Il nido dell'Anatra

"I censori tendono a fare quello che soltanto gli psicotici fanno: confondere l'illusione con la realtà". (David Cronenberg)

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JESSICA, MI DEVI UN PANINO COL LAMPREDOTTO


Sabato scorso ho rinunciato al mio panino col lampredotto per noleggiare un film, purtroppo è stata una di quelle giornate in cui devi scegliere tra una cosa e un’altra.

Ora, fermo restando che il lampredotto è una delle fondamenta dalla mia vita , noleggiare TI PRESENTO BILL è stato un’ vero e proprio atto di fede. Scommetto che a Indiana Jones mettere i piedi sul precipizio per attraversarlo è costato di meno.

Ne è valsa la pena? Mettiamola così, ho chiamato Andrea, il mio trippaio di fiducia, chiedendogli dove fosse col chiosco lunedì per bilanciare ciò che ho visto. E maremma impestata il lunedì non lavora.

Signora Alba, so che non leggerà mai quanto sto scrivendo, tanto più che è in italiano, ma dia retta a me, si prenda un agente coi controcoglioni e lo preghi di scegliere i suoi ruoli meglio di quanto abbia fatto fino ad ora. Anzi già che c’è vada da Cameron (James) gli dica che non gliene frega un cazzo di pandora e di quei puffi di Cernobyl e lo convinca il più presto possibile a rimettere in cantiere Dark Angel (e già che c’è lo convinca a dare un po’ di soldi a Carlos Meglia e a depositare un mazzo di fiori sulla tomba di Carlos Trillo con un bigliettino di scuse).

La prego lo faccia per me… io il sabato devo mangiare il mio lampredotto, non posso passare la vita a noleggiare porcherie compiendo atti di fede nei suoi confronti.

Grazie

AdG

PS La missione è più dura del previsto… che si sappia.

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LAMPREDOTTO RIFATTO CON LE PATATE


Per coloro i quali non sanno cosa sia il lampredotto, compreso il mio programma di word processor che mi segna come errore la parola Lampredotto e sarà l’ultima cosa che fa questo è certo (Savonarola docet, ma questa la sappiamo solo noi amanti del lampredotto), dico solo che si tratta dell’abomaso, ossia uno dei quattro stomaci del vitello.

Tutti quelli che fanno la faccia schifata li invito a tornarsene a mangiare uova nere di pesce che puzzano del medesimo e a infilarsi in qualche fast food che sicuramente li nutrirà con qualche emerito troiaio. Il mio trippaio di fiducia, Andrea, il sant’uomo che mi nutre il sabato a desinare, una volta ebbe a servire al banco una coppia di Mestre, la signora domandò elegantemente cosa mai fosse questo “lampredotto”, Andrea, con grazia tutta fiorentina, illustrò la magnificenza di tale parte del manzo. La signora con faccia schifata disse che era anche brutto a vedersi, al ché, Andrea prendendo ad esempio la granseola (che la signora disse essere di gran lunga uno degli ingredienti del suo piatto preferito) disse: “Signora, però anche la granseola tanto bellina non è.”.

Dopo questa lunga introduzione vado ad illustrare il piatto, ma mi permetto un’ultima digressione, questa ricetta è una variante di quel capolavoro di cucina povera e alta che è il panino col lampredotto, e se non lo avete mai sentito nominare o assaggiato sono cazzi vostri.

Io me ne mangio cinquanta l’anno, sì uno a settimana. Non sono cinquantadue perché Andrea va anche in ferie ogni tanto…

Dosi per me (nel senso che me lo faccio e me lo mangio anche il giorno dopo).

400 grammi di lampredotto precotto (meglio se precotto così vi risparmiate il doverlo cuocere per ore nel brodo)

300 grammi di pomodori freschi, se non sono disponibili 250 grammi di pelati (poi si fa un po’ ad occhio col pomodoro, ricordiamoci una puntina di zucchero per togliere l’eccesso di acidità)

1 cipolla (piccola media o grossa dipende dai gusti e dall’equilibrio, a me la cipolla piace parecchio ma la metto media altrimenti l’equilibrio del gusto va un po’ a puttane)

3 patate (una grossa e 2 medie) tagliate a dadoni o spicchi molto grossi. Personalmente preferisco le patate di Bolgheri.

Sale, peperoncino e brodo di carne per allungare il sugo se dovesse restringersi troppo) olio extravergine d’oliva.

Tutto qui. Ora la/lo smaliziato di turno con questi ingredienti è già in grado di elaborare il piatto in maniera molto agevole, ma per coloro i quali fanno a cazzotti ogni volta che si para loro davanti un soffritto da mettere sul fuoco ci sono io che rimetto a posto i pezzi.

Suggerisco prima di cuocere il lampredotto, di lavarlo bene sotto acqua corrente (anche se si tratta di quello precotto). Fatto questo lo si taglia a striscioline delle dimensioni di un centimetro per cinque. Le dimensioni sono puramente indicative, spero che nessuno si metta a misurare i “tagliolini” di stomaco.

Dunque: si imbiondisce la cipolla tagliata a dadini, diciamo un soffrittino molto leggero. Una volta pronta la cipolla, vi si aggiunge il lampredotto, e il peperoncino, c’è chi mette il sale adesso e chi quando versa il pomodoro.

Fatto saltare il lampredotto, a discrezione, si può sfumare con del vino rosso (poco), io lo faccio. Rosolato perbenino, vi si aggiungono le patate e si continua la cottura. Se la ciccia ritira troppo liquido (dopo che lo ha naturalmente rilasciato anche grazie alle patate), si aggiunge un mestolo di brodo di carne (se il lampredotto non è precotto si usa il suo brodo).

Ritirato ulteriormente il liquido è il momento dei pomodori e del sale. Se sono freschi li si taglia a pezzettini se sono pelati si mettono interi e vaffanculo.

Copriamo col coperchio e abbassiamo leggermente la fiamma.

Lasciamo cuocere per una quarantina di minuti.

Se si aggiunge molto brodo può essere utilizzato come una zuppa magari accompagnata con crostoni di pane arrostiti ed agliati con olio nuovo.

Lampredotto crudo

Lampredotto crudo

LAMPREDOTTI SUL VIALE DEL TRAMONTO…


Mai successo di sognare un panino col lampredotto? Beh a me sì.

Era un bel panino eh, caldo e bagnato al punto giusto. Certo verrebbe da chiedersi come abbia mantenuto le sue caratteristiche tipiche volando per quattordici ore sull’atlantico ed arrivando a Los Angeles. Ma essendo un sogno non è necessario giustificare. Piuttosto è l’aver fatto da cicerone al suddetto panino che mi ha leggermente spiazzato. Ho descritto con dovizia di particolari al panino – che nel frattempo tenevo in mano aperto per fargli vedere bene la città – il Sunset Boulevard, il Chinese Theatre e tutto quanto (che immagino sia finito qui dal momento che non ricordo altro).

Poi mi ritrovo in un condominio, piuttosto vecchio, uno di quelli in cui Philip Marlowe va a rompere i denti a qualche farabutto di turno (dico “farabutto” perché si addice con Chandler), un po’ sudicio e un po’ no. Come il cangiare dei colori del polpo (e siamo tutti poeti).

Vedo una porta aperta e mi affaccio sperando che sia quella giusta.

<< Permesso??…>>  e lei spunta, indossa una tuta, ma non ha méches, o come cazzo si scrive, di alcun colore.

<< Sei arrivato! Amoreee! Tesoro!!>>, e mi abbraccia. Certo non è mai stata tipa da “amore” o “tesoro”… di solito è “pasticcino” ma è una chiara e lampante presa per il culo. Ma era l’unica al mondo in grado di prendermi per il culo con la grazia di un etoile . Mentre ci abbracciamo vedo il Poggio che beve un caffèlatte. Cazzo il Poggio. E mi saluta pure lui. Voglio dire il Poggio… perché mai il Poggio dovrebbe essere a Los Angeles con lei? E infatti non ha senso non mi incazzo e mi sveglio. Da sveglio cominciano a girarmi le palle e lentamente odio il Poggio. “Appena lo vedo gli spacco i denti” mi dico…

È fastidioso colmare i buchi in fase REM. Ogni tanto sento il bisogno di prendere il mio broncodilatatore, ma mi accorgo di non avere l’asma. E non so perché mi si forma nella mente quel viso tutto Biondo e Blu che con gli occhi semichiusi e stiracchiandosi mi dice: “buongiorno” al mattino. Ora non è per fare quello che ci ha le tagliole in tasca, ma ci sono stati giorni pesanti eh. Che a me piace pure Star Trek, ma Spock che dice “Ti accorgerai che nella vita, molte volte, desiderare è più importante che avere… non è logico ma è così” non si addice alla mia situazione. 

Sì sì vabbè sono un po’ cazzi miei ma ogni tanto ci stanno pure una manciatina di cazzi miei su questo giallo, come dice il Missile… che pure lei ci hai cazzi suoi.

Immagino li abbia anche il Poggio i cazzi suoi.

Appena lo vedo lo picchio fitto fitto…

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