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"I censori tendono a fare quello che soltanto gli psicotici fanno: confondere l'illusione con la realtà". (David Cronenberg)

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D U N E: il sogno irrealizzato di Alejandro Jodorowsky


E c’è poco da fare, fosse risucito a realizzarlo questo benedetto film, avrebbe fatto diventare la trilogia dell’Anello poco più di un cortometraggio (oltre le 16 ore… per un singolo film… così narra la leggenda), avrebbe segnato il cinema di fantascienza e degli effetti speciali come e più di Guerre Stellari, avrebbe avuto la profondità di 2001 Odissea nello spazio, ma che dico? “2001” sarebbe sembrato Buck Rogers, e tutti si sarebbero ricordati della colonna sonora dei Pink Floyd, degli Harkonnen realizzati dal genio visionario di HR Giger, dallo sfarzo cromatico degli Atreides visti con gli occhi di Moebius e dei Corrino e della Gilda Spaziale dal punto di vista di Chris Foss. E come poter dimenticare Padisha Shaddam IV seduto su di un cesso a forma di trono (o era il contrario) interpretato da Salvador Dalì? O il Barone Vladimir Harkonnen col volto di Orson Welles?

Ecco cosa ci siamo persi, ecco cosa dei produttori con poche palle hanno alla fine rifiutato a progetto quasi ultimato. E cosa ci rimane di tutto questo? Nulla. O perlomeno, tutti, nessuno escluso, hanno finito per lavorare ad altri progetti, tanto per non far nomi: Star Wars, Alien, Dune (quello di Lynch, che riprende almeno in parte l’aspetto estetico… ma solo in piccola parte).

Alejandro Jodorowsky è un personaggio indefinibile perché è tutto quanto uno possa essere. E quando dico tutto intendo proprio tutto. E questo suo “tutto” essere “panico” finisce inevitabilmente in progetti che ogni volta pur essendo diversi per intenzioni e fini, racchiudono “tutto”.

Opera Panica, Cabaret Mystique, La Montagna Sacra, Psicomagia, L’incal. Sono rispettivamente un opera teatrale, un happening a base di tarocchi, un film culto, una forma di psicoterapia basata sulla rappresentazione, un fumetto. Ogni singola forma espressiva appena menzionata contiene tutte le altre, L’incal, il fumetto si fonda tutto sulla lettura e l’interpretazione dei tarocchi, sulla psicanalisi e su… DUNE.

E rieccomi infine ancora a DUNE, al romanzo di Herbert che per molti versi sarebbe difficilissimo portare su pellicola proprio per la struttura stessa del romanzo, del modo di raccontare la storia. Lynch è stato fedele in questo senso nel voler inserire le voci fuori campo dei personaggi principali che fungono da pensieri sensazioni e riflessioni che giungono in quel preciso istante in cui l’azione si svolge. Quindi non sono didascalici, ma hanno una vera e propria funzione narrativa ed introspettiva.

Tutto ciò rallenta inevitabilmente il ritmo, ma è così che dev’essere. L’opera di Herbert (la cui prosa può piacere o meno… non è certo raffinata, ma racconta le cose in modo originale e gliene va dato atto) incede lenta e ineluttabile.

Jodo (lo chiamo Jodo non perché lo conosca ma perché tra noi gente fumettara, è quasi un nonno e gli vogliamo tutti bene) aveva colto il profondo misticismo di tutta l’opera di Herbert. Per molti DUNE è un trattato d’ecologia, si fonda tutto sulla salvaguardia di un ecosistema totalmente alieno (solo per come intendiamo noi gli ecosistemi “vivibili”… ma i touareg avrebbero parecchio da dire a riguardo). Jodo avrebbe approfondito, stando a quanto ha riferito in seguito nelle molte interviste rilasciate in tutti questi anni, il lato psicanalitico della vicenda. Lo spiccato e palese simbolismo dei vari personaggi, la religione, e il rapporto di un’intera galassia con un unico essere in grado di sentire, vivere, e pensare con le menti di tutti quelli che hanno vissuto prima di lui, aveva aperto un mondo incredibilmente vasto di possibilità per il regista che anni prima aveva diretto un film come LA MONTAGNA SACRA… per certi versi una sorta di anticipazione di DUNE secondo alcuni.

Ma così non è stato, il film non venne mai realizzato, e rimangono solo meravigliose illustrazioni oniriche ed inquietanti di HR Giger sugli Harkonnen, molti schizzi preparatori di Moebius e poco altro per quanto concerne il lato visivo.

Molte delle idee, delle intuizioni di Jodo finirono comunque in un capolavoro degli anni 80 realizzato assime a Moebius, quel fumetto che è ormai conosciuto come “la saga de L’INCAL”. Fumetto di una profondità e di una lucidità intellettuale raramente riscontrabile in questo medium (MAUS escluso), con molteplici livelli di lettura che si incastrano e si nascondono gli uni dentro agli altri come una sorta di “racconto matrioska”, in cui il segreto che racchiude il fumetto e che alla fine non viene svelato è in realtà svelato prima che la domanda venga posta.

Questo è Alejandro Jodorowsky signori… felice di essere suo contemporaneo.

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TUTTE le immagini sono COPYRIGHT dei rispettivi autori: JEAN GIRAUD (MOEBIUS), H.R. GIGER, CHRIS FOSS

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