serio, una vera iena, ma è cosa che si rivelerà solo due terzi del film. Per tutta la prima parte è una gatta morta con due occhioni così che se ti chiede di martellarti le palle su un tagliere tu lo fai e le chiedi “con quale martello tesoro?”.

La pulzella in questione ha vinto il suo ennesimo bel Razzie per l’interpretazione, ma ormai ci è abituata.

Ho come l’impressione, però, che quando non sanno a chi darlo lo diano a lei. I Razzies  sono premi un po’ come gli Oscar, lasciano il tempo che trovano.

È venuto fuori il fan? No! Dai, si vede che è venuto fuori? Ma dai è vero, non saranno mica premi seri? Ok sono prese per il culo, ma non sono prese per il culo serie.

Insomma una da Razzie è una che si merita l’appellativo di “cagna maledetta”… come diceva Ferretti in Boris. Io qui all’Alba “cagna maledetta” non lo direi mai…

Ma io so’ io…

Ok come non detto.

Dicevo, il film richiede una buona dose di sospensione dell’incredulità che faccia da sponda al plausibile impossibile di cui sopra. Se come spettatori si riesce a far ciò il film è in realtà godibile e godibili sono anche i colpi di scena.

Leggermente lento e untuoso all’inizio con il procedere della storia gli eventi incalzano fino al finale. La durata è onesta, circa 80 minuti, fosse durato di più avrebbe avuto problemi maggiori di equilibrio.

Da vedere? Direi di sì, un buon passatempo… 

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