Il nido dell'Anatra

"I censori tendono a fare quello che soltanto gli psicotici fanno: confondere l'illusione con la realtà". (David Cronenberg)

Archivio per la categoria “Racconti (?)”

SFERA INTERNA. 38mo GIORNO DI GUERRA. PIANETA: MAGENTA PRIMO. ORE 17:48 PM


 

L’odore della terra dopo un temporale. Il profumo dell’aria, il rumore delle gocce sulla cupola di vetracciaio. Metto un po’ di musica mentre attendo l’arrivo della terza ondata. Adoro gli AC/DC, ho installato un impianto quadrifonico nella mia Betty Page. Mi accendo un sigaro, fatto non so su quale cazzo di colonia del settore, ma non è male, sembra vero tabacco… beh almeno da quello che mi ricordo del tabacco. Tiro una boccata e inizio il benchmark dei sistemi del mech. Supporto vitale, riserva d’ossigeno (non si sa mai dovessi raffreddarmi il culo nell’acqua). cazzo adoro questa musica… avrò l’animo dell’archeologo, ma non immaginate il gusto di riempire il culo di un merdoso Highlander con dieci tonnellate di materiale esplosivo lanciato ad alta velocità mentre ascolto “shoot to thrill”.
Sono a corto di missili a lungo raggio, bene, preferisco vedere il bianco degli occhi quando decido di smembrare qualche clan avversario con ascia e cannoni.
Continua a piovere, decido di tenere ancora un po’ il “finestrino” aperto per inebriarmi ancora del profumo della natura. Piccoli schizzetti di acqua rimbalzano sullo chassis e pizzicano il volto.
Un boato che non sento perché il tutto avviene troppo velocemente, ma lo ricordo qualche istante dopo, quando la vista fa brutti e caleidoscopici scherzi cromatici. Vedo la radio del cockpit lampeggiare, un messaggio in arrivo, qualche commilitone che si è preso la briga di avvertirci che sono arrivati. Grazie al cazzo amico mio, ho la testa che pare il festival ovattato delle percussioni tribali. Non sento un beato cazzo di niente ma vedo lo schema del mech proiettato alla mia sinistra tutto verde smeraldo. Brillante come una notte estiva dopo la miglior scopata della vita. Brillante come quelle cose che una volta chiamavano lucciole e che adesso chiamano nanotecnologia di sorveglianza. Niente di rotto insomma.
I suoni riprendono la loro forma naturale molto lentamente, sento delle urla dalla radio, ma non capisco cosa dicono… solo le ultime due parole mi sono chiare “…rTE DALL’ALTO!!”. Non so quale muscolo intelligente mimetizzato nel mio corpo abbia agito ma faccio fare alla mia Betty Page una piroetta col busto spostandomi lateralmente di cinque metri abbondanti.
Un suono sordo proveniente dalla mia sinistra mi fa puntare i cannoni istintivamente. Cazzo lo sapevo, un fottuto Cicada salterino che ha provato a fottermi la testa piombandomi dall’alto.
Pessima idea amico mio, vedo il bianco dei suoi occhi oltre la calotta… noto un cerotto sul mento, uno di quelli che si mettono quando ci si taglia con la lametta. È un ragazzo, non avrà più di sedici anni, anche se non lo vedo so che ha bagnato il sedile. Si ritrova un cannone di 20mm puntato direttamente in faccia.
Mi spiace figliolo.
La mia Betty non perdona nessuno a distanza ravvicinata oggi.
– A ore 6! A ore 6! Due ostili a ore 6!!!
Piroetto ancora, io e la mia Betty sembriamo due ballerini di tango, i due cannoni da 20 millimetri si bloccano con un rumore metallico sul bersaglio facendo scattare il bloccaggio automatico e mettendo in azione gli attuatori per il rinculo. Sento il suono dell’agganciamento al bersaglio. A questo punto non mi rimane che scaricare un po’ di “piombo” nel culo del Grasshopper che mi si para davanti.
Il colpo a bruciapelo fa più danni del previsto, parte dell’esoscheletro protettivo della parte anteriore schizza via come se fosse stato posseduto da un fottuto spirito maligno, il braccio sinistro del ragazzo si stacca di netto facendo schizzare il liquido lubrificante misto ad olio dappertutto. cazzo detesto quando mi si smerda il vetracciaio.
Non vedo un cazzo adesso, ho la parte destra della calotta completamente oscurata da olio, polvere e terra. Detesto farlo ma per un po’ dovrò affidarmi anche al radar.
Poi accade.
Veloce e crudo.
Con la coda dell’occhio vedo qualcosa muoversi ad un’altezza di più o meno venti metri dal suolo. Volto lo sguardo verso la cosa e mi accorgo essere una salva di missili a lungo raggio dirigersi proprio verso di me e la mia Betty. Mentre realizzo di cosa si tratta il suono inconfondibile dei missili in arrivo danza sul mio padiglione auricolare, nello stesso istante sento la mia Betty che mi avverte della minaccia in arrivo. Sempre mantenendo lo sguardo sugli LRM cerco con la mano destra il joystick per provare a schivare il colpo, raggiunto il quale il suono degli LRM ormai invade tutto il terreno circostante seguito da copioso fumo dei post bruciatori. Premo il tasto dei jet per effettuare il salto ed è proprio in quel momento che alcuni missili colpiscono una gamba della mia Betty mentre è a mezz’aria. Forse un 30, 35% della salva raggiunge il mech ma è sufficiente per far schizzare parte della gamba ortogonalmente alla direzione del salto.
Mentre Betty è ancora in volo con entrambe le mani sollevo i cappucci di protezione degli LRM. Tutti quelli che mi rimangono, tutti quanti.
Aggancio il bersaglio e faccio fuoco, mentre ancora l’ultima salva sta per essere sparata fuori, e Betty è in fase di discesa carico i laser, appena atterro, se rimango ancora in piedi vedo quanto calore riesce a sopportare il mio amore.
– Rubber Duck hai un Cicada dietro al culo!
– Toglimelo di lì non posso evitarlo!!
Come tocco terra la mia Betty mette in mostra tutte le sue doti di funambola per rimanere in piedi e mentre acquisto equilibrio sento un’esplosione provenire dalle mie spalle. Alcuni frammenti del Cicada colpiscono l’esocheletro, basta poco per farmi rovinare a terra… ma non succede.
Aziono la visione termica per raccapezzarmi in mezzo a tutto questo fumo ed è in quel momento che noto un’enorme figura antropoide tutta rossa e gialla venire verso di me a gran velocità. Sull’MFD l’awacs invia molti bersagli, ma quello che mi preoccupa è che quello che si sta dirigendo verso di me e che mi ha sparato è un fotutto Atlas coi controcazzi. Quei dannati bestioni hanno una manovrabilità pari a zero ma sono inarrestabili. Ho i laser carichi e sparo tutto quello che ho a disposizione. La mia Betty ha un sussulto, la barra del calore sale a vista d’occhio e prego qualsiasi cosa ci sia nell’universo che l’indicatore non raggiunga il limite di break down.
Ecco perché sono ateo, perché non esiste un benamato cazzo nell’universo che sia anche lontanamente simile ad una divinità. Nulla.
I sistemi collassano, si spengono i radar, i quattro MFD, gli indicatori del calore, le luci di posizione e ogni altro cazzo luminoso ed elettrico abbia impiantato su Betty.
Ma la cosa che mi fa andare in bestia è che mi salta anche l’impianto quadrifonico e l’unico suono che sento in questo momento è il BIP BIP della spia che mi informa che non ho sufficiente energia per ripristinare i sistemi. Questo è sarcasmo, questo è vero sarcasmo tecnologico.
Ti debbo lasciare Betty, amore mio, ho appena il tempo per prendere la bambolina della moretta che maliziosamente mi strizza l’occhio inarcando i fianchi che sento un’altra salva, stavolta SRM, partire dall’ATLAS.
Un’esplosione alle mie spalle, e Betty che esplode.
Non ti dimenticherò tesoro, guardo la bambolina di Betty Page e sorrido…

forse non sono proprio ateo… credo nel Karma.

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Bianco sogno


Il mondo è cambiato.
Cambiato in peggio.
In un vecchio film con Charlton Heston il mondo era cambiato e le persone ormai erano diventate delle specie di zombi cannibali vampiri succhiasangue… ma organizzati ed intelligenti.
Adesso è uguale ma la gente… molta meno gente, fa finta di vivere normalmente. Ma tutto intorno è il deserto, strade vuote e sporhe, fogli svolazzanti e tutti i clichè che si ricordano nei film catastrofici.
Sono andato a Lucca, alla mostra del fumetto e dei giochi, c’erano soltanto due enormi tendoni, una decina di persone all’interno, tra standisti e avventori. Un sacco di tavoli vuoti e sporchi; tutto dimesso; tutto vuoto; solo desolazione, ma si cerca di far finta di niente, si vuole la normalità. La normalità ormai è questa e il lusso della tranquillià ce lo siamo giocato da un pezzo.
Le persone pallide ci mangiano, ci bevono il sangue e ci tendono agguati.
Non so perchè ma ne ho una accanto di queste persone. Credo di esserne innamorato, lei è bianchissima, profumata e morbida come un cuscino di piume d’oca. Mi abbraccia, sento la sua pelle calda sulla mia, ho paura di abbracciarla. E se mi mangia? Flirto col lupo cattivo… no è lei che lo fa con me… ma io non resisterò ancora a lungo. La guardo, è bella, dolce in cerca di coccole come un gatto. La conosco da sempre.
Sarà l’ultima cosa che faccio… davvero l’ultima.
 
 
AdG

Bianca


 

BIANCA

 …forse il ricordo più bello che ho.

Forse l’unico rimpianto.

Forse…

Strana creatura Bianca, un incrocio tra Bombolo, Alvaro Vitali e Victoria Silvstedt. Sul serio… una bagnina di Baywatch con la finezza di Bombolo. Ci marciava su questo, ci godeva ad essere volgare, gli unici rutti uditi in vita mia capaci di attraversare indenni due stanze. Ripensandoci adesso pare finta, sembra un personaggio uscito direttamente da 8 e 1/2. Bianca era così… e neppure si chiamava Bianca. Voleva essere chiamata Bianca anche dai professori alle superiori, e così la chiamavano. Ricordo i capelli neri… talmente neri da avere i riflessi azzurri, ricordo gli occhi chiarissimi… azzuri come il riflesso dei capelli e ricordo i suoi reggicalze che si divertiva a portare sotto i pantaloni… facendo di tutto per farlo notare. Non si metteva in strane posizioni per farli risaltare e nemmeno faceva velate allusioni. Ti prendeva la mano, Bianca, e se la portava alla coscia, ti fulminava con quei due occhi azzurri e ti diceva: "senti un po’?… ho il reggicalze!".

Bianca bestemmiava, Bianca stava a tavola come Trinità… rutti compresi… Bianca sapeva osservare, e sapeva guardarti. Dentro quel corpo da pin up maggiorata e nascosto in quel modo di fare sfacciatamente volgare si nascondeva una sensibilità infinita, un vero abisso di dolcezza e un’intelligenza acuta e dinamica. Forse mi ero innamorato di Bianca, ma pareva troppo anche per me. Ad una festa di compleanno di un amico di classe ci fu quel maledetto gioco, ma sì, quello di passarsi le arance tenedole tra il collo e il mento e passandolo alla ragazza al tuo fianco. A molti l’arancia cadde per terra, quando la passai a Bianca le ruzzolò fino al seno e vi rimase. Non poteva cadere nemmeno spingendola… andava rimossa manualmente. Ricordo la sua espressione, ricordo quegli occhi azzurrissimi e ricordo come gonfiò il petto per farmela riprendere. Difficile dimenticarsi di centodieci centimetri di circonferenza toracica. Per fortuna non ci riuscii al primo tentativo… lo volevo proprio perdere quel maledetto gioco. E lo perdemmo… Ma continuava ad essere troppo per me, Bianca… era un sogno, una vera icona sessuale, richiamava a se ogni più bieco istinto animalesco.  Oh capitava che ogni tanto durante l’intervallo guardasse nella mia direzione, ma ero sempre convinto che ci fosse qualcuno dietro a me.

Fino a quel giorno, il giorno della festa della Maturità. Una serata a casa di un’amica, con una specie di discoteca al posto della cantina/taverna. Ricordo di averla guardata tutta la sera… la sentii anche… di un paio di rutti e di bestemmie fece partecipi tutti.

Alle sei, la mattina, ci congedammo… qualcuno partiva qualcuno smaltiva…

Io smaltivo.

Ricordo il dormiveglia, ricordo voci e saluti e ricordo la voce di Bianca, ricordo che salutava tutti, con grazia, con eleganza… volevo convincermi che fosse strano, ma in fondo lo sapevo che c’era più eleganza in lei che in ogni altra persona dentro quella scuola.

Ero sempre disteso sul divanetto, mezzo rimbecillito dall’alcool… mi si avvicinò… e per un periodo che non saprei adesso quantificare non fece nulla. Credo mi stesse guardando, con i suoi occhi azzurrissimi e i suoi capelli nerissimi. La sentii avvicinare il volto al mio, lo ricordo bene perchè lo fece lentamente ebbi il tempo di sentire il suo respiro.

Mi baciò… mi bacio all’angolo della bocca, proprio sull’angolo sinistro. Dovessi descrivere la delicatezza di quel gesto direi che equivaleva alla potenza dei suoi rutti. Fu un bacio breve e lungo… fu morbido e profumato…

Prima di allontanare di nuovo il volto sussurrò il mio nome, lo disse piano… solo il nome e niente altro… mi accarezzò la guancia, il labbro inferiore e se andò via.

Bianca è uno di quei ricordi che ci si portano dietro per tutta la vita, è un piccolo rimpianto, è un momento di dolcezza che è rimasto indelebile nel tempo. Bianca credo sia stata la creatura più dolce che abbia mai incontrato… non so come mai… ma avreste dovuto sentirlo quel bacio…

Bianca fu un sussurro, e in un angolo di me è rimasta e rimarrà per sempre.

Forse l’amavo… forse mi amava…

Forse…

 

SUPEREROE


SUPEREROE, CAZZO

 

Vedo attraverso i muri, cazzo se vedo. Il tavolo della signora Tarantelli, un tavolo in noce, ha un angolo leggermente scorticato. Le quattro sedie le vedo distintamente due delle quali hanno ormai il rivestimento di paglia da risistemare. La signora Tarantelli però è una donna previdente, ha messo dei cuscini sopra la seduta. Vedo anche sotto i cuscini sì… sono un Supereroe, cazzo.

Di qua c’è il letto della signora Tarantelli invece. Un vecchio lettone a due piazze, ad occhio e croce saranno anche due piazze e mezzo, di quelli alti, di quelli che se fai un incubo e cadi dal letto fai in tempo a svegliarti prima di toccare il suolo. Ma alla signora Tarantelli piacciono così, che ci posso fare io? Un semplice Supereroe, cazzo. Noi Supereroi, cazzo, abbiamo i super poteri, ognuno di noi ha un super potere diverso, siamo quasi come quei cazzo di Pokemon, cazzo. Ma noi siamo coscienziosi, come disse il vecchio una volta: da un super potere nasce una grande responsabilità. Sono responsabile io, cazzo se sono responsabile. Sono l’unico Supereroe, cazzo, che paga le tasse prima della scadenza. Ma tornando alla signora Tarantelli…

Non lo so se le piace la sua roba. Però la vedo tutta, vedo anche i granelli di polvere. Vedo le impronte della signora Tarantelli su ogni santissimocristo di ammennicolo e gingillo sparso per la casa. Ma chi cazzo sarà poi questa signora Tarantelli? Sono un supereroe, cazzo, do la caccia ai criminali.

La vedo triste ogni tanto, la vedo sul davanzale, la signora Tarantelli ogni tanto piange mentre annaffia le ortensie, si ferma qualche secondo, si toglie un guanto di gomma e si soffia il naso. Dopo poco ricomincia a piangere e a smoccolare sul fazzoletto. Mi dispiace, povera signora Tarantelli. Lo so, perché lo vedo, vedo la marca dei fazzolettini di carta che usa quando annaffia i fiori e piange. Vedo quanta acqua versa nel vaso dei gerani, so che terriccio mette e quanto ne mette. Sapete la signora Tranelli non misura il terriccio a volume ma a tempo. È curioso, controlla l’orologio (un Longines di trent’anni fa) e dopo 24 secondi smette di versarlo. Il vaso è incrinato, no non quello dei gerani, quello del basilico. Dovrà cambiarlo prima o poi. Dovrei avvertirla, sono un Supereroe, cazzo… uno di quelli responsabili.

Vorrei sapere se la signora Tarantelli è felice.

Signora Tarantelli mi dica se è felice la prego, conoscere le sue cose non mi fa sapere chi è lei. Vorrei tanto che lei fosse felice… io la guardo da qua, sono lontanissimo ma la vedo, vedo le sue cose vedo tutto di lei, mi dica solo se è felice. Sono un Supereroe, cazzo, servo a questo.

 

Solo e perfetto.

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